ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGLI INTERVENTI PER L’EMERGENZA

Fisco, compensazioni e bonus verso il «Dl Aprile»

Nel 2019 i contribuenti hanno pagato l’Erario con «moneta fiscale» per 41,6 miliardi

di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente

Tempi piu' lunghi per numeri deficit, ipotesi bonus figli

Nel 2019 i contribuenti hanno pagato l’Erario con «moneta fiscale» per 41,6 miliardi


4' di lettura

Lo scostamento di bilancio, inizialmente atteso in Consiglio dei ministri per lunedì 20 aprile ma per il quale nel week-end appena trascorso si è profilato una calendarizzazione a metà settimana (probabilmente già mercoledì 22 aprile), sarà chiamato a individuare le risorse disponibili per il più volte annunciato “decreto Aprile”, destinato poi ad arrivare nei giorni successivi.

I fondi saranno ben superiori ai 25 miliardi del decreto “cura Italia” di marzo (Dl 18/2020). Si potrebbe arrivare secondo le stime anticipate nell’articolo di Marco Rogari e Gianni Trovati sul Sole 24 Ore a 70 miliardi di euro con 25 dei quali destinati per Cig e sostegno al reddito (nel menù di interventi ci sono allo studio anche i nuovi 600 euro, probabilmente aumentati a 800). Una volta fissato il nuovo deficit massimo, però, si tratterà di scegliere in concreto come e dove allocare il denaro pubblico. Mentre cresce di giorno in giorno il disagio del mondo produttivo per gli effetti economici della serrata, con sfumature che vanno dall’insofferenza all’angoscia.

L’emergenza liquidità
Il problema principale è la carenza di liquidità, ed è stato messo a fuoco ormai da settimane da sigle e associazioni di categoria.

L’impressione di autonomi e imprese è che i prestiti garantiti - previsti dal decreto Liquidità (Dl 23/2020) - non possano essere la soluzione. Perché si tratta comunque di nuovo indebitamento cui bisognerà far fronte, sia pure dopo un periodo iniziale di preammortamento. Perché la garanzia implicherà comunque un costo. E, infine, perché i tempi di erogazione non sono immediati. Come ha sintetizzato Carlo Bonomi, designato giovedì scorso presidente di Confindustria, far indebitare le aziende non sembra «la strada giusta».

Tra le ipotesi circolate la scorsa settimana c’è l’allargamento della possibilità di pagare le imposte in compensazione, cioè con “moneta fiscale”, senza dover mettere mano al portafogli. Una delle proposte prevede l’aumento da 700mila a un milione di euro della soglia per le compensazioni orizzontali dei crediti d’imposta. Ma c’è chi si è spinto a chiedere un innalzamento fino a 5 milioni. Inoltre, da più parti è stata richiesta l’eliminazione del “tempo minimo d’attesa” per l’uso dei crediti, introdotto lo scorso 1° gennaio dal decreto collegato all’ultima manovra.

Nel 2019 i contribuenti italiani hanno usato nei modelli F24 crediti in compensazione per un valore di 41,6 miliardi di euro (+0,4% su base annua). Una cifra notevole, ma che - rapportata alle entrate tributarie totali dell’anno - corrisponde a poco meno del 9 per cento. Qualche margine per incrementarne l’utilizzo, dunque, ci sarebbe. Ma bisogna tenere conto di due fattori: la preoccupazione di garantire un flusso di cassa in entrata per lo Stato (sempre ben presente negli uffici del ministero dell’Economia) e la consapevolezza che misure come questa possono dare un sollievo reale solo ai contribuenti che hanno grandi tax credit da spendere.

La scadenza degli acconti
Di certo, nello scenario economico attuale l’appuntamento con il saldo delle imposte 2019 e l’acconto 2020 si presenta come difficilissimo per molte imprese. L’anno scorso alla voce «Saldo» Irpef e Ires confluirono nell’Erario 13,4 miliardi, cui se ne aggiunsero 41,1 di acconti. Per quest’anno, il decreto Liquidità ha già alzato uno scudo sanzionatorio per consentire ai contribuenti di ridurre “serenamente” gli acconti in base al calo degli affari (purché l’acconto versato si riveli poi pari all’80% di quello che risulterà effettivamente dovuto). È chiaro, però, che questo scudo viene visto come un palliativo da molti professionisti, secondo i quali i propri clienti - semplicemente - non avranno il denaro in cassa per pagare.

Peraltro, non è azzardato ipotizzare che - alla fine - possa ripetersi quanto avvenuto lo scorso anno. Quando i versamenti slittarono al 30 settembre, per il ritardo nel rilascio del software degli Isa (le pagelli fiscali, eredi degli studi di settore). Software che quest’anno dev’essere ancora messo a disposizione di contribuenti e professionisti. Un rinvio servirebbe anche a evitare un ingorgo di pagamenti a giugno, quando potrebbero andare in scadenza i versamenti (tra cui Iva, ritenute e contributi) già sospesi dal “cura Italia” e dal “decreto Liquidità”.

I bonus bloccati
Tra i possibili contenuti del “decreto Aprile” è stato invocato da più parti un intervento sui bonus fiscali, da impiegare come leva per favorire gli investimenti e più in generale il rilancio di un’economia che il Fondo monetario internazionale prevede in calo del 9,1% quest’anno.

Non si può dimenticare, però, che in queste settimane di lockdown si è verificato un blocco di tutti gli investimenti agevolati: da quelli delle imprese (beni strumentali, Industria 4.0, ricerca e sviluppo) a quelli dei privati (ristrutturazioni, risparmio energetico, bonus facciate). Con un effetto negativo, in quest’ultimo caso, anche per le casse pubbliche, che hanno perso l’Iva sui lavori e le ritenute effettuate dalle banche sui bonifici (1,9 miliardi nel 2019, di cui 374 milioni tra marzo e maggio).

Per approfondire

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