PROGETTO ECOSOSTENIBILE

Firriato inaugura una cantina scavata nella lava sull’Etna

In contrada Verzella la nuova cantina, progettata e realizzata per un potenziale produttivo massimo di 800mila bottiglie, che è costituita da tre piani che si sviluppano all'interno di una colata lavica

di Maria Teresa Manuelli


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3' di lettura

Una nuova cantina ecosostenibile, il progetto di espandersi ulteriormente in Sicilia e il lancio di un nuovo vino ottenuto da viti centenarie prefillossera, salvate e recuperate. Firriato punta molto sull'Etna. Nella Tenuta di Cavanera Etnea, la famiglia Di Gaetano, proprietaria del brand, prosegue la sua esplorazione del terroir vulcanico, alla ricerca delle migliori condizioni pedoclimatiche capaci di garantire la produzione di uve qualitativamente e organoletticamente perfette. Un'esperienza enologica che si concentra sul versante nord dell'Etna: qui al momento conta 84 ettari di proprietà, di cui 50 vitati, ma il piano 2021 è di arrivare a 77 ettari vitati divisi in nove differenti contrade su tutta l'areale del versante nord del vulcano. “L'Etna costituisce un tesoro enologico non solo per la Sicilia, ma per tutto il mondo del vino italiano – dichiara Federico Lombardo di Monte Iato, Chief Operating Officer di Firriato – e la nostra esperienza quasi ventennale ci permette di conoscere a fondo il territorio etneo, la sua forza e le sue virtù”.

Tre piani ecosostenibili nella colata lavica
A questi numeri, si aggiunge un'altra novità: si tratta della nuova cantina realizzata in contrada Verzella, un progetto fondato sui principi dell'ecosostenibilità. Progettata e realizzata per un potenziale produttivo massimo di 800mila bottiglie (nel 2018 la produzione di Firriato è stata di circa 350mila bottiglie solo in questa zona), è costituita da tre piani che si sviluppano, in parte e in verticale, all'interno di una colata lavica, penetrando nel suolo per diversi metri, in modo che si sfrutti, anche in funzione di risparmio energetico, l'isolamento termico naturale dato roccia lavica. Concepita e organizzata per sfruttare appieno la forza gravitazionale per caduta, dallo scarico delle uve sino alla vinificazione, la nuova Cantina è dotata di tutte quelle tecnologie che consentono di affermare un'enologia di precisione più attenta all'integrità del frutto e alla qualità delle uve. Tutte le lavorazioni sono costantemente monitorate, in modo di garantire la piena tracciabilità e di seguirne l'evoluzione sino a processo concluso. Nel ventre della cantina poi, in un'area ricavata all'interno di un costone di lava, sono posti gli spazi di affinamento in grado di assicurare naturalmente livelli costanti di umidità e temperatura, generando le condizioni ideali per il riposo in legno dei rossi e per la bottiglieria del metodo classico Gaudensius. Il piano più alto, invece, presenta spazi di accoglienza e degustazione, con enoteca e wine shop che accolgono il wine lover in arrivo sull'Etna. Si completa con nuovi servizi l'offerta enoturistica del Wine Resort Cavanera Etnea, dove sarà possibile visitare i vigneti e la cantina, scoprirne i processi di lavorazione e di affinamento, ascoltare il racconto dalla voce diretta di chi lavora nei vigneti e in cantina.

Le vigne centenarie

A ottobre il primo vino da viti centenarie
Sul vulcano più attivo d'Europa, la maison siciliana pratica una viticoltura di montagna in nove diversi contesti produttivi, posti in diverse contrade, con differenti esposizioni e altimetrie, in grado di comporre un quadro organolettico delle uve diversificato. La produzione conta sette etichette, tra spumanti metodo classico, vini bianchi, rossi di invecchiamento e rosati. Tra queste bottiglie il vertice della Piramide della qualità sull'Etna spetta ad un vino prefillossera Riserva, Signum Aetenae, il nuovo cru della famiglia Di Gaetano, destinato a diventare un Super Etna, non solo per l'esiguo numero di bottiglie prodotte (3.500). All'interno della tenuta di Cavanera è stata, infatti, identificata una particella di circa 2,5 ha di estensione con piante particolarmente vetuste a piede franco, di cui, la maggior parte, sono del vitigno autoctono Nerello Mascalese ed altre sporadiche varietà reliquia tra le quali anche rarissimi ibridi produttori diretti. Il debutto in commercio è previsto per l'autunno 2019.

La cantina

Una grande realtà biologica siciliana che esporta il 50% della produzione
L'azienda siciliana è la più grande realtà vinicola biologica dell'isola, con 470 ettari di vigneti e circa 45 di uliveti tutti in regime di coltura biologica certificata. “Come ben noto – spiega Lombardo di Monte Iato – la Sicilia più che una regione può essere considerata un continente e Firriato copre tre areali molto diversi tra di loro: si fa viticoltura di mare a Favignana nell'unico vigneto che esiste sull'isola, poi facciamo viticoltura di collina nelle quattro tenute che abbiamo nella zona dell'agro di Trapani, con condizioni climatiche molto diverse, e poi facciamo viticoltura di montagna qui sul vulcano Etna”. Firriato produce circa 4,5 milioni di bottiglie all'anno divise in quasi quaranta etichette, che spaziano dagli spumanti ai vini dolci, passando per i bianchi, i rossi e i rosati, in tutta l'ampiezza dei vitigni autoctoni siciliani e qualche vitigno internazionale. Fattura circa 20 milioni di euro ed esporta il 50% della produzione all'estero, in circa 70 Paesi.

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