ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso il voto del 25 settembre

Fisco, lavoro, casa e riforme: ecco che cosa c’è nei programmi dei partiti

Il centrodestra punta sulla flat tax e sull'elezione diretta del presidente della Repubblica, il Pd propone 500mila alloggi popolari in dieci anni, il M5S insiste su salario minimo e superbonus

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4' di lettura

Il centrodestra punta sulla flat tax e sul presidenzialismo, il Pd sul taglio del cuneo fiscale e il superamento dell’Irap, il M5S su salario minimo e superbonus. Democratici e pentastellati vogliono entrambi introdurre la sfiducia costruttiva. Sono alcune delle priorità su lavoro, fisco e riforme di partiti e coalizioni indicate nei programmi elettorali per il voto politico del 25 settembre.

Centrodestra: dalla flat tax alla revisione del Pnrr

Il documento comune del centrodestra, sottoscritto dai leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, Lega Matteo Salvini e Forza Italia Silvio Berlusconi, si articola in 15 titoli che partono dalla collocazione dell'Italia, a pieno titolo parte dell'Europa,dell'Alleanza atlantica e dell'Occidente. Il capitolo del fisco punta tutto sulla «riduzione della pressione fiscale per famiglie, imprese e lavoratori autonomi». Sulla flat tax non sono specificate le aliquote (Fi ha proposto il 23%, la Lega il 15%) ma si parla esplicitamente di «estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100mila euro di fatturato» e, come richiesto dal FdI, di «flat tax su incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti». Oggi la flat tax è al 15% per le partite Iva con reddito fino a 65mila. Quanto al Pnrr le riforme richieste verranno portate a termine ma si opererà per una revisione dello stesso Piano «in funzione delle mutate condizioni, necessità e priorità».

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Sul lavoro, si insiste sul taglio del cuneo fiscale, sulla defiscalizzazione per i nuovi assunti e sull’abbassamento dell’Iva per i beni di prima necessità. Si vuole poi innalzare i limiti all’uso del contante. Confermata la «sostituzione dell’attuale reddito di cittadinanza con misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro».

Il centrodestra si impegna per una riforma costituzionale che preveda «l’elezione diretta del Presidente della Repubblica» (cavallo di battaglia della Meloni) alla quale però si abbina il percorso «da completare» sulle Autonomie (chiesto dalla Lega) come anche il completamento della riforma della giustizia, punto preteso da Forza Italia con separazione delle carriere e riforma del Csm.

Il Pd: taglio del cuneo e integrazione pubblica del salario

Il programma del Pd è un documento di 34 pagine approvato che poggia sui tre pilastri: sviluppo, lavoro e diritti. Prevede subito il ddl Zan e l’introduzione del matrimonio egualitario, la parità di genere. Ma anche lo ius scholae. Un programma molto orientato sul sociale con 500mila alloggi popolari da realizzare in dieci anni, una sorta di progetto Ina-Casa di fanfaniana memoria. Sul lavoro, «dopo l’introduzione del salario minimo e del reddito di cittadinanza (che andrà opportunamente ricalibrato secondo le indicazioni elaborate dalla commissione Saraceno, a partire dall’ingiustificata penalizzazione delle famiglie numerose e/o con minori)», per i democratici è necessario completare il sistema con un altro meccanismo: «L’integrazione pubblica alla retribuzione (in-work benefit) in favore dei lavoratori e delle lavoratrici a basso reddito, come proposto dalla Commissione sul lavoro povero».

Sul fronte fiscale il Pd punta sul taglio del cuneo fiscale («una mensilità in più nelle buste paga dei lavoratori») e sul «superamento graduale dell'Irap» in favore delle imprese.

Il Partito democratico, in caso di vittoria, si impegna ad aumentare gli stipendi degli insegnanti portandoli, in cinque anni, in linea con la media europea. «Costerà tra i 6 e gli 8 miliardi, da finanziare a partire dai 75 miliardi della programmazione europea 2021-2027, da considerare al netto dei fondi già previsti nel Pnrr».

C’è poi il capitolo riforme: «Per riconciliarsi con un’opinione pubblica sempre più attonita di fronte alle continue staffette di governo - si legge nel programma -, la nostra democrazia ha bisogno di meccanismi che limitino le crisi al buio, a partire dall’introduzione della sfiducia costruttiva».

M5s: dal salario minimo al Superbonus

Nel proprio programma elettorale, in tema di lavoro il Movimento 5 Stelle tiene il punto reddito di citadinanza (rafforzamento attraverso «misure per rendere più efficiente il sistema delle politiche attive e il «monitoraggio delle misure antifrode») e sul salario minimo: «Nove euro lordi l'ora di salario minimo legale per dire stop alle paghe da fame e dare dignità ai lavoratori che oggi percepiscono di meno». Quano al fisco i pentastellati tornano su uno dei loro cavalli di battaglia, il cashback cancellato dal governo Draghi, proponendo stavolta che le detrazioni siano accreditate man mano direttamente sul conto corrente. Un principio che era già stato accettato nella delega fiscale, il cui destino appare però ora incerto. Per le imprese previsto il taglio del cuneo fiscale, l’eliminazione dell’Irap e il potenziamento del Fondo di salvaguardia.

Su transizione ecologica e ambiente si propone «un nuovo superbonus energia imprese, la stabilizzazione del Superbonus e degli altri bonus edilizi e quella del meccanismo della cessione dei crediti d’imposta, per garantire liquidità a cittadini e imprese».

Quanto alla scuola, anche il Movimento 5 Stelle come il Pd propone l’adeguamento degli stipendi degli insegnanti ai livelli europei. Convergenza con i democratici anche sul fronte dei diritti convergenza con l’obiettivo del matrimonio egualitario, la legge contro l’omotransfobia e lo Ius scholae. Nel capitolo riforme compare la “sfiducia costruttiva”, proposta anche dal Pd: «Un Governo non può essere sfiduciato se contestualmente non si vota la fiducia a un altro Esecutivo».

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