Dl liquidità

Fisco, due mesi di stop: rinvio da 10,7 miliardi

Nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza sospensione dell’Iva per tutte le attività con calo dei ricavi del 33 per cento

di Marco Mobili e Giovanni Parente

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(AdobeStock)

Nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza sospensione dell’Iva per tutte le attività con calo dei ricavi del 33 per cento


3' di lettura

Sfiora gli 11 miliardi di euro la sospensione di ritenute e Iva per i mesi di aprile e maggio che hanno ricavi o compensi inferiori o superiori ai 50 milioni di euro e una perdita di fatturato, rispettivamente, del 33 e del 50 per cento. Sospensione che, per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto, sarà generalizzata a tutte le imprese delle 5 province italiane più colpite dal Coronavirus e che hanno visto crollare il loro fatturato di un terzo: Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza.

La novità, che replica con l’aggiunta della provincia bresciana quanto già previsto nel decreto Cura Italia, è stata inserita in una delle ultime revisioni dello schema di decreto sulla liquidità per le imprese approvato in Consiglio dei ministri lunedì pomeriggio.

Rispetto al solo mese di marzo, dunque, la sospensione delle tasse autorizzata dal Governo per i versamenti in scadenza ad aprile e maggio è superiore di circa un paio di miliardi. Contro gli 8,7 miliardi attesi dallo stop dello scorso mese che arrivò a termini già scaduti col il Dl Cura Italia del 17 marzo garantendo comunque un incasso per 5,2 miliardi, il nuovo stop alle tasse si attesta per l’esattezza a 10,767 miliardi. Come emerge dalla relazione tecnica allegata alla bozza del decreto “liquidità”, di questi 10,7 miliardi: 4,3 sono relativi al blocco delle ritenute Irpef (2,5 miliardi relative ad aprile e 1,7 miliardi per il mese di maggio); oltre 5,5 miliardi sono sotto la voce Iva (2,5 su aprile e 2,9 miliardi su maggio). A questi importi si devono aggiungere anche le sospensioni delle ritenute di acconto operate dai sostituti su ricavi o compensi di autonomi, professionisti, rappresentanti ecc. che hanno introiti fino a 400mila euro. Complessivamente si tratta di un rinvio del prelievo pari a poco meno di 1 miliardo di cui 462 milioni per le ritenute di aprile e 467 per quelle del prossimo mese.

LE IMPOSTE SOSPESE
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Ma attenzione, perché pur sempre di sospensione e di rinvio si tratta. I versamenti per chi rientrerà nei parametri dei ricavi o compensi fissati (su cui la verifica è tutt’altro che agevole come fa notare l’articolo di Gian Paolo Tosoni in pagina 26) dovranno essere effettuati entro il 30 giugno o al massimo dilazionati in cinque rate. Con il rischio di trovarsi davanti a un giugno di fuoco, visto che ad esempio entro il 1° del mese (anche in questo caso integralmente o nella prima di cinque rate) le imprese, gli autonomi e i professionisti con volume di ricavi o compensi fino a 2 milioni di euro che hanno sfruttato la sospensione dei versamenti per marzo dovranno tornare alla cassa. In questo modo si rischia una forte pressione sulla liquidità delle attività produttive già messa a dura prova dal calo o addirittura dal blocco di cessioni di beni e servizi imposto dall’emergenza sanitaria.

Un altro aspetto da non sottovalutare è poi che la sospensione per aprile e maggio, che oltre a Iva e ritenute abbraccia anche contributi e premi assicurativi non considerati nei dati in alto, sarà sottoposta a un controllo incrociato sul possesso dei requisiti d’accesso. Inps, Inail e altri enti previdenziali comunicheranno alle Entrate chi si è avvalso della sospensione dei versamenti. Poi l’Agenzia effettuerà riscontri sul calo dei ricavi o compensi (33% o 50% a seconda che l’asticella si attesti sotto o sopra i 50 milioni di euro). Quindi non sono escluse in futuro sanzioni per ritardati versamenti.

Così come viene attenuato ma non annullato il rischio di sanzioni per il calcolo degli acconti di giugno con il metodo previsionale, ossia quello che consente di tener già conto dell’effetto crisi negli importi da versare. Vale la pena di ricordare due aspetti tutt’altro che secondari. La norma è riferita esclusivamente al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019. Inoltre lo “scudo” da sanzioni e interessi introdotto dal decreto liquidità scatterà solo se gli importi non saranno inferiori all’80% del dovuto riferito all’anno 2020.

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