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Fitch declassa l’Italia a BBB-, un gradino sopra al «junk». Gualtieri replica: «Fondamentali solidi»

L’agenzia di rating ha deciso di anticipare il giudizio sul nostro Paese che era in realtà previsto per il 10 luglio. L’outlook adesso è «stabile»

di Maximilian Cellino

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L’agenzia di rating ha deciso di anticipare il giudizio sul nostro Paese che era in realtà previsto per il 10 luglio. L’outlook adesso è «stabile»


4' di lettura

Un fulmine a ciel sereno, o quasi. L’agenzia Fitch ha declassato l’Italia, portando il rating sul debito sovrano del nostro Paese da «Bbb» a «Bbb-», un gradino al di sopra del limite che separa dal mondo dei «junk» bond. Si tratta di un livello pari a quello di Moody’s, l’agenzia più critica nei confronti dell'Italia, e di un gradino al di sotto di S&P, che invece aveva confermato il giudizio venerdì scorso. Fitch, la cui decisione era attesa per il 10 luglio, ha anticipato il pronunciamento e ha nel frattempo portato l’outlook a «stabile» da «negativo». Immediata la replica del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, secondo cui, «I fondamentali dell'economia e della finanza pubblica dell'Italia sono solidi».

Il pericolo di una seconda ondata di infezioni
«Il declassamento – si legge nel comunicato arrivato questa sera dopo la chiusura dei mercati Usa - riflette il significativo impatto della pandemia globale COVID-19 sull’economia italiana e sulla posizione fiscale dell’emittente sovrano». Fitch prevede una contrazione del Pil dell'8% nel 2020, ma su questa previsione (meno pessimista rispetto ad altre) i rischi sono al ribasso, perché se da una parte si presume che il coronavirus «possa essere contenuto nel secondo trimestre dell’anno, portando a una ripresa economica relativamente forte nel 2021», dall’altra non si esclude che «in caso di una seconda ondata di infezioni e di una ripresa delle misure di blocco, i risultati economici sarebbero più deboli per il 2020 e il 2021».

Sostenibilità a rischio per il debito/Pil
Quanto al rapporto debito/Pil, l’agenzia prevede un aumento di circa 20 punti percentuali quest’anno, fino a un livello del 156% che, avvertono gli analisti, è significativamente più elevato rispetto al 36% rilevato nella mediana degli emittenti con «Bbb». A questo aspetto, che sarebbe già sufficiente per un declassamento, Fitch aggiunge che «il rapporto si stabilizzerà su questo livello molto elevato nel medio termine, sottolineando i rischi di sostenibilità del debito».

IL RATING DELL’ITALIA

La valutazione delle agenzie

IL RATING DELL’ITALIA

Gualtieri: «Altre agenzie più prudenti».
Ricordando che le altre agenzie di rating «hanno assunto un atteggiamento più prudente», Gualtieri ha tenuto a sottolineare che Fitch «non tiene conto delle rilevanti decisioni assunte nell'Unione europea, dagli Stati che la compongono e dalle istituzioni che ne fanno parte» e come in particolare «l’orientamento strategico della Bce» non sembri adeguatamente valorizzati. «Il Governo - ha aggiunto Gualtieri in una nota - ha la piena consapevolezza dell’esigenza di affrontare questa crisi con misure che non siano solo di carattere emergenziale. Interverremo, anche con un’agenda di riforme e di investimenti, per aumentare il nostro potenziale di crescita, con attenzione ai vincoli e alla sostenibilità della finanza pubblica e alla necessità di confermare la traiettoria di riduzione del debito».

