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Fitto, al ministro «senza portafoglio» regia e impulso su 350 miliardi di fondi

Previsto il coordinamento su ministeri e investimenti di Pnrr e fondi di coesione europei. Non ci saranno sottrazioni di competenze ai dicasteri, ma vigilanza su target imminenti e lunghi. Niente strappi con Bruxelles, anche sulla governance del Piano

di Giorgio Santilli

Governo, Fitto: “Nel merito dei dossier nei prossimi giorni”

3' di lettura

Formalmente è un ministro «senza portafoglio», ma Raffaele Fitto avrà la regia e la vigilanza su 350 miliardi di fondi per investimenti fra Pnrr (191,5 miliardi), fondi di coesione Ue 2021-2027 (42 miliardi più 32 di cofinanziamento nazionale), residui fondi di coesione 2014-2020 (una ventina di miliardi) e Fondo sviluppo coesione (66,6 miliardi). Nella delega che sarà scritta da Palazzo Chigi nei prossimi giorni non ci sarà sottrazione di competenze ad altri ministeri ma, nero su bianco, un potere molto forte di coordinamento e di «impulso» che discenderà direttamente dalla fiducia della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Prioritaria la partita del Pnrr

Da subito l’attenzione sarà concentrata soprattutto sulla partita del Pnrr. A Roma e a Bruxelles è quella l’urgenza, capirsi su quale linea vorrà prendere il governo italiano sul Piano finanziato dalla Ue. Il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, ha già spiegato quali sono i paletti dentro i quali Meloni e Fitto potranno muoversi. Non sono pochi, se si tiene insieme l’impianto portante e si accetta la disciplina sui tempi. Entro questa griglia Meloni e Fitto dovranno spiegare quanta continuità e quanta discontinuità, su quali punti. C’è poi una discussione più politica, di evoluzione del Next Generation Eu, già avviata da Paesi come Portogallo e Belgio, che chiedono di adattare il Piano allo scenario internazionale totalmente mutato con l’invasione dell’Ucraina.

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Verso viaggio di Meloni a Bruxelles

Meloni potrebbe salire presto a Bruxelles, potrebbe essere la sua prima missione all’estero, provando a sondare il terreno anche su questo aspetto. Fitto in questi anni ha costruito rapporti solidi con i vertici e le strutture europee: la sua linea è nessuno strappo con la commissione, tanto più sul Pnrr. Ragiona portando con sé il regolamento Ue 241 del 2021, quello che ha definito le regole del Recovery Plan europeo e delle sue declinazioni nazionali.

Fitto: «Dossier molto delicati»

«Sui dossier - ha detto domenica 23 ottobre all’uscita dal primo Cdm - entreremo nel merito nei prossimi giorni, è buona pratica leggere e approfondire prima di parlare. Sono dossier molto delicati, serve serietà per verificare prima le condizioni e poi fare nel merito valutazioni e quindi proposte». L’obiettivo è cambiare quel che c’è da cambiare grazie a un confronto con la commissione. Niente strappi, neanche sulla governance del Pnrr, aspetto delicatissimo che non si è ancora neanche aperto ma che Fitto sa bene va discusso con Bruxelles.

La preoccupazione sullo stato reale dei progetti

Quello che invece già emerge nel governo Meloni rispetto al tema Pnrr è una preoccupazione sullo stato reale dei progetti. Ha destato molto allarme, nell’entourage della premier, il ridimensionamento degli obiettivi di spesa di investimento contenuto nella Nadef, dopo la prima riduzione già decisa dal Def: si è passati da 41 miliardi a 33,7 e poi ci si è adattati al livello reale che si riuscirà a realizzare quest’anno di 20,5 miliardi. Questo décalage viene interpretato come segnale di una difficoltà a trasformare la produzione di carte in produzione di opere. Un rischio e forse un ritardo che si intende comunque affrontare immediatamente.

Ministero per ministero, opera per opera, target per target, il lavoro di Fitto sarà proprio quello di dare «impulso» a tutti i passaggi che portano poi a spendere effettivamente. Non sarà lui a occuparsi direttamente degli appalti della rete a banda larga o dell’Alta velocità al Sud, per fare esempi importanti, ma monitorerà, vigilerà, interverrà qualora si evidenziassero dei ritardi. Fino a che punto potrà intervenire sarà uno degli aspetti delicati del testo della delega. Il monitoraggio continuo sarà comunque fondamentale e quel che conterà, a questo fine, saranno impegni di spesa e spese effettive, parametri precisi da cui si può capire a che punto sia effettivamente lo stato di avanzamento degli interventi. Non basterà dimostrare di aver distribuito le risorse a chi poi deve effettivamente appaltarle, né aver avviato procedure senza concluderle. La vigilanza sarà sugli obiettivi immediati ma anche su quelli più lunghi.

Certo, il primo passaggio sarà comunque il confronto interno, e poi quello con Bruxelles, su target e milestones del 31 dicembre 2022. Da lì dipende la rata di 21 miliardi di fine anno. Probabile un vertice a Palazzo Chigi o addirittura un passaggio in Consiglio dei ministri già la prossima settimana, utile alla premier per far capire che il governo non può permettersi passi falsi sul Pnrr.

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