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Fisco, i notai restano i più ricchi. Ambulanti, agricoltori e allevatori con i redditi più bassi

Dai dati del dipartimento delle Finanze emerge anche la fuga verso la flat tax: quasi una partita Iva su due tra forfettari ed ex minimi

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Pagelle fiscali 2020: i più ricchi sono i notai, seguiti dai consulenti

2' di lettura

I notai restano al top mentre agricoltori, allevatori e pescatori sono le attività meno redditizie. La fotografia che emerge dai dati delle pagelle fiscali 2020 (anno d’imposta 2019) non risente ancora del tracollo del fatturato prodotto dalla crisi economica connessa al Covid. Anzi, alla fine con l’effetto della fuoriuscita di quasi 450mila partite Iva verso il regime forfettario, l’importo del reddito medio d’impresa o di lavoro autonomo è addirittura più alto.

Dai dati diffusi dal dipartimento delle Finanze emerge, infatti, che il reddito medio (che considera tutte le forme societarie) è di 38.340 euro con una crescita rispetto all’anno precedente addirittura del 7,3 per cento.

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Le attività più ricche per il Fisco

Come anticipato, i notai si confermano la macrocategoria con il maggior importo dichiarato: 91.200 euro che segna un incremento rispetto ai 66.800 dell’anno precedente (+36,5%).

Subito dietro ci sono le attività professionali di consulenza, una categoria che abbraccia tra gli altri anche commercialisti, consulenti del lavoro e altri intermediari, che hanno denunciato grazie alle pagelle fiscali redditi medi per 70.600 euro. Mille euro in media in più rispetto alle attività professionali sanitarie.

Scendendo lungo la graduatoria, tra le attività legate al commercio è quella all’ingrosso di macchinari e attrezzature a far registrare la migliore performance fiscale con un dato medio che si attesta a 54.500 euro.

IL CONFRONTO
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Sotto i 15mila euro di reddito dichiarato

Sotto i 15mila euro all’anno di reddito medio dichiarato al Fisco ci sono almeno quattro macro-categorie di attività. A chiudere la classifica generale dei redditi medi c’è l’allevamento (5.100 euro), nonostante la crescita registrata rispetto al periodo d’imposta 2018 quando il settore si attestava a 4.500 euro. Poco più sopra gli agricoltori, che fanno segnare un importo medio dichiarato di 5.900 euro.

Andando verso l’alto la categoria «pesca, piscicoltura e servizi connessi» raggiungono quota 9.400 euro, facendo segnare la crescita percentuale più elevata rispetto all’anno d’imposta 2018 (+118,2%).

Il commercio ambulante

Sono gli ambulanti gli operatori del settore commercio con il reddito medio più basso. Secondo gli Isa 2020 si fermano a 14.800 euro, anche se la crescita è stata dell’11,8 per cento. In questo caso va nuovamente segnalato il possibile effetto della fuga verso la flat tax: da un anno all’altro la platea degli Isa per questo specifico settore si è assottigliata di poco più di 9.200 partite Iva.

Nei forfettari quasi la metà delle partite Iva

Ma questa è ormai una tendenza generalizzata visto che forfettari ed ex minimi sono il 14% delle partite Iva. Come spiega il comunicato del ministero dell’Economia che accompagna la pubblicazione anche degli altri dati sulle dichiarazioni delle attività d’impresa e di lavoro autonomo, «i soggetti aderenti al regime forfetario risultano circa 1,6 milioni (1,8 volte la numerosità del 2018), di cui oltre 800.000 hanno iniziato l'attività nel 2019».

Il reddito imponibile è pari a circa 20 miliardi di euro per un valore medio di 13.895 euro mentre l'imposta sostitutiva del 15% o 5% (per i primi cinque anni di attività) è stata pari a 2,5 miliardi di euro per un valore medio di 1.733 euro.


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