L’INZIATIVA del 2011 dell’allora assessore solinas

Flotta sarda, il sogno della Regione armatrice costato 10,8 milioni di euro

di Riccardo Ferrazza


Regionali in Sardegna, come si vota e gli errori da evitare

2' di lettura

«Abbiamo liberato i sardi e la Sardegna dal giogo armatoriale, che voleva mettere in ginocchio il sistema economico della nostra terra» disse trionfante l’assessore regionale ai Trasporti Christian Solinas nella cerimonia per la tratta inaugurale Vado Ligure-Porto Torres della nave della “Flotta sarda”. Era il giugno del 2011 e la settimana precedente la prima nave della Regione Sardegna marchiata con i Quattro Mori e la scritta Saremar (compagnia partecipata dalla regione cui viene affidato il compito di gestire le nuove rotte) era salpata dal porto di Civitavecchia per raggiungere Golfo Aranci.

Cos’è rimasto del sogno di un ritorno alla “Regione armatrice”, avventura voluta dalla giunta di centrodestra di Ugo Cappellacci per rispondere al caro-tariffe delle compagnie di navigazione accusate di aver messo in piedi un cartello sui prezzi? Una bocciatura europea per aiuti di Stato, la richiesta di restituzione di 10,8 milioni di euro alla Saremar e il fallimento della società. Nel frattempo l’ex assessore, leader del Partito sardo d’azione, lo scorso marzo è stato eletto senatore della Lega e ora corre come candidato per il centrodestra alle elezioni di domenica.

Nell’estate del 2011 la sperimentazione di una flotta navale sarda parte bene. Dopo la fermata tecnica invernale, le navi della Saremar riprendono il mare a metà gennaio 2012 tra Olbia e Civitavecchia. Intanto il Consiglio regionale approva la legge che consente alla Regione di diventare armatore a tutti gli effetti con la Flotta sarda Spa e due navi a noleggio. Nel 2014 arriva però il verdetto della Commissione europea (alla quale si era rivolta la compagnia Grandi navi veloci) che boccia il sostegno concesso alla Saremar. Parte il ricorso della Regione ma il tribunale Ue rigetta le istanze. Ad agosto il Tribunale di Genova dà l’ultimo colpo: la ricapitalizzazione di Saremar non può essere fatta con soldi pubblici. La «guerra dei traghetti» è persa.

La Saremar (compagnia apartecipazione regionale) deve così restituire quasi 11 milioni di aiuti di Stato che, però, non ha. Scatta il fallimento. Nell’aprile 2015 partono le lettere di licenziamento ai 167 lavoratori e nello stesso anno si avviano le procedure fallimentari che portano alla privatizzazione del servizio (ora in capo alla Delcomar dell’armatore maddalenino Franco Del Giudice) e alla vendita dei traghetti.

Nel 2017 la Corte dei conti tornò sulla vicenda. La Flotta sarda spa, scrissero i giudici contabili, fu uun’iniziativa «attuata rischiando di porsi in contrasto con le regole comunitarie, tant’è che in seguito la Società è stata sanzionata. Inoltre, tale scelta non è risultata fondata su una realistica analisi di mercato delle comunicazioni marittime e delle sue dinamiche, infatti il contenzioso avviato dalla Regione Sardegna nei confronti delle altre compagnie si è dimostrato infondato». Non solo. La sperimentazione «seppure abbia contribuito, in misura limitata a calmierare il mercato marittimo verso la Sardegna, ha causato le vicende che hanno condotto alla messa in liquidazione della Saremar che, in precedenza aveva garantito regolari collegamenti con le isole minori senza aver dato, fino all’esercizio 2011, segni di difficolta' economiche».

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