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Fisco, redditi oltre 60mila euro? In arrivo un taglio degli sconti. Mini flat tax per le partite Iva

Il governo pensa di inasprire il decalage sugli sconti fiscali introdotto dal governo Conte-1 con la manovra 2020

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Meloni: pace fiscale, quoziente familiare, estensione flat tax

2' di lettura

Il governo è di destra-centro, ma sul fisco sembra voler premere nettamente sulla leva della progressività. Dopo le modifiche al Superbonus ridotto al 90% e riaperto alle unifamiliari prime case solo sotto una certa soglia di reddito, con una misura che il sottosegretario all’Economia Federico Freni riassume con l’obiettivo di «ristrutturare il palazzo di periferia più facilmente rispetto alla villa in campagna», sul tavolo finiscono anche le detrazioni fiscali.

L’idea è quella di inasprire il decalage introdotto dal governo Conte-1 con la manovra 2020, che riduce una serie di sconti al crescere del reddito. Le regole in vigore oggi avviano la discesa a partire dai 120mila euro di reddito lordo annuo fino ad azzerarli da 240mila euro in su; ora si immagina di anticipare la parabola, facendola partire da una soglia che potrebbe essere fissata a 60mila euro, per farla atterrare a quota zero dai 120mila euro in su.

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Alla ricerca di coperture per il deficit aggiuntivo

In gioco ci sono una serie di detrazioni al 19% che il fisco riconosce per esempio per le spese di istruzione e formazione universitaria, per il costo dei premi assicurativi oltre che per le spese veterinarie e funebri; ma l’elenco comprende anche le detrazioni al 26% per le erogazioni liberali a Onlus e partiti politici.

L’obiettivo di entrambi i dossier, Superbonus e tax expenditures, è prima di tutto contabile. Se i 23 miliardi di deficit aggiuntivo rispetto al tendenziale della Nadef targata Draghi saranno integralmente utilizzati per l’energia, le altre misure della manovra dovranno trovare coperture alternative: «nello stesso settore di intervento», ha precisato il ministro dell’Economia Giorgetti nella conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri, prospettando quindi una griglia rigida in cui i risparmi fiscali vanno a finanziare interventi sulle tasse.

Verso una mini-flat tax?

Quali? Qui la parola d’ordine della «progressività» si sfuma, dal momento che l’agenda fiscale del governo è ancora dominata dalla Flat Tax. La tassa piatta sembra però destinata a trovare in manovra solo una manifestazione in forma mini, con l’aumento da 65mila a 85mila euro della soglia di ricavi e compensi che apre alle partite Iva le porte del regime agevolato. Anche per i nuovi ingressi l’aliquota rimarrebbe al 15 per cento.

Per la lotta all’evasione il governo punta prima di tutto su una tregua fiscale che, sul fronte della riscossione prevede una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali con tre possibilità per i contribuenti morosi: lo stralcio dei debiti fino a mille euro con la sola comunicazione al contribuente da parte dell’agente della riscossione; da mille a 3mila euro lo stralcio di sanzioni e interessi e il saldo in due anni del 50% dell’imposta dovuta; sopra i 3mila euro il pagamento dell’imposta dilazionato in 5 anni e la cancellazione di sanzioni e interessi.

A completare il pacchetto fiscale si lavora anche al ritorno dell’accertamento con adesione e della conciliazione giudiziale con il pagamento delle sanzioni al 5% in almeno cinque anni che diventano due in caso di avvisi bonari.

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