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Flash crash, Jardine Matheson perde 18 miliardi in un secondo

di Andrea Franceschi

(Ap)

2' di lettura

Il “dito pesante” colpisce ancora. Il bersaglio questa volta è Jardine Matheson, conglomerata asiatica che opera in svariati campi (dall’automotive agli hotel) che nella seduta di oggi ha visto per un attimo le sue quotazioni crollare dell’83% salvo poi rapidamente riprendere quota. Uno scivolone (“flash crash” in gergo) che, sulla carta, ha comportato una riduzione della capitalizzazione di Borsa di circa 18 miliardi di dollari per la società quotata alla Borsa di Singapore.

La causa più probabile di questo scivolone è senz’altro quello che gli addetti ai lavori chiamano “fat finger”, dito pesante, espressione gergale per indicare l’errore uman0 del trader che immette l’ordine sbagliato e fa deragliare il titolo in Borsa. Episodi del genere si sono verificati più volte in questi anni.

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A marzo dello scorso anno, a causa di un baco del sistema di trading di BNP Paribas Securities, il valore di Borsa della Formosa Petrochemical, al tempo terza maggior società quotata alla Borsa di Taiwan, si è ridotto di circa il 10% con una perdita in termini di capitalizzazione di 3 miliardi di dollari.

Sempre quest’anno, ad aprile, c’è stato un flash crash delle azioni di Samsung Securities, il più grosso broker sudcoreano. A quanto pare qualcuno in azienda avrebbe dovuto pagare ai dipendenti una cedola da 1000 won per azione (93 centesimi di dollaro) ai dipendenti nell’ambito di un piano di compensazione ma si è sbagliato e ha assegnato loro 1000 azioni della società per un valore sulla carta di 112,6 trilioni di won (oltre 30 volte la capitalizzazione della società). Le cose però si sono messe peggio quando 16 impiegati hanno iniziato a vendere queste azioni provocandone un crollo del 12 per cento.

A giugno del 2017 ci fu un altro episodio analogo. Questa volta sul mercato delle commodities. Sul Comex si registrò infatti un’impennata anomala dei volumi di scambio dell’oro che comportò un calo dell’1,6% dei prezzi. La spiegazione più probabile è che qualcuno avesse immesso sul mercato un ordine da 18,149 lotti su un contratto future. Cento volte tanto l’ammontare che viene tipicamente scambiato per transazioni del genere.

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