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Fisco e lotta all’evasione, l’invio dei dati Pos diventa giornaliero

Nel secondo esame del Dl Pnrr 2, il Governo introduce una stretta antievasione per bloccare la pratica del “pre-conto” che poi non si trasforma in scontrino e ricevuta fiscale

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Il Covid frena la lotta all'evasione, nel 2021 13,8 miliardi

3' di lettura

Niente più vincoli sull’invio giornaliero dei dati sui pagamenti con il Pos. Nel secondo esame del Dl Pnrr 2, il Governo introduce una stretta antievasione per bloccare la pratica del “pre-conto” che poi non si trasforma in scontrino e ricevuta fiscale.

Nascosta nel tecnicismo della cancellazione di un rinvio a un altro comma, arriva l’eliminazione di ogni dubbio per la trasmissione delle transazioni giornaliere pagate con moneta elettronica presso negozi, esercizi e studi. Nessuna differenziazione tra consumatori finali e operatori economici (business to business). Tutti i dati dei pagamenti effettuati andranno infatti trasmessi dagli intermediari che emettono carte e bancomat.

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L’incrocio con i corrispettivi telematici

L’obiettivo del fisco non è avere i dati di chi acquista, che non saranno interessati dalle trasmissioni ma quelli di chi vende beni o servizi non saldati con il contante. Informazioni che serviranno a fare il paio con quelle dei corrispettivi telematici per verificare eventuali discordanze.

In pratica, potranno emergere anomalie dalla mancata trasmissione di scontrini rispetto agli importi incassati con moneta elettronica. Anomalie finalizzate anche a combattere l’evasione più difficile da scardinare, ossia quella con consenso tra le due parti delle operazioni.

Proprio questo era uno dei target indicati nel documento trasmesso dal ministero dell’Economia alla Commissione Ue a fine 2021 per tracciare le possibili azioni da mettere in campo nel contrasto al sommerso.

Faro anche sul riciclaggio

Non c’è solo l’evasione fiscale nel mirino, perché l’analisi di rischio che Guardia di Finanza ed Entrate possono effettuare consente anche di far emergere altri fenomeni criminali: prima di tutto il riciclaggio. Basti pensare all’incongruenza di pochi scontrini battuti a fronte di importi eccessivamente rilevanti. Il tutto, conviene ricordarlo, avverrà nel rispetto della privacy. Anche perché non saranno indicati gli estremi degli utenti, in un’ottica di non rendere visibili preferenze e tipologie di spese.

Nella linea tracciata dal Governo il Dl Pnrr 2 (ri)approvato ieri dal Consiglio dei ministri conferma anche l’anticipo della doppia sanzione sul Pos a partire dal 30 giugno 2022 (rispetto al debutto attualmente previsto al 1° gennaio 2023). Esercenti, commercianti e professionisti che non accetteranno pagamenti con moneta elettronica rischieranno una sanzione fissa di 30 euro a cui si somma quella variabile pari al 4% del valore complessivo della transazione. Su questo aspetto, però, resta la sensazione di una norma più di principio, perché resta difficile segnalare e accertare i negati pagamenti con strumenti diversi dal contante.

Esteso l’obbligo di fattura elettronica

Altra conferma rispetto al testo già approvato in prima battuta dal Governo il 14 aprile è l’estensione dell’obbligo di fattura elettronica ai forfettari a partire dal 1° luglio. Resta, però, l’esclusione fino a tutto il 2023 per le micro-partite Iva che hanno ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, fino a 25mila euro da “misurare” sul periodo d’imposta precedente. Una delimitazione che consente all’Italia di poter superare indenne eventuali rilievi comunitari in futuro, perché non si gravano i soggetti di piccole o piccolissime dimensioni di ulteriori oneri.

La fase transitoria

Nonostante le richieste arrivate dalle categorie (soprattutto in relazione al posticipo al 2023) subito dopo il primo varo del Dl, l’unico “cuscinetto” per chi sarà obbligato è rappresentato al momento dalla non applicazione delle sanzioni per chi nel trimestre da luglio a settembre emetterà la fattura entro il mese successivo a quello dell’effettuazione dell’operazione. Nel caso ci penserà il Parlamento in conversione a concedere un po’ più di flessibilità.

Resta, infine, confermato lo slittamento al 15 luglio del Codice della crisi d’impresa in attesa di completare il recepimento della direttiva Insolvency.

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