scuola

Flat tax al 15% per combattere le lezioni private in nero dei prof

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci


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(Fotogramma)

2' di lettura

Un centinaio di milioni di extragettito Irpef. Tanto potrebbe valere la “flat tax” sulle ripetizioni private.  Che è spuntata nella bozza del disegno di legge di bilancio circolata ieri e che rappresenta la novità più rilevante per il mondo dell’istruzione. Insieme al depotenziamento (con annesso cambio di nome) per l’alternanza scuola-lavoro e al reclutamento sprint per i neo-insegnanti-laureati: un anno di formazione iniziale e prova al posto dei tre “standard” del Fit.

La tassa piatta sulle ripetizioni in nero
Partiamo dalla cedolare secca sulle lezioni private sostenute - si legge nel testo «dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado». L’idea non è nuova visto che da almeno un decennio si discute di come stroncare il nero delle ripetizioni a domicilio. Un business sempre più fiorente a giudicare dai numeri. Due anni fa era stata la Fondazione Luigi Einaudi a quantificare in 800 milioni l’esborso a carico delle famiglie italiane per recuperare i debiti formativi dei propri figli. Una stima che il Codacons ha rivisto al rialzo nell’agosto scorso: 650 euro per famiglia, 950 se la materia da recuperare è il greco. Per un costo complessivo di 950 milioni. Considerando che nel 90% dei casi quelle somme non vengono dichiarate e applicando la nuova tassa piatta del 15%, dalla sua introduzione l’erario potrebbe recuperare oltre 100 milioni di euro.

L’alternanza cambia nome (e perde metà delle ore)
Dal recupero di un po’ gettito alla didattica il passo è breve. L’altra novità di peso contenuta nella bozza di manovra riguarda l’alternanza scuola-lavoro. Che, già da quest’anno, non si chiamerà più così. I percorsi “on the job”, resi obbligatori dalla legge 107 negli ultimi tre anni delle scuole superiori, e finiti nel mirino del nuovo governo “giallo-verde”, tanto da essere subito slegati dalla maturità 2019, vengono così ridenominati: «Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento». Oltre al cambio di nome, si conferma anche la drastica riduzione delle ore. Almeno 90 ore per gli studenti dell’ultimo triennio dei licei, tutti gli indirizzi dal classico allo scientifico (meno della metà rispetto alle 200 ore oggi previste). Asticella minima più alta per i periti degli istituti tecnici: 150 ore complessive da distribuire nelle classi terze, quarta e quinta, al posto delle attuali 400. Le stesse dei professionali che scenderebbero invece a 180, sempre nell’ultimo triennio. Al taglio delle ore corrisponderebbe la sforbiciata ai fondi (dagli attuali 100 milioni l’anno, si passerebbe a circa 50).

Un solo anno anziché tre per salire in cattedra
La terza novità per la scuola riguarda i docenti. In particolare gli aspiranti tali. Si cancella il Fit, il percorso triennale (e retribuito) di formazione iniziale e tirocinio, introdotto nel 2016 dall’ex ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli. Al suo posto, per il laureato vincitore di concorso a cattedra, sarà sufficiente un solo anno di formazione iniziale e prova per inserirsi stabilmente in classe (resta da capire come e quanto verranno pagati i 12 mesi di pratica sul campo che erano una delle novità più rilevanti del Fit).

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