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Fisco, famiglie italiane le più penalizzate in Europa. Ecco i numeri del confronto

di Federica Pezzatti


Il pacchetto famiglia in manovra: dal bonus asilo nido ai congedi per i papà

3' di lettura

Congedo per i neopapà di almeno dieci giorni. Questa è la novità in arrivo dall’Europa contenuta in una direttiva approvata giovedì 4 aprile dal Parlamento europeo. Un altro tassello che va nella giusta direzione di sostegno per i genitori ma che certo non influirà più di tanto sulla demografia. Al di là dei congedi parentali sono sicuramente gli stili di vita e le problematiche della popolazione giovane in età fertile che dissuadono dal mettere su famiglia in attesa di un posto di lavoro e di uno status economico idoneo a crescere dei figli.

Va ricordato infatti che l'Italia è tra i fanalini di coda quanto a tasso di fertilità: secondo i dati Eurostat la Francia è al top nell’Ue con 1,90 nati per donna, mentre l’Italia tra gli ultimi con 1,32.

FAMIGLIE E CARICO FISCALE : IL CONFRONTO EUROPEO

Le famiglie numerose in Italia penalizzate. Il gap con l’Europa
Che sia anche una questione economica? In Italia in particolare le famiglie con prole non sono particolarmente avvantaggiate rispetto agli altri genitori europei che hanno a carico dei figli e che godono di detrazioni e sgravi fiscali superiori, in particolare per la fascia medio-alta dei percettori di reddito. Il dato emerge da un’analisi realizzata dallo Studio Pirola, Pennuto, Zei e associati per Plus24, da cui risulta che le famiglie italiane che decidono di mettere al mondo nuovi nati, soprattutto quelle con reddito medio-alto, sono notevolmente svantaggiate rispetto agli altri Paesi europei. Altrove, infatti, tra deduzioni e detrazioni il reddito netto che arriva ai genitori è quasi sempre superiore a quanto resta nelle tasche degli italiani. La disparità aumenta con l’aumento del reddito familiare. Il che, in un paese dove l'evasione fiscale si stima abbia raggiunto la cifra di 180 miliardi di euro all’anno, finisce con il penalizzare le famiglie di lavoratori dipendenti che non sfuggono al Fisco. Soggetti svantaggiati anche quando chiedono prestazioni di welfare pubbliche. Come l'asilo nido o la frequenza universitaria con rette da pagare che dipendono dall'Isee.

Al top Francia e Svizzera
Ma veniamo all’analisi dei dati. Se per un nucleo familiare composto da quattro persone in cui lavora solo un genitore con stipendio lordo di 20mila euro (in linea con la media italiana) la situazione risulta abbastanza omogenea rispetto al resto d’Europa (17mila euro netti spendibili), il gap diventa più evidente con l'aumento delle entrate del lavoratore. Fino ad arrivare a 10mila euro di differenza di stipendio netto all’anno tra una famiglia italiana e un’omologa francese con 60mila euro lordi. Questo è l’effetto del cosiddetto quoziente familiare che in Francia è da tempo stato introdotto. A Parigi l’aliquota di imposta applicata al reddito complessivo del nucleo familiare è infatti quella che sarebbe applicata al reddito procapite (diviso per un coefficiente che tiene conto dei componenti del nucleo). Il gap con la Svizzera, dove il costo della vita è peraltro molto più caro, arriva addirittura per il medesimo profilo a 18mila euro (i 37mila euro netti italiani lì diventano 55mila), tuttavia bisogna in questo caso considerare che i lavoratori elvetici devono pagare di tasca propria il premio per la Cassa Malattia e la previdenza di secondo pilastro (che da loro è obbligatorio).

Anche gli assegni sono bassi
A questi mancati introiti reddituali per i lavoratori “genitori” bisogna poi aggiungere le somme erogate a titolo di assegni familiari e contributi erogati dallo Stato. Anche da questo punto di vista l’Italia potrebbe migliorare i nostri assegni familiari vengono erogati in base al reddito del nucleo familiare e diventano veramente irrisori soprattutto nel caso in cui lavorano marito e moglie. A 60mila euro lordi una famiglia italiana di quattro persone percepisce 41 euro mensili totali, che spariscono del tutto con redditi pari a 78mila euro. Una famiglia con quattro figli a carico non riceve assegni se il reddito lordo supera 94mila euro. Nei paesi europei a noi più vicini (senza stare a guardare le inavvicinabili star del Welfare nord europeo) funziona molto diversamente. In alcuni Paesi come Svizzera e Germania gli assegni per i figli a carico vengono erogati indipendentemente dal reddito familiare. A Berlino, per esempio, viene stanziato un importo fisso di 204 euro per figlio minore a tutti, a prescindere dal reddito e in alcuni cantoni svizzeri, come quello di Ginevra, si arriva addirittura a 500 euro oltre al premio nascita che va da 2mila a 3mila euro. Un assegno che fa impallidire l’italico bonus bebè (800 euro) che da solo non basta per supportare le famiglie. Di questo soldi sottratti dal Fisco che purtroppo non si incanalano nei portafogli delle famiglie con figli (alle prese peraltro con costi di mantenimento dei ragazzi) parla Plus24 in edicola oggi (sabato 6 aprile), in un’inchiesta di copertina dove si indicano anche quali sono oggi le forme di investimento utili per la tutela e la protezione del patrimonio di famiglia.

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