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Flat tax, al piano di Salvini mancano 8 miliardi di coperture

di G. Parente e M. Rogari


La Lega rilancia la flat tax al 15% fino a 55mila euro

3' di lettura

L’obiettivo resta quello di una flat tax al 15% sui redditi familiari fino a 55mila euro per un taglio delle imposte sui redditi da 12-13 miliardi. A ribadirlo è stato il vertice della Lega guidato da Matteo Salvini nell’incontro con le parti sociali. Al tavolo il Carroccio ha calato un’altra ricetta in parte già nota: una pace fiscale «2.0» con nuove misure dal saldo per le imprese alla sanatoria sul contante detenuto nelle cassette di sicurezza.

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Interventi dalla chiara fisionomia una tantum che non si sposano facilmente con una riforma fiscale dalla chiara vocazione strutturale, almeno nelle intenzioni della Lega. La partita sulle coperture resta, insomma, ancora tutta da giocare. Con un solo paletto già fissato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria: l’alleggerimento delle tasse dovrà essere realizzato compatibilmente con gli spazi di bilancio disponibili senza mettere a repentaglio i conti pubblici. In altre parole, in autunno potrebbero essere disponibili per il pacchetto fiscale, nella migliore delle ipotesi, non più di 4-5 miliardi della manovra da 30-35 miliardi che si va profilando, oltre 23 dei quali già ipotecati dalla sterilizzazione delle clausole Iva. Con il risultato di lasciare “scoperta” due terzi del piano messo a punto dall’ex sottosegretario Armando Siri.

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Una conferma indiretta dei limitati spazi di manovra per la riforma fiscale arriva dalle parole della viceministro pentastellato dell’Economia Laura Castelli, che in un’intervista a «Il Mattino» frena sul progetto leghista affermando che lo schema della flat tax è «superato e molto costoso. Con il ministro Tria siamo più propensi alla rimodulazione delle aliquote».
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Due strade indicate da Castelli: un assegno unico per riorganizzare e semplificare tutti gli aiuti di natura fiscale o l’introduzione del coefficiente familiare per rimodulare l’Irpef. Una soluzione compatibile con la limitata dote al momento disponibile. Lo stesso vicepremier M5S Luigi Di Maio, pur ribadendo di essere pronto a dare un ok alla flat tax, è tornato a chiedere alla Lega di vedere il piano nei dettagli coperture comprese.

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Non proprio in discesa appare anche un eventuale compromesso sulla cosiddetta flat tax incrementale, ossia l’applicazione di un’aliquota tra il 15% e il 20% sul maggior reddito fatto emergere rispetto all’anno precedente. Un’operazione che la viceministro Castelli definisce «marginale». E che potrebbe presentare, almeno in parte, i tratti regressivi ed essere più simile a una sanatoria non facilmente “digeribile” tra i Cinque stelle.

La rotta tracciata dalla Lega per la prossima manovra non appare perfettamente in linea con le coordinate fissate dal Mef che prevedono la destinazione dei tesoretti di quota 100 e reddito di cittadinanza al contenimento del deficit o al blocco degli aumenti Iva, così come le risorse recuperabili con il riordino delle tax expenditures. Per il Carroccio, comunque, il vero serbatoio di tutto il progetto è la pace fiscale. Nel tavolo con le parti sociali, il sottosegretario Bitonci ha fatto capire di puntare forte sulla sanatoria del contante detenuto nelle cassette di sicurezza stimato in 150 miliardi di euro. L’ipotesi su cui si sta lavorando è quella di consentire l’emersione di una percentuale tra il 40% e il 50% degli importi cash detenuti nelle cassette su cui poi versare l’Irpef secondo le proprie aliquote di riferimento.

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Un intervento in cui verrebbe affidato ai professionisti il ruolo di “certificatori”. Nella pace fiscale «2.0» dovrebbe trovare spazio l’estensione del saldo e stralcio, ossia la sanatoria delle cartelle per omesso versamento di imposte e contributi, anche alle imprese in difficoltà economica. In questo caso si tratterà di individuare la corretta definizione per delimitare lo stato di crisi che non ha consentito di pagare quanto dovuto alle scadenze previste. C’è poi il fronte di una sorta di concordato con adesione (si veda quanto anticipato sul Sole 24 Ore dell’11 luglio) per gli accertamenti basati su presunzioni come nel caso del transfer pricing e dell’abuso del diritto, che consentirebbe di evitare la lite tra Fisco e imprese contribuenti.

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