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Fluttuanti mutazioni dell’Elettra di Sofocle

Una analisi complessiva del dramma nella traduzione di Bruno Gentili, per «Fondazione Lorenzo Valla», Mondadori

di Alberto Fraccacreta

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Una analisi complessiva del dramma nella traduzione di Bruno Gentili, per «Fondazione Lorenzo Valla», Mondadori


3' di lettura

«Le scene di apertura del dramma pongono gli spettatori di fronte a un problema, segnatamente la presenza di Elettra». È quanto sostiene Francis Dunn, curatore assieme a Liana Lomiento della nuova edizione della tragedia di Sofocle (traduzione di Bruno Gentili, «Fondazione Lorenzo Valla», Mondadori, pp. CXX-416, € 50), scritta probabilmente quando il drammaturgo ateniese era alla soglia dei novant'anni.

Originalità

Due elementi di originalità sono messi in luce in questa importante rivisitazione dell'Elettra: l'analisi complessiva del dramma che appunto tende ad aggregare lo spazio scenico attorno alle fluttuanti mutazioni psicologiche della fanciulla, lasciando un po' in ombra le macchinazioni del fratello Oreste («la predominanza di Elettra al “centro della scena” ha l'effetto complementare di marginalizzare il piano di vendetta»); l'ampio riassetto testuale dovuto a un'inedita indagine sui codici — duecento in tutto — e a una ponderosa risistemazione metrica.


Oreste

Dunn, nella sua documentata introduzione, si occupa di sfaldare le acquisizioni tradizionali per mettere in chiaro la complessità strutturale della pièce, evidenziandone l'eccentricità tematica e facendo leva sugli intralci posti dalla protagonista nello sviluppo della vicenda. L'antefatto è abbastanza noto: Oreste torna a Micene con Pilade e il Precettore. Grazie a uno stratagemma — la fake news della propria morte —, riesce a scoprire l'ostilità di sua madre Clitennestra, autrice assieme all'amante Egisto dell'omicidio del marito Agamennone, la quale non appare per nulla scossa della notizia, anzi. Elettra, invece, si crogiola in «molte sofferenze» tanto da ispirare la «compassione» dello stesso Oreste e — qui avviene lo scarto con le versioni di Eschilo ed Euripide — lo spettroscopio della sua personalità si allarga a dismisura, «in quanto ostacola i cospiratori e ruba la scena ai loro piani» (Dunn).

Un dramma senza drama, privo di vera azione, cechovianamente centrato sulle variazioni di “colore” del personaggio femminile. Se nelle Coefore di Eschilo tutta la scena era data all'intrigo del matricidio da parte di Oreste, qui — secondo una vera e propria exceptio narratologica — gioca un ruolo essenziale il disvelamento della coscienza di Elettra, il cui kaosmos (per utilizzare un neologismo del Finnegans Wake) psichico «non è diretto contro potenti antagonisti ma resta un'esibizione largamente inefficace da parte di una persona». Inscindibilmente connesso all'interpretazione generale è il riscontro filologico sui testimoni della tradizione, portato avanti con rigore metodologico da Lomiento. Nella dotta nota al testo, infatti, sono sciorinati due fondamentali principî, l'uno conseguente all'altro: bisogna censire tutti i codici e non soltanto quel 10 % circa studiato dagli editori moderni (più «tre frustuli papiracei»); alcune varianti presenti in manoscritti ritenuti non troppo affidabili perché più recenti, sono invece «lezioni di valore», donde la rammemorazione del famoso monito di Pasquali recentiores non deteriores. Mirabile è, come anticipato, il lavoro sulla resa dei cantica dell'Elettra, con raffinate osservazioni colometriche e interventi sulla struttura strofica. Ermeneutica e massima potenzialità di restituzione del testo sono, dunque, anelli di una stessa catena, alla quale si aggiunge l'ottima traduzione di Gentili, accademico dei Lincei scomparso nel 2014. Oscillante tra versificazione a scalino e prosa poetica, la resa di Gentili raggiunge il perfetto equilibrio del fedele servizio e della valorizzazione degli aspetti lirici. Come avviene nell'indimenticabile plot dell'anagnorisis, il commovente riconoscimento dei due fratelli: «EL. E dov'è il sepolcro di quell'infelice? OR. Non esiste, dei vivi non esiste il sepolcro. EL. Che dici, figliuolo? OR. Nulla che non sia vero. EL. Allora egli è vivo? OR. Sì, se io sono vivo. EL. Allora quello sei tu».

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