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Fmi all’Italia: debito troppo alto, serve una tassa sulla prima casa

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Allarme Fmi: Italia e Brexit fra rischi crescita

4' di lettura

NEW YORK - Il Fondo monetario internazionale ha lanciato l’allarme per il debito record nel mondo arrivato al picco di 184mila miliardi di dollari nel 2017, pari al 225% del Pil globale. È quanto si legge nella nuova edizione del Fiscal Monitor del Fmi. Nella versione autunnale la cifra del debito - che include debito pubblico e privato - era stimata a 182mila miliardi.

Nell’aggiornare i dati l'organizzazione internazionale ha messo in guardia sui rischi attuali, che includono le tensioni commerciali, un forte rallentamento della Cina e un deterioramento della propensione al rischio dovuto proprio all’elevato indebitamento. Il Fondo cita anche la volatilità dei mercati finanziari e gli sviluppi politici, inclusa l’incertezza sulla Brexit tra gli elementi di rischio per l’economia globale.

Riforme fiscali per la crescita
Negli ultimi decenni le politiche fiscali dei Paesi si sono concentrate sulla stabilizzazione dell’economia in risposta alla crisi finanziaria del 2008. Con meno enfasi – enfasi richiesta ora - sulle riforme a lungo termine per una crescita inclusiva che segua i cambiamenti demografici e l’avanzamento tecnologico. In molti Paesi, secondo gli economisti del Fondo, il debito pubblico e privato resta troppo alto con prospettive di sviluppo limitate, a fronte di un rallentamento della crescita e diseguaglianze ancora troppo elevate. Le riforme fiscali potrebbero essere la molla per spingere le economie nazionali verso obiettivi di crescita sostenibili e inclusivi, attraverso politiche attive del lavoro, spesa sociale e investimenti in infrastrutture. La cooperazione internazionale in materia fiscale, inoltre, per il Fondo è indispensabile per i temi globali, come la lotta alla corruzione, la tassazione corporate, i cambiamenti climatici e, più in generale, per cercare di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030.

Preoccupa debito dell’Italia
«In Italia, spread sovrani alti a lungo potrebbero pesare sulla crescita e sulle prospettive fiscali e bancarie mentre nuovo stress esercitato da un balzo dei costi per finanziarsi potrebbe intaccare altri Paesi nella regione», scrivono gli economisti del Fondo monetario nel Fiscal Monitor. Secondo il Fmi gli spread nella seconda parte del 2018 sono saliti ma l'effetto contagio nelle altre economie dell'area euro con alti livelli di debito è stato «limitato».

Tassa sulla prima casa
Secondo il Fmi, in Italia «i patrimoni potrebbero essere tassati attraverso una tassa moderna sulle residenze primarie». Nel Fiscal Monitor si parla anche delle pensioni e della sostenibilità a lungo termine del sistema. Salvaguardare la sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici richiede un insieme di misure complete, incluse quelle per controbilanciare le implicazioni dei cambiamenti fatti in Spagna e in Italia, sostiene il Fondo monetario, facendo riferimento, nel nostro caso, a Quota 100.

Meno tasse per favorire la crescita
Il Fondo monetario internazionale giudica «appropriato» per l’Italia un «aggiustamento fiscale che favorisca la crescita» perché aiuterebbe a «ridurre le vulnerabilità legate al debito e a sviluppare misure protettive da essere usate in caso di una grave crisi». Dal nostro Paese l’istituto di Washington si aspetta un ulteriore allentamento fiscale con l’aumento delle spese pensionistiche, degli investimenti infrastrutturali e dell’assistenza sociale. Nel Fiscal Monitor si legge che «in Italia, la politica fiscale diventerà più accomodante di un terzo di punto percentuale del Pil», riflesso dell'aumento della spesa legata al reddito di cittadinanza e al «parziale cambio di rotta rispetto alle passate riforme pensionistiche», ossia all'adozione in forma sperimentale di quota 100. Parlando in generale, il Fondo sottolinea che «il bisogno di un aggiustamento è particolarmente rilevante se gli spread restano alti e le esigenze finanziarie sono ampie» come appunto nel caso italiano.

Ridurre il debito nel medio termine
Il Fmi è convinto che «segnalare l’intenzione di ridurre il debito in modo credibile nel medio termine e di adottare misure di alta qualità per farlo sarà importante per affrontare il problema dato da qualsiasi freno alla crescita esercitato dal peso del debito». Il Fondo sostiene anche che «eliminare spese inutili creerebbe spazio per gli investimenti pubblici nel capitale umano e fisico necessari per adattarsi al cambiamento dell’economia globale» e che «sussidi energetici non targettizzati dovrebbero essere tagliati in molte economie avanzate (Italia, Finlandia e Norvegia incluse)».

Deficit, Grecia meglio dell'Italia
Il Fondo ha anche peggiorato le sue stime sul rapporto tra il deficit e il Pil in Italia. È quanto emerge da un confronto delle tabelle del Fiscal Monitor diffuso oggi e quelle dell’edizione autunnale. Come già anticipato nel World Economic Outlook pubblicato ieri, il deficit/Pil dell’Italia nel 2019 dovrebbe attestarsi al 2,7% e non più all'1,7% calcolato in autunno. Nel 2020 il dato è atteso al 3,4% e non più all’1,9 per cento. Fa meglio dell’Italia la Grecia con un deficit stimato dello 0,2% nel 2019, che l’anno prossimo e in quello successivo vedrà un avanzo dello 0,1% e nel 2020 un pareggio di bilancio. Il Fondo però sottolinea che le sue stime riguardanti l’Italia si basano sulla legge di bilancio del 2019 superata dal Def appena esaminato in Consiglio dei ministri.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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