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Fmi come Bankitalia: in Italia la crescita del Pil 2019 scende allo 0,6%

di Stefano Carrer


Fmi taglia le stime del Pil, Italia e Brexit rischi globali

3' di lettura

Il Fondo Monetario internazionale ha tagliato di 0,4 punti percentuali (rispetto alla proiezione dello scorso ottobre) la sua stima sulla crescita del Pil italiano nel 2019 da +1% a +0,6%, in linea con quanto indicato settimana scorsa dalla Banca d'Italia - lasciando invariata la previsione di un +0,9% nel 2020. Lo ha fatto nel contesto dell'aggiornamento del suo World Economic Outlook presentato oggi da Christine Lagarde a Davos alla vigilia del World Economic Forum: se le stime sulla crescita mondiale nel 2018 sono state confermate a +3,7%, quelle sul 2019 sono state ridimensionate di 0,2 punti percentuali a un +3,5%, mentre quelle sul 2020 sono state ritoccate all'ingiu' di 0,1 punti percentuali a +3,6%.

Male Italia e Germania
L'espansione globale, insomma, si sta indebolendo ancora di piu' di quanto ipotizzato lo scorso ottobre (quando gia' era stata effettuata una revisione al ribasso). Tra i fattori alla base di previsioni piu' pessimistiche, l'FMI cita in primo piano il rallentamento della Germania (-0,6 punti percentuali in meno rispetto a ottobre, a un +1,3% nel 2019), anche a causa dell'introduzione di nuovi standard sulle emissioni nel settore dei trasporti, e la frenata dell'Italia “dove i timori riguardanti i rischi sovrani e finanziari hanno impattato sulla domanda interna”, in aggiunta al peso di “piu' alti costi di indebitamento, in quanto i tassi sul debito sovrano restano elevati anche se sotto i picchi dell'ottobre scorso”. L'Fmi ha citato le tensioni sul bilancio di italiano tra i fattori che ha contribuito al ripiegamento dei mercato azionari nella seconda meta' del 2018, aggiungendo che “un protratto periodo di tassi sovrani elevati metterebbe sotto ulteriore stress le banche italiane, pesando sull'attivita' economica e peggiorando le dinamiche del debito”.
La crescita nell'area euro nel 2019 e' stata rivista al ribasso di 0,3 punti percentuali a +1,6% (in calo anche sul +1,8% del 2018). Le economie avanzate, nel complesso, procederanno a passo del gambero: da +2,3% nel 2018 a +2% nel 2019 a +1,7% nel 2020.

LE NUOVE PREVISIONI DEL FONDO
LE NUOVE PREVISIONI DEL FONDO
LE NUOVE PREVISIONI DEL FONDO

Conferme su Cina e Usa, bene Tokyo
In controtendenza il Giappone, stimato in espansione nel 2019 a +1,1%, 0,2 punti percentuali in piu' rispetto alla previsione di ottobre, grazie all'arrivo atteso di una nuova manovra di stimolo all'economia finalizzata a mitigare l'impatto dell'aumento dell'Iva dall'8% al 10% dal prossimo ottobre. Da notare che l'FMI non ha modificato la sua previsione di ottobre su una crescita cinese al 6,2% nel 2019, dopo il +6,6% stimato per l'anno scorso e confermato oggi dalle autorita' di Pechino. Invariata al +2,5% anche l'ipotesi sul Pil Usa nel 2019.

Appello alla cooperazione
Mentre “la debolezza del secondo semestre si riverberera' sui successivi trimestri”, aggiunge l'FMI, “i rischi per la crescita globale pendono verso un peggioramento”, tra tensioni commerciali, irrigidimento delle condizioni finanziarie, “sentiment” piu' pessimista sui mercati finanziari, piu' i pericoli di una “hard-Brexit” e di un rallentamento piu' accentuato in Cina. La ricetta suggerita e' anzitutto quella di “risolvere in modo collaborativo e rapido i disaccordi commerciali piu' che elevare ulteriormente barriere dannose e destabilizzare una economia globale gia' in rallentamento”.
Imperative per tutte le economie, secondo l'Fmi, sono le esigenze di “'misure per potenziare la crescita e rafforzare l'inclusivita'”, rafforzando pero' anche i “cuscinetti” ammortizzatori sia fiscali sia finanziari in un contesto di alto peso del debito e condizioni finanziarie irrigidite”. Facile a dirsi, molto meno a farsi.

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