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Fisco, in arrivo la stretta ai ricorsi pretestuosi: coinvolto il 40% delle liti

Il Mef studia la non impugnabilità dell’estratto di ruolo, il documento che sintetizza i contenuti delle cartelle. Resterebbero ammessi solo tre casi

di Ivan Cimmarusti e Marcello Maria De Vito

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3' di lettura

Il contribuente, destinatario di una cartella di pagamento che ritiene non essere mai stata effettivamente notificata, non potrà più impugnare l’estratto di ruolo, cioè il documento dell’agenzia delle Entrate-Riscossione attraverso cui viene a sapere di quella richiesta di denaro. L’istituto potrebbe restare in piedi solo per casi circoscritti.

Allo studio del Mef, nelle valutazioni sulla riforma della fase di merito (primi due gradi di giudizio) della giustizia tributaria, c’è la «inoppugnabilità degli estratti di ruolo». L’obiettivo è di tagliare fuori il grosso di questo tipo di controversie che intasano Commissioni tributarie, Giudice di pace e, in generale, la magistratura ordinaria.

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A rischio le strategie difensive

L’aspetto non è di poco conto, perché di fatto - qualora fosse attuata - imporrebbe ad avvocati e commercialisti di rivedere parte delle strategie difensive. Questo perché pur essendo ferma la facoltà di ricorrere contro la mancata notifica delle cartelle, unitamente al primo atto successivo, ai professionisti sarebbe tolto uno strumento preventivo, come appunto l’impugnazione degli estratti di ruolo, che consente - con la concessione della sospensiva - di bloccare in una fase preliminare ogni azione esecutiva. In poche parole, qualora fosse attuata questa modifica, avvocati e commercialisti non potrebbero più ricorrere da subito al giudice per evitare il rischio di fastidiosi pignoramenti.

Ricorsi «pretestuosi»

Se da una parte una riforma del genere potrebbe creare un danno per i contribuenti, dall’altra la Riscossione segnala una problematica. L’istituto sarebbe utilizzato anche in modo «pretestuoso», al solo scopo di sfruttare i diffusi problemi legati alle notifiche delle cartelle. Nel solo 2020, infatti, sui complessivi 135mila ricorsi contro la Riscossione, ben 55mila risultano innescati dagli estratti di ruolo. Un 40,6% che, secondo le rielaborazioni, potrebbe essere in parte sfoltito.

L’impugnazione possibile

Il Mef sta esaminando una proposta messa a punto dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, riportata nella relazione conclusiva della Commissione interministeriale di riforma presieduta dal professor Giacinto della Cananea. Si tratta di un articolato che limita l’impugnabilità degli estratti di ruolo. Fonti ministeriali rivelano che si tratta di un tema «particolarmente sentito», in quanto potrebbe avere un effetto deflattivo sul contenzioso, sgravando la Riscossione di procedimenti sostanzialmente inutili.

Stando all’articolato di Ruffini, l’impugnazione dell’estratto di ruolo resterebbe salva in tre casi:

1. quando un operatore economico rischi di perdere un appalto se risultino violazioni degli obblighi di pagamento delle imposte (articolo 80, comma 4, Codice dei contratti pubblici);

2. quando il debito blocchi un pagamento da parte della Pubblica amministrazione (articolo 1, lettera a) Dm 40/2008 negli effetti dell’articolo 48-bis Dpr 602/1973);

3. quando ci sia la perdita di un beneficio nei rapporti pendenti con una Pubblica amministrazione.

Fattibilità

Le cose, però, non sono così semplici. Rendendo in parte inoppugnabili gli estratti di ruolo si rischierebbe di entrare in conflitto con l’orientamento della Cassazione. La Corte ha chiarito che l’elencazione degli atti impugnabili contenuta nell’articolo 19 del Dlgs 546/92 (Codice del processo tributario) non è tassativa e va interpretata in senso estensivo. Ciò in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento della Pubblica amministrazione (articoli 24, 53 e 97). Secondo la Corte, il contribuente non può essere privato della facoltà di impugnare ogni atto che, con l’esplicitazione delle ragioni concrete, reca una ben individuata pretesa tributaria. È il caso del ruolo o della cartella di pagamento, della cui esistenza il contribuente può venire a conoscenza richiedendo l’estratto di ruolo.

Secondo la Corte è esclusa l’impugnabilità dell’estratto di ruolo in quanto tale, tuttavia, se il contribuente viene a conoscenza di un ruolo o di una cartella di pagamento a lui non notificati, egli non può mai essere privato del diritto, costituzionalmente tutelato, di impugnarli per mezzo dell’estratto di ruolo.

Le impugnazioni contro la riscossione

135mila
Ricorsi complessivi

Sono 135mila i ricorsi complessivi presentati nel 2020 dai professionisti contro gli atti dell’agenzia delle Entrate-Riscossione. Si tratta di impugnazioni che hanno investito le Commissioni tributarie, il Giudice di pace e, più in generale, la magistratura ordinaria.

55mila
Estratti di ruolo

Le impugnazioni relative agli estratti di ruolo sono 55mila sui complessivi 135mila. Si tratta del 40,6%. Il dato fa riferimento al 2020, anche se negli anni precedenti l’andamento è stato pressapoco simile. Secondo la Riscossione si tratta, in parte, di ricorsi «pretestuosi».

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