Fitch: Gli sviluppi nel Paese giustificano l’anticipo dei tempi
In merito all’anticipo dei tempi consueti di azione sul rating, Fitch ricorda invece che la pubblicazione di revisioni di giudizi sul debito sovrano «deve avvenire secondo un programma pubblicato, tranne nei casi in cui è necessario che le agenzie di rating si discostino da questo per adempiere ai propri obblighi legali». L’agenzia ha ritenuto che questa disposizione consenta quindi di operare «in situazioni in cui si verifica un cambiamento sostanziale del merito creditizio dell’emittente, tale da ritenere inappropriato attendere la prossima data di revisione programmata per aggiornare il rating o l’outlook» e ha deciso di agire immediatamente a causa degli sviluppi nel nostro Paese.

La Bce non basta, anzi…
Il piano di riacquisti di emergenza della Bce da 750 miliardi (Pepp) «riduce i rischi di rifinanziamento per l’Italia a breve termine e contribuirà a facilitare la sua risposta fiscale alla crisi» garantendo tassi bassi a lungo e sostenendo quindi il merito creditizio poiché riduce l’onere degli interessi a servizio del debito. L’intervento dell’Eurotower non sarà tuttavia sufficiente, secondo Fitch, perché i bassi rendimenti obbligazionari «riflettono in parte prospettive di crescita limitate del Pil e non forniscono un supporto illimitato ai rating sovrani». In più, e qui l’agenzia non risparmia critiche ai governi italiani, «lo spazio fiscale creato dalle minori spese per interesse dal 2015 non è stato utilizzato per ridurre lo stock di debito e finanziare le riforme a favore della crescita», aggiunge il comunicato, sottolineando come alla fine dello scorso anno il rapporto deficit/Pil fosse al 134,8%, cioè soltanto lo 0,5% al di sotto del livello del 2015. Inoltre, l’abbassamento dei rendimenti per un periodo prolungato rischia, secondo Fitch, di «ridurre anche l’incentivo per i futuri governi a porre fra le priorità politiche la riduzione del debito pubblico e le riforme strutturali a favore della crescita».

Le misure in discussione in Europa e il nodo politico
Durante le prime settimane della pandemia l’Italia ha dimostrato un’ampia coesione politica, il supporto per il governo di coalizione M5S-Pd è anzi aumentato, riconosce Fitch, e il Primo Ministro Conte ha ottenuto il grado di approvazione più alto da quando è entrato in carica. Le tensioni politiche sono tuttavia riemerse nelle ultime settimane, avverte l’agenzia, che teme un’intensificazione «man mano che le misure di blocco si allenteranno gradualmente e l’attenzione politica si sposterà sull'economia e sulla risposta comune europea alla crisi».

I rapporti con la Ue sono un altro nodo cruciale secondo Fitch, soprattutto perché politicamente sensibili per l’Italia: «Sembra che il governo italiano abbia accolto con favore la conclusione del vertice ma è probabile che persistano differenze politiche tra i partiti politici italiani sull’utilizzo del Mes», sottolineano gli analisti, inserendo questo aspetto fra gli elementi decisivi all’origine della scelta sul rating.

Ora occhi puntati su Moody's
L'attesa si sposta adesso su Moody’s, che sull’Italia ha un rating «Baa3» (l’ultimo gradino dell’investment grade) con prospettive negative e ha in programma una revisione l’8 maggio prossimo. «Non ci aspettiamo un downgrade – sostiene Joao Almeida di Morgan Stanley - e anche un cambiamento dell’outlook non sembra un rischio molto elevato». Se quest’ultima ipotesi però si avverasse crescerebbe anche il pericolo di uno scivolamento a «junk», ma non si arriverebbe secondo Morgan Stanley all’esclusione dei titoli italiani dai programmi di acquisto della Bce, in parte perché Dbrs Morningstar (la quarta agenzia considerata dall’Eurotower, che al momento ha il rating più elevato e si pronuncerà anche lei l’8 maggio), e in parte poiché «la banca centrale potrebbe sempre prevedere una deroga per il Pepp, come ha fatto per i titoli greci, mentre ha già modificato le regole sui collaterali per includere gli emittenti che hanno subito declassamenti dopo lo scoppio della pandemia».

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