Interventi

Fisco, la riforma deve puntare su semplicità e lealtà reciproca

di Marco Miccinesi

4' di lettura

Parlare di fisco ancora nel pieno della crisi generata dal Covid evoca sentimenti di ansia e di angoscia, pensando alle difficoltà economiche dei contribuenti gravati anche dal peso delle tasse. È giusto intervenire d’urgenza per tutte queste situazioni, ma insieme è necessario guardare al fisco nella prospettiva della ripresa, che è la prospettiva del Recovery Plan.

L’attenzione si rivolge subito a quella riforma tributaria che lo stesso piano europeo indica fra le cose fondamentali da fare, insieme alle riforme della pubblica amministrazione e della giustizia. Una riforma per aver un fisco a prova di futuro.

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Le linee guida elaborate in seno al laboratorio per il Recovery allestito dall’Università Cattolica si muovono in questa direzione. Puntano a costruire le basi per una riforma globale e organica che, insieme alla razionalizzazione e semplificazione dell’intero sistema tributario, innalzi a nuovi livelli la relazione fra contribuente e fisco, nel segno di un vero e proprio patto di fiducia fra cittadino e amministrazione. Le misure additate hanno come obiettivo la certezza immediata del carico tributario, e quindi il superamento del rischio di accertamenti successivi alla presentazione della dichiarazione, con le connesse sanzioni amministrative e penali. La via è quella della collaborazione reciproca fra contribuente e fisco, dove a entrambi viene richiesta lealtà e trasparenza, e al fisco di abbandonare la funzione repressiva per assumere saldamente e a tutto campo la funzione di indirizzo del contribuente verso il corretto adempimento del suo dovere tributario.

Un fisco messo in condizione di non dover più punire il contribuente onesto per i suoi errori di interpretazione delle complicatissime leggi tributarie e capace, invece, di mettere le proprie competenze al servizio del cittadino. Alcuni strumenti ci sono già, vanno rafforzati e ne va ampliato l’ambito applicativo: si tratta della dichiarazione precompilata e del regime di adempimento collaborativo, basato per l’appunto su una interlocuzione costante e preventiva fra impresa e fisco che consente di pervenire a una dichiarazione d’imposta sostanzialmente condivisa.

Altri vanno pensati e introdotti, ma sono ugualmente essenziali.

Le linee guida indicano a questo proposito: a) misure per stabilizzare subito la dichiarazione, negli ambiti non coperti dalla dichiarazione precompilata e dall’adempimento collaborativo, attraverso apposite modalità di confronto fra fisco e contribuente da espletarsi entro termini immediatamente consecutivi alla presentazione della dichiarazione e accompagnati dalla possibilità per il contribuente di conformarsi subito alle indicazioni avute dall’amministrazione finanziaria senza alcun aggravio di sanzioni; b) procedimenti valutativi e autorizzatori, svolti con il diretto coinvolgimento dei ministeri tecnici competenti, in grado di conferire immediata e definitiva certezza al contribuente in ordine alla spettanza delle misure fiscali di sostegno di cui intende usufruire (crediti di imposta, agevolazioni, detrazioni etc.).

La posta in gioco è altissima, perché la certezza immediata del carico tributario consente di programmare investimenti e consumi, in specie nei settori che il Recovery Plan privilegia, e quindi assicura la massima efficacia alla funzione fiscale di sostegno che accompagna le relative misure.

Ancora, la preventiva sicurezza del regime fiscale applicabile è un fattore decisivo di attrattività per gli investimenti esteri. Ma, prima ancora, la certezza immediata delle imposte da versare e la eliminazione del rischio di accertamenti successivi, per di più a distanza di anni dalla dichiarazione, scoraggia e disincentiva l’evasione.

Il contrasto all’evasione è per l’appunto l’altra chiave di volta di una vera riforma tributaria. Non perché si debbano disconoscere i grandi risultati raggiunti dal fisco nella quotidiana lotta alla illegalità tributaria, ma perché all’amministrazione è possibile dare ulteriori strumenti per rendere più incisiva l’efficacia dei controlli: dal rafforzamento della cooperazione internazionale sugli scambi di informazioni alla creazione di task force specializzate nelle evasioni più sofisticate e complesse, con competenza sull’intero territorio nazionale.

Insieme agli interventi di semplificazione e razionalizzazione dell’intero sistema tributario, non più dilazionabili, le linee guida guardano anche alle modalità di impiego della leva fiscale destinata al sostegno degli interventi di politica economica volti a favorire i processi di innovazione tecnologica, transizione ecologica, innalzamento di livelli di istruzione e formazione e recupero delle imprese in crisi.

Qui si segnala, da un lato, la necessità di superare il tradizionale e spesso disordinato ricorso alle eterogenee forme di agevolazione, a favore di misure proporzionate e funzionalmente coerenti agli scopi sociali ed economici del Recovery Plan; dall’altro lato, che per le imprese in crisi occorre metter mano sia a una attenta rivisitazione della disciplina tributaria delle procedure concorsuali, che ne espliciti e accentui il regime di favor per il superamento della crisi, sia a una estensione della transazione fiscale a tutte le situazioni comunque contrassegnate da insuperabili difficoltà economica del contribuente, scongiurando così il baratro della insolvenza irreversibile, e, per l’erario il dilatarsi di un fittizio monte crediti.

Senza alcuna pretesa di esattezza ed esaustività, l’iniziativa mira a stimolare un confronto tecnico giuridico sulla riforma tributaria: senza buone norme anche le miglior scelte di politica economica hanno le gambe corte, mentre ora è indispensabile attrezzarsi per riprendere a camminare.

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