L’INIZIATIVA

Fisco, la Commissione europea lancia un’offensiva contro la concorrenza sleale tra Stati Ue

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Paolo Gentiloni (Epa)


3' di lettura

La Commissione europea apre per la prima volta e con una forte enfasi il capitolo della concorrenza fiscale sleale all'interno della Ue. Nella comunicazione presentata oggi, 15 luglio, non vengono indicati Paesi in particolare, ma si sa che sotto tiro ci sono diversi Stati, i cui casi sono stati trattati anche dall'Antitrust, come è il caso dell'Olanda, del Lussemburgo, dell'Irlanda, seppure con alterne fortune in sede di giudizio Ue (come si è visto oggi con il caso Apple).

La Commissione propone che venga ampliato il mandato del gruppo europeo sul codice di condotta sulla tassazione delle imprese per tener conto delle nuove pratiche che portano alla concorrenza fiscale sleale e alla pianificazione fiscale aggressiva. Il commissario Paolo Gentiloni ha indicato che il mandato “può includere particolari regole di residenza fiscale che possono comportare una doppia non imposizione o esenzioni fiscali generali, che possono favorire pratiche fiscali dannose senza garanzie adeguate”. Si tratta di una materia delicatissima sulla quale c'è la forte resistenza di molti Stati a definire un approccio Ue. Da anni si discute senza successo di base fiscale comune per l'imposta sulle società.

Gentiloni ha indicato che la Commissione ritiene che “anche schemi o misure speciali di cittadinanza per attrarre espatriati o persone facoltose possono generare preoccupazione” ai fini della valutazione degli effetti dei regimi fiscali nel mercato unico. “E' importante che una tassazione minima efficace debba essere introdotta come parametro per garantire che non vi sia concorrenza fiscale sleale tra le giurisdizioni, all'interno e all'esterno della Ue”. È la logica della base comune fiscale per le imprese sulla quale si discute da anni senza successo. In autunno, la Commissione presenterà i suoi piani per la tassazione delle imprese per il 21mo secolo e integrerà i lavori in corso a livello globale per affrontare le sfide dell'economia digitale e garantire a tutte le aziende la giusta tassazione.
Gentiloni ha presentato un po' di conti: le perdite annuali di entrate per la Ue dovute all'evasione fiscale internazionale da parte di privati è stata stimata in 46 miliardi di euro; quelle dovute all'elusione dell'imposta sulle società è stata di oltre 35 miliardi; quelle dovute alle frodi Iva transfrontaliere di 50 miliardi. “Questo è uno scandalo che non può continuare senza controllo. Soprattutto in questo momento di crisi e al fine di costruire una ripresa duratura, tutti devono pagare la loro giusta quota di imposte”. Si tratta di principi “che devono essere applicati a tutti, si tratti di aziende che operano online o offline. La trasparenza fiscale deve coprire il mondo digitale e le autorità fiscali devono disporre degli strumenti giusti per garantire che coloro che traggono profitto dalle piattaforme digitali paghino le tasse come tutti gli altri”.
Tra le iniziative in agenda proposte per semplificare le norme Iva in molti settori diversi, tra cui servizi finanziari, trasporto passeggeri, agenzie di viaggio e tour operator; per adeguarle alla digitalizzazione, aumentando l'uso delle tecnologie informatiche per facilitare la conformità e migliorare la lotta contro la frode; proposte per prevenire e risolvere controversie in materia di Iva, migliorare la certezza del diritto, la neutralità e l'equità ed evitare casi di doppia imposizione.

“Non si tratta di paradisi fiscali, ma del rischio che in alcuni Paesi della Ue ci siano politiche di pianificazione fiscale aggressiva per attrarre imprese, un rischio che danneggia la parità di condizioni nel mercato unico”. Lo ha detto il commissario Paolo Gentiloni richiesto di indicate se l'Olanda va considerato o meno un paradiso fiscale. Gentiloni ha aggiunto che, “per quanto riguarda l'Olanda i nostri giudizi sono quelli contenuti nelle raccomandazioni in cui si mette l'accento sui rischi di politiche fiscali aggressive in alcuni Paesi, una situazione che riguarda 5-6 Stati” dell'Unione. Oltre all'Olanda hanno ricevuto indicazioni per intervenire in tali situazioni Cipro, Malta, Lussemburgo, Irlanda, Ungheria.

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