ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa pressione fiscale sui cittadini

Fisco: Cgia, da martedì 7 scatta il «tax freedom day»

Rispetto al 2021, quest’anno l’appuntamento atteso arriva un giorno prima, dopo poco più di cinque mesi dall’inizio dell’anno, ossia 157 giorni lavorativi, inclusi i sabati e le domeniche

(ANSA)

2' di lettura

Stop al lavorare per versare tasse e contributi previdenziali allo Stato. Da martedì 7 giugno scatta il cosiddetto “Tax Freedom Day” il “Giorno di liberazione fiscale”, dopo il quale ogni ricavo finirà esclusivamente nelle tasche degli italiani. È lo scenario delineato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre (Venezia), che ha suddiviso la stima del Pil annuo nazionale per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero.

Il Tax Freedom Day 2022

Successivamente, si sono considerate le previsioni di gettito dei contributi previdenziali, delle imposte e delle tasse che i percettori di reddito verseranno quest’anno, rapportati al Pil giornaliero. Il risultato di questa operazione ha consentito di calcolare il “Tax Freedom Day” dell’anno in corso.

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Un puro esercizio teorico, che tuttavia serve a dimostrare il “peso fiscale” che grava sui cittadini. Rispetto al 2021, quest’anno l’appuntamento atteso arriva un giorno prima, dopo poco più di cinque mesi dall’inizio dell’anno, ossia 157 giorni lavorativi, inclusi i sabati e le domeniche.

Italia sesta tra i Paesi Ue per pressione fiscale

Tra i 27 Paesi dell’Ue, nel 2021 con il 43,5% l’Italia si era collocata al sesto posto per pressione fiscale, record storico per il nostro Paese, dietro Danimarca (48,1%), Francia (47,2%), Belgio (44,9%), Austria (43,8%) e Svezia (43,7%). L’anno scorso la media Ue si era “fermata” al 41,5%.

Il confronto con i precedenti

Osservando la serie storica, il “giorno di liberazione fiscale” più “precoce” è stato nel 2005, quando la pressione fiscale si attestò al 39% e ai contribuenti italiani bastò raggiungere il 23 maggio (142 giorni lavorativi) per lasciarsi alle spalle le scadenze fiscali. Quello più in “ritardo” è stato appunto nel 2021, ed è scoccato l’8 giugno.«È corretto segnalare - ha chiarito la Cgia - che questo picco record di pressione fiscale non è ascrivibile ad un aumento del prelievo, ma alla decisa crescita registrata dal Pil nazionale (oltre il 6,5%) che dopo la caduta verticale registrata nel 2020 (-9%), ha contribuito ad aumentare notevolmente le entrate».

Nel 2022 diminuisce pressione fiscale

Nel 2022, invece, con una crescita stimata al 2,5%, il peso fiscale è destinato a diminuire di 0,4 punti percentuali, anche grazie alla riduzione delle imposte e dei contributi decisa dal Governo Draghi, tra cui la riforma dell’Irpef (-6,8 miliardi di gettito), l’esonero contributivo di 0,8 punti percentuali ai lavoratori dipendenti con una retribuzione mensile sotto 2.692 euro (-1,1 miliardi), l’esonero dall’Irap per le persone fisiche (-1 miliardo); tenendo conto del leggero miglioramento in corso delle principali variabili economiche, che si riflette sull’andamento del gettito, secondo il Mef lo Stato dovrebbe incassare quasi 40 miliardi di imposte e contributi in più rispetto al 2021, una parte ascrivibile anche al forte aumento dell’inflazione tra il 6 e il 7%.

L’ingorgo fiscale di giugno

Al di là della data simbolica, il mese di giugno è caratterizzato da un vero e proprio “ingorgo fiscale”, con 141 scadenze fiscali previste, 122 delle quali (pari all’86,5% del totale) prevedono pagamenti. Si parte il 16 con l’Imu.

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