LE NUOVE SCADENZE

Fisco, più tempo già da quest’anno per fare la dichiarazione dei redditi

di M. Mobili e G. Parente


Il manifesto dei commercialisti: maggior equilibrio Fisco-contribuente e semplificazioni

3' di lettura

Decreto crescita pronto a riscrivere il calendario fiscale del 2019, proprio mentre i sindacati dei commercialisti chiedono la proroga dei versamenti in scadenza il 1° luglio perché i ritardi sulle pagelle fiscali violano lo Statuto del contribuente. Ma andiamo con ordine. Semplificazioni fiscali anche da subito con la proposta di legge approvata il 14 maggio dalla Camera e “spacchettata” in emendamenti al decreto crescita.

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Tra quelli destinati a entrare in vigore non appena il provvedimento sarà convertito in legge (fine giugno) spicca lo spostamento dal 30 settembre al 30 novembre del termine di invio telematico della dichiarazione dei redditi e di quella Irap. Di fatto, persone fisiche e società beneficerebbero già dal 2019 della possibilità di avere più tempo per la trasmissione online della dichiarazione all’amministrazione finanziaria. Stesso discorso anche per la scadenza della dichiarazione Imu-Tasi che, sia nel testo della proposta di legge sulle semplificazioni ora approdata al Senato per la seconda lettura, sia in quello dell’emendamento al decreto crescita, è destinata a passare dal 30 giugno al 31 dicembre. Anche in questo caso con effetto immediato, quindi senza dover aspettare il 2020.

Le modifiche a effetto immediato

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A spingere per l’approvazione immediata delle norme sulle semplificazioni fiscali nel decreto crescita è tutta la maggioranza. Gli emendamenti infatti sono stati duplicati e presentati come primo firmatario tanto dal presidente della commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco (M5S),quanto dal vicepresidente della stessa Commissione, Alberto Gusmeroli (Lega). In questo modo, i quasi 60 correttivi complessivi sono entrati nel pacchetto di 500 emendamenti segnalati su cui le commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio avvieranno l’esame il 29 maggio, ossia subito dopo le elezioni europee.

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La proroga al 30 novembre (in realtà quest’anno al 2 dicembre in quanto la nuova scadenza cadrebbe di sabato) potrebbe trasformarsi in un salvagente anche per l’amministrazione finanziaria alle prese in questi giorni con la definizione degli strumenti necessari per il debutto dei nuovi indicatori sintetici di affidabilità (gli Isa), ossia le pagelle fiscali che prendono il posto degli studi di settembre. I due mesi in più ipotizzati dall’emendamento al decreto crescita (e destinati poi ad andare a regime) avrebbero effetto anche sulle dichiarazioni dei dati contabili ed extracontabili per le nuove pagelle fiscali. In attesa poi del meccanismo di precompilazione - previsto anch’esso dalla proposta di legge sulle semplificazioni e da un altro emendamento al Dl crescita - con debutto a partire dal 2020.

Resta, però, il problema immediato dei versamenti d’imposta in scadenza il prossimo 1° luglio. Dopo la pubblicazione del provvedimento sul regime premiale, manca ancora il software per gli Isa e quindi per arrivare a calcolare le imposte dovute. Per questo Aidc (Associazione italiana dottori commercialisti) e Ungdcec (Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili) hanno sottolineato che «i ritardi e le incertezze nella definizione delle regole e norme relative agli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa) rappresentano un’ulteriore violazione dei diritti dei contribuenti». Per questo, visto che mancano «circa 51 giorni dalla scadenza per il pagamento delle imposte» contro i 60 previsti dallo Statuto per il debutto di un nuovo adempimento, i due sindacati chiedono una proroga e «di non arrivare sul filo di lana con provvedimenti di differimento dei termini».

Sempre legato alle scadenze del calendario fiscale va letto l’emendamento al decreto crescita sul ravvedimento applicabile anche al versamento parziale delle imposte. Un’interpretazione autentica che avrebbe effetto retroattivo, questa volta a favore del contribuente. Da subito, poi, si applicherebbe anche la norma che vieta all’amministrazione finanziaria di richiedere i dati di cui è già in possesso in caso di controlli documentali.

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