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Fisco, più evasione Irpef: 68,7% tra gli autonomi, rischi dalla flat tax

Continua la riduzione del tax gap (-3,7 miliardi) trainato dall’Iva ma crescono i buchi dell’imposta sul reddito, anche tra i dipendenti

di Marco Mobili e Gianni Trovati

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3' di lettura

L’evasione fiscale in Italia continua a diminuire. Ma l’Irpef va in decisa controtendenza: il tax gap, cioè la propensione alla fuga dal fisco misurata dalla distanza fra il gettito potenziale e quello reale, è salita nel 2020 al massimo storico del 68,7% fra i lavoratori autonomi e le imprese, e ha sottratto alle casse dello Stato 27,65 miliardi di euro. Ma nemmeno tra i dipendenti le cose vanno benissimo: sul lavoro nero (ma i dati sono fermi al 2019) l’imposta sfuggita al fisco sale, anche se di poco, a 4,6 miliardi dai 4,4 dell’anno precedente.

La Relazione sull’evasione fiscale

È questo il capitolo più caldo nelle 131 pagine della Relazione sull’evasione fiscale e contributiva allegata alla Nadef e pubblicata il 5 novembre dal ministero dell’Economia. Il testo, come anticipato sul Sole 24 Ore del 7 ottobre, era stato congelato a fine settembre, quando il governo Draghi aveva diffuso la Nota di aggiornamento al Def nella sola parte tendenziale, rimandando programma e allegati ai successori. Sullo stop alla Relazione si era acceso il dibattito politico, con la richiesta di molti (Carlo Cottarelli e Antonio Misiani dal Pd, Luigi Marattin da Iv, Marco Grimaldi da Sinistra italiana) di diffondere il documento ipotizzando contenuti “scomodi” per la maggioranza appena uscita dalle urne.

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Come ogni anno, in realtà, l’analisi econometrica della commissione di esperti guidata da Alessandro Santoro è stata condotta con criteri scientifici che si disinteressano delle convenienze politiche. Ma l’analisi, approvata il 19 settembre prima di finire nel congelatore, offre in effetti al dibattito più di un tema frizzante.

I falsi minimi

Come mai aumenta la propensione degli autonomi? La relazione individua la categoria dei «falsi minimi», formata da «contribuenti che hanno potuto beneficiare dell’agevolazione solo grazie alla sotto-dichiarazione del fatturato». Tradotto: partite Iva che hanno scelto di non dichiarare più di 65mila euro per sfruttare la superagevolazione rappresentata dalla tassa piatta del 15%. Fedele al suo carattere scientifico, l’indagine avverte che si tratta di un «risultato preliminare», da approfondire in un progetto di ricerca appena avviato. I primi passi, però, già evidenziano «un effetto di autoselezione dei contribuenti con ricavi e compensi al di sotto della soglia massima di 65 mila euro al fine di usufruire dell’imposta sostitutiva». Fenomeno spiegabile per esempio con l’analisi prodotta due anni fa dall’Upb, che ha stimato in oltre 5mila euro la caduta di reddito disponibile per chi dichiarasse un euro in più della soglia. Di qui anche le ipotesi di «scivolo» nella delega fiscale naufragata alla fine della scorsa legislatura.

Il nodo flat tax

La bordata arriva proprio mentre il governo sta lavorando a pieno ritmo all’ampliamento della Flat Tax, per spostare la soglia da 65mila a 85mila euro. La mossa, ha avvertito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, non sarà finanziata a deficit ma dovrà trovare coperture «nello stesso settore d’intervento». E anche su questo punto arriva dalla relazione un’indicazione interessante: la propensione all’evasione scende a 99,2 miliardi nel 2019 dai 102,9 dell’anno prima (dato già noto dall’aggiornamento di fine 2021) grazie soprattutto al calo di oltre 7 miliardi del tax gap Iva colpito da fatturazione elettronica e spilt payment; il recupero strutturale di gettito vale 3,119 miliardi (Sole 24 Ore del 30 settembre), ma 1,725 miliardi sono già stati utilizzati gli aiuti contro il caro-bollette. A disposizione dei conti 2023 restano quindi 1,393 miliardi, cifra non troppo lontana dal costo dell’allargamento della Flat Tax.

Cedolare sugli affitti

La relazione torna poi a illuminare l’effetto reale di un’altra cedolare, quella sugli affitti. In questo caso un impulso antievasione c’è, perché il regime agevolato ha fatto emergere nuova base imponibile che ha prodotto un recupero di gettito da 724 milioni di euro. Con l’eventuale abolizione della cedolare e il ritorno alla vecchia propensione all’evasione, stima però la commissione, le entrate aumenterebbero di 1,43 miliardi. Quindi il gioco non vale la candela o, in altri termini, lo sconto offerto dalla cedolare è superiore alle entrate recuperate dal nero, con un costo netto per il bilancio pubblico.

Tax expenditures da rivedere

Ma le due Flat Tax finite sotto un esame complicato nella relazione sono solo una piccola parte delle tax expenditures, cioè la marea di agevolazioni più o meno settoriali riconosciute dal Fisco e passate in rassegna dall’altra relazione allegata alla Nadef. Il censimento ora ne conta 592 per un costo do 82,57 miliardi quest’anno. È un balzo del 21% rispetto ai 68,1 miliardi del 2021, mentre per il 2023 si stima una flessione a 78,14 miliardi che sarà però cancellata dalle nuove misure fiscali sull’energia. «Non disperderemo risorse in bonus inutili», ha detto il 5 novembre la premier Meloni prospettando i contenuti della manovra. Che potrebbe agire di forbice anche sulle detrazioni abbassando a 60mila euro di reddito l’avvio del decalage degli sconti che oggi parte da 120mila euro.

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