L’AUDIZIONE

«Fisco da riformare per rilanciare le adesioni ai fondi pensione»

L’audizione dei vertici di Assofondipensione davanti alle Commissioni Finanze di Camera e Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla riforma del fisco

di Davide Colombo

2' di lettura

Per ridare slancio al risparmio previdenziale occorre ben più di un nuovo semestre di silenzio/assenso come quello lanciato nel 2007 per convincere i lavoratori a girare ai fondi pensione le loro quote di Tfr. Servono interventi fiscali forti e al passo con i tempi. A partire da un'evoluzione del sistema di tassazione attuale, basato sul modello ETT (Esenzione in fase di versamento, Tassazione in fase di accumulo, Tassazione sulle prestazioni) verso un modello più europeo fondato sullo schema EET (Esenzione in fase di versamento, Esenzione in fase di accumulo, Tassazione sulle prestazioni), capace di favorire la crescita del montante previdenziale dei lavoratori.

È il messaggio arrivato ieri dal presidente di Assofondipensione, Giovanni Maggi, e dal suo vice, Domenico Proietti, ascoltati dalle Commissioni Finanze di Camera e Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla riforma del fisco. Vale ricordare che l'aliquota di imposta sui rendimenti dei fondi pensione era al 11,5% fino al 2015, quando è stata elevata al 21%.

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Il sistema dei fondi negoziali

Il punto di vista di Maggi e Proietti è quello dei 31 fondi negoziali associati, con oltre 3,3 milioni di lavoratori dipendenti iscritti per un risparmio accumulato e destinato alle future prestazioni di quasi 60 miliardi. Si tratta di investitori istituzionali che da oltre un anno sono tra l'altro impegnati anche sul fronte degli interventi a sostegno delle imprese italiane con ricavi non superiori ai 500 milioni e non quotate, tramite un progetto sostenuto con Cdp.

Aumentare le adesioni

Per spingere le adesioni ai fondi - è stato argomentato - bisognerebbe superare il meccanismo della tassazione “pro-rata” sulle prestazioni, che «penalizza chi aderisce a più fondi». E andrebbero rafforzate le agevolazioni per i fiscalmente a carico, «per incentivare la possibilità data ai lavoratori di iscrivere i propri figli e familiari, anche se non lavoratori, ai fondi, creando per loro, con lungimiranza, una posizione di previdenza complementare». Altra proposta: istituire un plafond di deducibilità dedicato ai soggetti fiscalmente a carico e per le persone con disabilità grave, per i quali è il congiunto a versare la contribuzione.

Comunicazione istituzionale

«Inoltre - hanno aggiunto Maggi e Proietti - crediamo sia necessario prevedere la facoltà per l'aderente a forme di previdenza complementare, in alternativa alla riscossione della prestazione o al aggiunto trasferimento ad altra forma pensionistica, di trasferire la propria posizione individuale maturata al soggetto fiscalmente a carico». E infine, certo, servirebbe anche un nuovo silenzio/assenso, ma accompagnato da «un'azione coordinata di tutte le parti che coniughi il meccanismo con una comunicazione istituzionale forte e diffusa».

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