L’INCONTRO 

Flat Tax, cuneo e lavoro sul tavolo Salvini-parti sociali

di Barbara Fiammeri e Claudio Tucci


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

Un incontro deciso e organizzato anzitutto per ascoltare direttamente da sindacati e imprese le loro proposte e necessità in vista della stesura della prossima legge di Bilancio. Ma non solo. Matteo Salvini si presenterà di fronte agli oltre 40 rappresentanti delle parti sociali, che ha invitato domattina al Viminale, anche con le sue proposte per rilanciare crescita e occupazione, riconquistando così la scena in questi giorni occupata dal Russiagate. E il primo punto che il leader della Lega metterà sul tavolo sarà la Flat Tax, che i tecnici del Carroccio hanno già messo a punto.

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L’ipotesi è di applicare un’aliquota del 15% ai redditi fino a 50mila euro l’anno. Ipotesi che però i sindacati hanno già criticato ritenendola peggiorativa per le fasce più basse. Fino a 28mila euro l’aliquota è infatti del 14,4% e interessa oltre la metà dei contribuenti. Proprio per questo la Lega ha studiato un meccanismo che punta a trasformare in detrazione il bonus Renzi da 80 euro che vale circa 960 euro l’anno, incrementandolo progressivamente fino a 150-200 euro, garantendo così anche a questa fascia di poter beneficiare di una riduzione del carico fiscale complessivo. Ma c’è anche un’altra novità: la cancellazione delle due maggiori aliquote (41 e 43%) che verrebbero assorbite da una nuova aliquota al 38%. Un taglio che richiederebbe una copertura limitata (circa 2 miliardi) vista la platea ridotta di soggetti interessati. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha gia messo le mani avanti ricordando che bisognerà tener conto della compatibilità finanziaria delle varie proposte. Il titolare del Mef e lo stesso premier Giuseppe Conte sono per una rimodulazione progressiva delle aliquote, che consenta di ridurre il peso del fisco sui contribuenti senza però far saltare i conti pubblici. Anche perché tanto la Lega che il M5s confermano di voler strerilizzare le clausole Iva che da sole valgono 23 miliardi.

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La partita entrerà nel vivo a fine agosto. Lo sa anche Salvini che però con la convocazione di domattina delle parti sociali vuole mettere sull’avviso i colleghi di Governo. L’iniziativa del ministro dell’Interno non è stata particolarmente apprezzata a Palazzo Chigi, che ci ha tenuto a far sapere che la manovra «ovviamente si fa nelle sedi istituzionali con il presidente del Consiglio, il ministro dell’Economia e tutti i ministri competenti».

Per imprese e sindacati la priorità è il lavoro; e per questo, con toni più o meno simili, le parti sociali auspicano un deciso cambio di passo nelle scelte di politica economica da parte dell’esecutivo. Già da tempo il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, incalza il governo a predisporre una manovra che guardi alla crescita. Le mosse più urgenti, per il leader degli industriali, sono l’incremento dei salari tagliando il cuneo fiscale-contributivo; un grande intervento di inclusione dei giovani; la detassazione e decontribuzione completa dei premi di produttività (oggi la cedolare secca è al 10% e gli sconti per le imprese sono limitati ai primi 800 euro, se partecipati, ndr); un piano per le infrastrutture (senza ricorrere al deficit).

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Le parti sociali chiederanno, molto probabilmente, al vice premier Salvini, di conoscere anche il disegno complessivo di politica industriale per il Paese: «Sia per comprendere come verrà affrontata la transizione verso il digitale, che come si intendono governare i 160 tavoli di crisi aziendali aperti al Mise», spiega Luigi Sbarra (Cisl). La preoccupazione è anche per Ilva. Sul fronte salario minimo, cavallo di battaglia del M5S, imprese e sindacati si sono dichiarati fin dall’inizio contrari. In tutte le audizioni parlamentari svolte in sede di discussione del ddl Catalfo infatti hanno ribadito il rischio di maxi-aumenti del costo del lavoro a carico delle aziende (la stima Inapp parla di un aggravio pari a 6,7 miliardi di euro) collegati al timore di possibili effetti spiazzamento rispetto ai Ccnl che offrono tutele maggiori ai lavoratori non solo di natura retributiva. Resta da capire se questi argomenti riusciranno a fare breccia nel Carroccio, che finora si è mostrato freddo sul salario minimo. E che con il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha mandato un messaggio chiaro all’alleato di governo: «La misura dovrà essere a costo zero per le imprese».

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