Flessibilità: l’apertura di credito con Bruxelles non sarà «a prescindere»
Per spuntare nuova flessibilità occorrerà fornire precisi impegni sul programma di riforme e di interventi per spingere la crescita
di Dino Pesole
3' di lettura
L'apertura di credito che Bruxelles sembra disposta a concedere al nascituro governo giallo/rosso non sarà “a prescindere”. In sostanza, se come sembra probabile con la prossima manovra di bilancio sarà possibile spuntare nuova flessibilità (le cifre in ballo parlano di circa 10 miliardi per il 2020), a fronte del maggior deficit che ne deriverà (si va verso il 2,2% del Pil rispetto a un tendenziale dell'1,6-1,7% che però sconta l'aumento dell'Iva) occorrerà fornire precisi impegni sul programma di riforme e di interventi per spingere la crescita.
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Impegni precisi già a fine mese. E il primo, fondamentale appuntamento è fissato a fine mese con l'approvazione della Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza. Per il nuovo (se nascerà) governo valgono le raccomandazioni che la Commissione europea ha rivolto al nostro paese al vecchio governo, nel decidere di non aprire lo scorso 3 luglio la ventilata procedura di infrazione per violazione della regola del debito. Fondamentale è stata la decisione assunta dal governo di approvare di fatto una correzione in corso d'opera di circa 8 miliardi, utile a ricondurre il deficit verso il target programmato del 2% del Pil.
«Avevamo posto tre condizioni - ha osservato in quella occasione il commissario agli affari economici Pierre Moscovici - dovevamo compensare lo scarto per il 2018, quello del 2019 dello 0,3% e ottenere garanzie sul bilancio 2020. Il Governo ha approvato un pacchetto che risponde alle nostre tre condizioni e quindi la procedura per debito non è più giustificata». Il confronto però è stato rinviato all'autunno, e resta in piedi la richiesta di Bruxelles di un aggiustamento strutturale per il 2020 pari allo 0,6% del Pil.
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I conti della previdenza nel mirino. Decisive saranno le misure che il nuovo governo deciderà di inserire in manovra sul versante della previdenza. Stando alle valutazioni della Commissione Ue è proprio il capitolo delle pensioni (soprattutto dopo l'avvio di quota 100) a destare preoccupazioni. Le misure sul pensionamento anticipato ora all'esame dei tecnici dell'Economia in previsione di possibili revisioni, comportano secondo i calcoli di Bruxelles incrementi di spesa nel 2019 dello 0,3% del Pil, e rischiano di minare la sostenibilità del debito pubblico nel medio/lungo periodo.
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La sfida della crescita. Accanto alla previdenza, si guarda con attenzione alle misure che verranno adottare per sostenere la crescita. L'economia italiana, fanalino di coda in Europa, è alle prese con una preoccupante fase di stagnazione, alimentata anche dal brusco rallentamento della Germania e dalle tensioni commerciali innescate dalla guerra dei dazi tra Usa e Cina. Sul versante interno, le misure pro-crescita dovranno passare necessariamente da una manovra fiscale mirata alla riduzione del costo del lavoro. E una delle raccomandazioni che Bruxelles rivolge da tempo rivolge all'Italia è di spostare il peso della tassazione dal lavoro ai consumi. Se si tratterà di scegliere, in sostanza, sarebbe preferibile aumentare l'Iva. Strada che i due contraenti del costituendo governo concordemente intendono non percorrere, con la conseguente necessità di individuare risorse compensative per 23,1 miliardi utili a evitare che dal prossimo anno scattino le clausole di salvaguardia (che comporterebbero l'aumento di tre punti delle due aliquote Iva del 10 e 22%).
Coperture certe per la manovra fiscale. Occhi puntati sulle coperture, dunque, perché una manovra fiscale che punti in via strutturale al taglio del costo del lavoro non può che essere finanziata da misure strutturali. Accanto al maggior deficit che potrà essere contrattato con Bruxelles, occorreranno dunque coperture certe, da individuare sul versante del contenimento della spesa corrente. Certamente i risparmi che potranno derivare dal piano di revisione di quota 100 costituiranno un'importante base di partenza. E poi occorreranno garanzie precise sul fronte della riduzione del debito pubblico. Anche in questo caso, si attendono i nuovi dati che il governo inserirà nella Nota di aggiornamento al Def. Secondo i calcoli di Bruxelles, quest'anno si toccherà quota 133,7% del Pil. Non a caso la Commissione Ue ha espresso forti dubbi sulla possibilità di realizzare dismissioni per circa 18 miliardi, come previsto dall'ultima legge di Bilancio. Decisivo sarà l'andamento della spesa per interessi che potrà beneficiare dalla riduzione dello spread in atto da quando si è aperta la crisi e si è cominciata a delineare la possibilità di un governo basato sull'alleanza tra Pd e M5S. In sostanza, se luna di miele sarà tra il nuovo governo, Bruxelles, i mercati e i partner internazionali, occorrerà a breve rafforzarla con impegni e misure concrete.








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