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Fisco, in tasse il 59% dei profitti delle imprese

Secondo il rapporto ‘Paying Taxes 2020’ il carico sale di 6 punti

di Giuliana Licini


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4' di lettura

Un carico fiscale complessivo pari al 59,1% dei profitti commerciali, in aumento di 6 punti, 238 ore necessarie per gli adempimenti fiscali e 14 pagamenti l’anno. È il ritratto della tassazione che grava sulle imprese in Italia, secondo il rapporto ‘Paying Taxes 2020’ realizzato dalla Banca Mondiale e da Pwc, che in base al mix tra peso del fisco e fatiche connesse, assegna alla Penisola il 128esimo posto sui 190 Paesi in esame, in peggioramento rispetto al già non entusiasmante 116esimo posto della precedente edizione.

Penisola 128ma per mix tra costi e burocrazia
In base all’indice complessivo che fotografa tre valori, ovvero l’incidenza di imposte e contributi, il tempo necessario per gli adempimenti e il numero di versamenti effettuati, al primo posto nel pianeta c’e’ il Bahrein, seguito da Hong Kong e dal Qatar.
Quarta è l’Irlanda, davanti a Mauritius e al Kuwait. Singapore è settima, la Danimarca ottava, la Nuova Zelanda nona e la Finlandia decima. La Svizzera è 20esima, il Lussemburgo 23esimo, gli Usa sono 25esimi e il Regno Unito 27esimo.
San Marino è 47esima, preceduta dalla Germania, mentre Giappone è 51esimo e la Francia è 61esima. Il Bahrein deve il primato all’effetto congiunto della grande facilità nel pagare le tasse e di un’incidenza del fisco pari solo al 13,8%.
Secondo lo studio, bastano 22 ore e mezza l’anno per mettersi in regola con il fisco del Bahrein. Insomma poche tasse e facili da pagare. Ci consoli il fatto che in Brasile servono 1.500 ore per sistemare i rapporti con la locale agenzia delle entrate. Davanti all’Italia nella graduatoria complessiva c’e’ anche il Mozambico (127esimo) e subito dopo ci sono Myanmar e Libia.

Carico fiscale sempre più pesante in Italia
Il carico fiscale e contributivo sulle imprese italiane è aumentato nel 2018 al 59,1% dal 53,1% della precedente classifica a fronte di una media globale 2018 pari al 40,5 ed europea del 38,9%.
L’incremento è essenzialmente riconducibile al venir meno degli sgravi contributivi introdotti come misura temporanea e poi non stabilizzata, «in conseguenza del mutamento della politica economica del paese», spiega il rapporto. La sensibile riduzione dell’aliquota Ires intervenuta nel 2017 e la previsione del “super ammortamento” per l’acquisizione di nuovi beni strumentali non hanno consentito di assorbire l’impatto negativo del venir meno della decontribuzione.
Le 238 ore impiegate per gli adempimenti fiscali (invariate rispetto al 2017) si confrontano con un dato medio globale pari a 234 e una media europea di 161 ore. E’ invece costante il numero dei pagamenti (14) a fronte dei 23 pagamenti mondiali e dei 10,9 europei.
Lo studio per altro rileva che nel dato italiano sul carico fiscale e contributivo è incluso il Tfr, che viene considerato come contributo previdenziale obbligatorio e nel 2018 ha pesato per 8,6 punti percentuali sul ‘Total Tax and Contribution Rate’. Da osservare, inoltre, quanto a metodologia, che nell’esame non trovano riflesso alcuni interventi legislativi italiani, in particolare il pacchetto di incentivi introdotti per gli investimenti e lo sviluppo delle imprese (Industria 4.0). Il rapporto si sofferma poi sui tempi per correggere gli errori nelle dichiarazioni dei redditi o per chiedere rimborsi e anche in questi casi la vita non è semplice per le imprese.

Bene in tecnologia grazie alla fatturazione elettronica
Secondo il rapporto della Banca Mondiale e di Pwc ‘Paying Taxes 2020’, l’indice relativo alla post-compliance, che riflette i tempi necessari per richiedere e ottenere un rimborso Iva o correggere un errore nella dichiarazione dei redditi, nel caso dell’Italia nel 2018 risulta invariato rispetto al 2017 a 52,4, contro il 60,9 a livello mondiale e 83,1 a livello europeo.
Tuttavia, puntualizza lo studio, l’indice è negativamente influenzato dalla stima (discrezionale) di una probabilità superiore al 50% che si attivi una procedura di verifica/scambio di informazioni in seguito alla richiesta di un rimborso Iva, con un impatto significativo sull'allungamento dei tempi. D’altro canto – riferiscono gli esperti di Pwc e Banca Mondiale - il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha segnalato in un suo comunicato una forte accelerazione dei tempi dei rimborsi Iva e ha anche indicato dati statistici secondo cui più della metà dei contribuenti che richiedono i rimborsi non riceve richiesta di ulteriore documentazione in quanto classificati a basso rischio.
Sono elementi al momento sotto analisi da parte degli esperti e potrebbero portare ad una rivisitazione positiva dell’indice di probabilità già a partire dal prossimo anno, con un impatto favorevole dell’indicatore Post-Filing e quindi sulla posizione dell’Italia nella classifica generale.

I tempi per chiedere i rimborsi
Intanto, nella Penisola le imprese impiegano 42 ore per la richiesta di rimborso Iva, incluso il tempo speso per rispondere alle richieste ricevute nel corso delle verifiche fiscali dell’Amministrazione Finanziaria, ben più delle 18,2 ore della media mondiale e delle 7 ore della media europea. Il tempo di attesa del rimborso è di 62,6 settimane e copre il periodo di sei mesi (26 settimane) che intercorre tra l’acquisto del bene e la presentazione della dichiarazione Iva annuale.
A livello globale il tempo stimato è invece di 27,3 settimane e a livello europeo di 16,4 settimane. In Italia le imprese impiegano in media 5 ore per correggere un errore nella dichiarazione dei redditi, con un risultato migliore, in questo caso, rispetto alla media mondiale (14,6 ore) ed europea (7 ore). Va per altro sottolineato, anche, che l’Italia è positivamente in evidenza quanto a sviluppo di tecnologie digitali per la gestione degli adempimenti Iva grazie all’introduzione della fatturazione elettronica e del sistema di interscambio (Sdi). Il Report colloca l’Italia al Livello III, il più alto se si escludono le iniziative sperimentali attraverso tecnologie blockchain, per lo sviluppo digitale. Ed è grazie alla tecnologia, sottolinea il rapporto, che le economie di tutto il mondo hanno reso il pagamento delle imposte sostanzialmente più semplice per le loro imprese. Sono stati i progressi tecnologici, infatti, a guidare il miglioramento sia del tempo medio che dei pagamenti delle tasse: a livello globale rispetto al 2012 i tempi sono diminuiti di 27 ore e si registrano anche 4,4 pagamenti in meno.
(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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