le stime

Fmi: Asia a crescita zero, prima volta in 60 anni

Cina e India resteranno però in territorio positivo nel 2020 - Attesa per l’imminente rilascio dei dati sul Pil cinese del primo trimestre

di Stefano Carrer

Kristalina Georgieva, Managing Director dell’Fmi.

3' di lettura


I mercati azionari asiatici hanno ripiegato oggi dopo le recenti avanzate, nel quadro di un ritorno di pessimismo degli investitori e del calo precedente a Wall Street: fanno da freno le deboli prospettive dell'economia, enfatizzate da ultimo dal Fondo Monetario internazionale, che non mancheranno di riverberarsi sugli utili aziendali.

Senza precedenti

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L'Fmi ha sottolineato che per la prima in 60 anni l'Asia vedrà una crescita zero nel 2020, in quanto la crisi da coronavirus peserà in un modo senza precedenti sul settore dei servizi e sulle esportazioni. La crescita sarà quindi molto peggiore rispetto a quanto successo durante le precedenti crisi (+4,7% medio durante la crisi finanziaria globale iniziata nel 2008, e +1,3% sulla scia della crisi finanziaria regionale alla fine degli anni -90)

Politiche espansive

Changyong Rhee, direttore del dipartimento Asia-Pacifico, ha invocato un mix di politiche fiscali espansive per supportare famiglie e imprese, oltre a strategie mirate per contenere la diffusione dell'epidemia. Magra consolazione, la regione resterà un traino per l'economia globale, visto che i Paesi avanzati andranno in una forte recessione. L'anno prossimo l'Asia dovrebbe registrare una netta ripresa, intorno al +7,6%: stime che però, è stato sottolineato, restano molto incerte e presuppongo una efficacia nelle misure di contenimento dell'epidemia.

Supporto ai Paesi in difficoltà
Per molti Paesi asiatici, ha aggiunto Rhee, l'erogazione di contanti alla popolazione potrebbe non essere la soluzione migliore: più efficace nei Paesi emergenti sarebbe il supporto alle imprese per sostenere l'occupazione, nel quadro dell'utilizzo di tutte le opzioni di finanziamento a monte, tra cui gli accordi di swap bilaterali e multilaterali e persino l'introduzione di qualche controllo sui capitali per frenarne la fuga. 17 Paesi asiatici hanno già espresso interesse per due strumenti di finanziamento di emergenza dell'Fmi, Rapid Credit Facility e Rapid Financial Instrument.

Post-Brexit più lunga?
La direttrice esecutiva del Fondo, Kristalina Georgieva, ha detto che in totale 102 Paesi hanno manifestato interesse per accedere a forme di aiuto che il Fondo potrebbe concedere. E ha velatamente suggerito che il Regno Unito non farebbe male a chiedere un più lungo periodo di transizione post-Brexit: sarebbe infatti opportuno cercare di ridurre le incertezze in questa situazione internazionale internazionale senza precedenti.

Attesa per il Pil cinese
C'e' grande attesa per i dati sul Prodotto interno lordo cinese nel primo trimestre 2020, che strano rilasciati questa notte: la maggior parte degli

analisti pronostica una performance negativa., seguita da una ripresa. Secondo l'Fmi, quest'anno la Cina riuscirà a restare in territorio positivo, con una crescita del Pil dell'1,2% grazie alla ripresa nella seconda metà dell'anno, cui dovrebbe seguire nel 2021 un forte rimbalzo del 9,2%. Per Rhee le autorità cinesi hanno reagito con determinazione allo scoppio della crisi e ora hanno più spazi di utilizzo per misure fiscali e monetarie se la situazione dovesse aggravarsi. Da segnalare che l'Fmi prevede che anche il Pil dell'India nel 2020 resti in territorio positivo (+1,9%).

Giappone e leva fiscale
Secondo l'Fmi, che si attende una contrazione del 5,2% dell'economia giapponese nel 2020, Tokyo dovrebbe ricorrere ampiamente alla leva fiscale e limitare eccessi nella ulteriore espansione della politica monetaria. Il vicedirettore per l'Asia-Pacifico, Odd Per Brekk, ha suggerito che la Banca del Giappone non dovrebbe portare i tassi in territorio

ulteriormente negativo.

Il governo del premier Shinzo Abe, intanto, sta orientandosi a introdurre, nella manimanovra di stimolo all'economia del valore complessivo di oltre 900 miliardi di euro, erogazioni di contanti a tutti i cittadini indipendentemente dal reddito, per un importo di 100mila yen (850 euro). Ci sono peraltro contrasti tra governo centrale e governatori delle prefetture: le più importanti , come Tokyo, stanno predisponendo autonome misure di supporto all'economia. Il governo Abe ha intanto deciso di estendere lo stato di emergenza - dalle iniziali sette prefetture - a tutto il Paese.

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