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Fisco, dalle tre aliquote Irpef al quoziente familiare: ecco da dove riparte la riforma

«Consideriamo il tema del sostegno alla genitoralità una priorità e anche la tassazione deve tenerne conto», ha anticipato la premier Meloni

Fisco, Meloni: "Nessun condono, solo rateizzazione"

2' di lettura

Metà febbraio. È puntando a quell’orizzonte che riparte il cantiere della delega fiscale per un impianto complessivamente «più equo e giusto» da portare in Parlamento. Secondo le anticipazioni fornite dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo i lavori preparatori verranno avviati già nei prossimi giorni, nel solco di ciò che è stato fatto nella precedente legislatura. Ma con l’obiettivo di una normativa più puntuale nel definire i principi.

Confermato il “modello duale”

In buona sostanza l’intenzione è di «fare ancora di più sull’equità orizzontale puntando a limitare disallineamenti nella tassazione». Sull’Irpef si confermerà il “modello duale” già discusso e in parte attuato, distinguendo i redditi da lavoro, soggetti a una progressività, da quelli da investimento in capitale e immobili, per i quali varrà un’imposta proporzionale. La direzione è stata tracciata nel corso del governo Draghi e in quel senso si continuerà a procedere.

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Verso tre aliquote

Quanto alle aliquote, è in vista un “addolcimento” per usare le parole di Leo. «Con la prospettiva di ridurle anche a tre, ferma restando la necessità di individuare le dovute coperture, senza scostamenti di bilancio». Un altro caposaldo è l’introduzione del quoziente familiare, richiamato dalla stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni a fine anno. Si tratta di un meccanismo dalle caratteristiche assai variabili e perciò tutte da definire, ma che politicamente contraddistingue l’ispirazione di fondo della principale forza politica della maggioranza.

«Più assumi meno paghi»

In chiave generale, si considera un obiettivo cruciale il taglio del costo del lavoro e su cui «si deve fare molto di più» a giudizio della premier. Cinque punti nell’arco della legislatura, stando ai piani dell’esecutivo che si muoverà comunque negli spazi di finanza pubblica di volta in volta concessi. Il secondo, come detto, è una nuova tassazione «che tenga conto della composizione del nucleo famigliare. Consideriamo il tema del sostegno alla genitoralità una priorità ed anche la tassazione deve tenerne conto». Per Meloni la questione ha anche rilievo «sulla tenuta del welfare». Il terzo obiettivo è infine quello di promuovere una «tassazione che incentivi di più chi si mette in gioco e crea ricchezza, il tema è più assumi e meno paghi».

Il 4,58% dei contribuenti paga il 38% dell’Irpef

I contribuenti con redditi superiori a 55mila euro sono il 4,58% del totale ma versano oltre il 38% dell’Irpef complessiva mentre quelli che dichiarano fino a 7.500 euro sono quasi il 25% (il 24,97%) e pagano lo 0,12% dell’imposta complessiva. Dai dati di un recente studio di Itinerari previdenziali e Cida riferito ai redditi 2020 a sostenere la spesa pubblica sono in pratica quei poco più di 5 milioni di versanti con redditi superiori ai 35mila euro (il 12,99% dei contribuenti) versando il 59,95% dell’imposta sulle persone fisiche. Nel complesso i redditi prodotti nel 2020 e dichiarati nel 2021 ai fini Irpef sono ammontati a 865,074 miliardi, per un gettito Irpef generato di 164,36 miliardi (147,38 per l’Irpef ordinaria; 11,99 per l’addizionale regionale e 4,99 per l’addizionale comunale), in calo del 4,75% rispetto all’anno precedente. Sopra i 100mila euro l’Osservatorio dedicato a entrate fiscali e finanziamento del sistema di protezione sociale individua solo l’1,21% dei contribuenti che, tuttavia, versa il 19,91% delle imposte.

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