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Fisco, manette agli evasori da Natale. Acconto Iva primo test sulla stretta penale

Mattarella firma, testo alla Camera. Subito in vigore la proroga della rottamazione e il prestito ad Alitalia. Ma per rendere operative le misure servono circa 30 provvedimenti attuativi

di Marco Mobili, Giovanni Parente e Marco Rogari


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(ANSA)

3' di lettura

Manette agli evasori sotto l’albero. Con la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» del decreto legge fiscale n. 124 del 26 ottobre 2019 collegato alla manovra, la stretta sui reati tributari destinata ad entrare in vigore dal giorno di pubblicazione in Gazzetta della legge di conversione del Dl potrebbe arrivare il 24 dicembre prossimo, anticipando di un giorno (feriale) la scadenza dei 60 giorni per la conversione in legge che cadrebbe proprio il giorno festivo di Natale.

Ma al di là del calendario, che Governo e Parlamento da lunedì 28 ottobre potranno nel corso dell’esame della Camera prima e del Senato poi cambiare e riscrivere, se il decreto fiscale sarà approvato così il primo vero test per la stretta sui reati tributari potrebbe mettere nel mirino subito i potenziali omessi versamenti dell’acconto Iva in scadenza il 27 dicembre prossimo.

Quando entrano in vigore le misure del decreto scale

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Tra le modifiche apportate al testo che entra in vigore dal 27 ottobre spicca soprattutto il taglio di 30 milioni al Fondo di garanzia per le Pmi rifinanziato con 670 milioni in luogo dei 700 milioni fino ad oggi indicati nelle bozze del Dl. Inoltre, con un intervento del ministero degli Esteri salta dal testo finale la possibilità di accesso alle imprese che operano per la difesa ai fondi assegnati alla cooperazione allo sviluppo.

Altri spunti di novità li offrono i numeri del decreto e in particolare le coperture. Dei quasi 3,1 miliardi tra tagli e accantonamenti di spesa previsti per puntellare la manovra, sono due terzi ai fini dell’indebitamento netto Pa, attorno ai 2 miliardi, quelli utilizzati per garantire già nel 2019 le risorse richieste dal decreto(a cominciare dallo spostamento al 2020 degli acconti entro il 2 dicembre per i contribuenti soggetti agli Isa). Anche se le uscite correnti dei dicasteri realmente colpite dalla scure calata con il Dl superano a malapena 1,5 miliardi di euro.

Circa 450 milioni sono infatti recuperati agendo sulla spesa in conto capitale. Stando all’”allegato 7” del decreto fiscale, il miliardo di accantonamenti rimanenti è inquadrato nel saldo netto da finanziare (400 milioni sono necessari per il prestito ponte ad Alitalia). E, nel suo complesso, l’operazione tagli ai ministeri conferma la sua sostanziale funzione di “garanzia” dell’intervento con cui il governo punta a utilizzare 3 miliardi di maggiori entrate per far quadrare i conti 2020 e, in generale, a stabilizzare il sistema di coperture della manovra ancora in fase di gestazione al ministero dell’Economia.

GUARDA IL VIDEO - Manette agli evasori: dall'aumento delle sanzioni alla confisca allargata

Dalle coperture emergono anche micro-tagli sempre per quest’anno: dall’utilizzo di 130 milioni di sanzioni Antitrust, ai quasi 20 milioni di riduzioni di spese di funzionamento dell’Agenzia per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali, fino a una mini-stretta di 30 milioni del contributo destinato all’Onu.

Dalla lettura dei 60 articoli del decreto fiscale emerge come una parte consistente delle misure adottate dal Governo sia in realtà a impatto differito. Il caso (dichiarato) più lampante è il pacchetto di interventi per limitare l’uso del contante e favorire i pagamenti tracciabili con il credito d’imposta per gli esercenti fino a 400mila euro di volume d’affari e le sanzioni sul Pos “negato”: tutte misure in vigore da luglio 2020.

A cancellare di fatto il requisito della necessità ed urgenza per almeno il 50% delle norme sono i circa 30 provvedimenti attuativi a cui viene demandato l’onere di rendere operative le misure adottate. Tra queste la stretta su appalti e subappalti contestata dal mondo delle imprese: l’obbligo di versamento delle ritenute decorrerà solo dal 1° gennaio 2020 e per essere operativo avrà comunque bisogno di almeno due interventi delle Entrate e la realizzazione di un sistema telematico per la certificazione dei versamenti effettuati.

Sul reverse charge esteso alle coop di somministrazione lavoro l’attesa potrebbe essere anche più lunga in quanto a pronunciarsi sul via libera dovrà essere la Commissione europea.

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    Luogo: Roma

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