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Flat tax, sconto medio di 5.300 euro a lavoratori autonomi e imprenditori. Ma attenti alla «trappola povertà»

di Gianni Trovati


Regime forfettario: il test di convenienza in 8 domande

3' di lettura

La Flat Tax introdotta dalla manovra porta agli autonomi e agli imprenditori individuali che potranno sceglierla un beneficio medio di 5.300 euro all'anno, aumentando del 16,9 per cento il reddito disponibile. A guadagnare di più saranno i lavoratori autonomi (6.203 euro in media), mentre gli imprenditori individuali avranno un beneficio un po' più leggero (4.271 euro) perché hanno un reddito medio più basso e un diverso sistema di costi. A tradurre in cifre gli effetti della doppia Flat Tax è l'Ufficio parlamentare di bilancio. Che nelle sue tabelle mette in fila però anche le cifre degli effetti collaterali del nuovo regime.

A partire dalla cosiddetta «trappola di povertà», che per chi supera la soglia potrebbe far pagare 5.700 euro di tasse e contributi in più per un solo euro di fatturato aggiuntivo. Ma andiamo con ordine.

La doppia tassa piatta
Nella manovra il fisco degli autonomi si trasforma in un edificio a tre piani. Il primo arriva fino a 65mila euro, e già da quest'anno applica a chi non supera quel fatturato un'aliquota del 15% sull'imponibile accompagnata da uno sconto del 35% sui contributi. Il secondo piano parte da 65.001 euro e arriva fino a 100mila, e prevede dal 2020 un'imposta sostitutiva del 20%: su tutto l'imponibile, e non solo su quello sopra-soglia. In entrambi i casi, a decidere sulla possibilità di applicare l'aliquota piatta è il fatturato dell'anno precedente.
L'Ufficio parlamentare di bilancio ha fatto i conti in tasca ai potenziali beneficiari. E ne ha definito l'identikit. Le due tasse piatte distribuiranno il 57,6% dei loro benefici a Nord (33,5% a Nord Ovest, 19,4% a Nord Est), e in tre casi su quattro riguarderanno contribuenti maschi. Il 40,6% dei benefici finirà nei bilanci personali degli over 50.

Quanto lavorare (e dichiarare)
Ma l'architettura delle doppie aliquote inciderà anche sulla scelta di quanto lavorare, o di quanto comunicare davvero al fisco. Gli effetti collaterali del passaggio da un regime all'altro dipendono da una serie di variabili, ma sono in ogni caso parecchio distorsive. Con le due misure a regime, per esempio, un professionista che fattura 65mila euro avrebbe un reddito disponibile poco sopra i 35mila euro dopo aver pagato tasse e contributi. Ma basterebbe un euro in più nelle entrate dell'anno per far salire l'aliquota dal 15 al 20% su tutto l'imponibile, e perdere contemporaneamente lo sconto sui contributi: con il risultato di far perdere 5.700 euro di reddito disponibile. Per pareggiare i conti, bisognerebbe fatturare altri 10mila euro. Ma ancora peggio potrebbe andare a chi supera i 100mila euro e ricade quindi nell'Irpef ordinaria, sempre su tutto l'imponibile: in questo caso l'euro sopra-soglia costerebbe 6.800 euro di reddito disponibile in meno. Prima di dichiarare quell'euro al Fisco, insomma, professionisti e autonomi dovranno pensarci bene.

I contraccolpi dell’Iva
E nelle loro valutazioni dovranno pensare bene anche all'Iva. Il forfait cancella infatti anche questa imposta, ma anche qui gli effetti collaterali non mancano. Chi riuscirà a vendere beni e servizi allo stesso prezzo chiesto quando l'Iva era «inclusa», infatti, avrà un guadagno netto maggiore. Ma con il pagamento se ne va anche la possibilità di compensare l'imposta pagata sugli acquisti. Chi deve comprare un bene strumentale che costa mille euro al netto dell'Iva, infatti, oggi sostiene un costo medio effettivo di 530 euro dopo aver dedotto il suo costo dall'aliquota marginale e aver “scaricato” l'Iva. Con il regime forfettario, lo stesso bene gli costerà 1.220 euro. Sempre che le clausole di salvaguardia l'anno prossimo non scattino aumentando ancora il conto.

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