il report

Fmi sull’Italia: pensioni anticipate sì, ma assegno più leggero

Dal reddito di cittadinanza alle pensioni la nuova analisi sull'Italia del Fondo monetario internazionale affronta tutti i temi di stretta attualità della politica economica

di Gianni Trovati


Fmi taglia stime pil mondo, crescita Italia modesta

3' di lettura

Il reddito di cittadinanza va ripensato perché il suo aiuto scende troppo rapidamente al crescere della famiglia, e il suo disegno rischia di disincentivare la partecipazione al lavoro alimentando la dipendenza dal welfare. E le pensioni, nonostante l'Italia abbia fatto con la legge Fornero «più di molti altri Paesi», rimangono un problema per i bilanci pubblici dei prossimi due decenni, per cui ogni forma di uscita anticipata va neutralizzata con una riduzione dell’assegno in proporzione ai mancati contributi.

L’intervento sull’Iva
La nuova analisi sull'Italia del Fondo monetario internazionale affronta direttamente tutti i temi di stretta attualità della politica economica al centro delle discussioni di queste settimane nella maggioranza e con le parti sociali. Senza dimenticare il Fisco, tema su cui l'indicazione del Fondo, meno tasse sul lavoro da bilanciare con un allargamento della base imponibile e un intervento sull'Iva, corre in parallelo alle ipotesi su cui si comincia a lavorare dalle parti del governo.

I bassi tassi frenati dalla politica accomodante della Bce
Governo che, per gli analisti dell'Fmi, ricostruendo il rapporto con l’Europa ha contribuito a tenere bassi i tassi frenati dalla politica accomodante della Bce. Ma questo momento di calma piatta va sfruttato subito, avverte il report, per rafforzare le difese di un Paese che resta tra i più esposti ai molti rischi di shock internazionali.

La lunga stasi della produttività
Perché la crescita ferma incide sui saldi di finanza pubblica (l’Fmi prevede per quest'anno un deficit al 2,4% contro il 2,2% calcolato dal governo), e soprattutto la lunga stasi della produttività, ferma nei servizi più che nella manifattura, schiaccia anche la crescita potenziale dei prossimi cinque anni. In questo contesto un debito che per l'Fmi è destinato a rimanere intorno al 135% è una porta costantemente aperta per il rischio crisi di finanza pubblica.

Il pacchetto di riforme strutturali
Per rimediare, la ricetta targata Fmi è la solita, con il pacchetto di “riforme strutturali” che spazia dalla liberalizzazione dei servizi locali e di diversi mercati chiusi, alla giustizia civile fino alle crisi d'impresa. Ma è su welfare e pensioni che l'incrocio con l'attualità politica italiana si fa più stretto. Perché il reddito di cittadinanza, sostengono al Fondo monetario, è un passo avanti rispetto al quadro precedente ma i suoi risultati sono disallineati dai benchmark internazionali.

I limiti del reddito di cittadinanza
Due i difetti principali delle attuali misure anti povertà: lo scarso aiuto alle famiglie numerose, e l'uscita di scena rapida in caso di accettazione di un'offerta di lavoro anche a bassi salari, con il risultato di disincentivare l'ingresso dei diretti interessati nel mercato del lavoro.

Meccanismi alternativi di flessibilità in uscita
Sulla previdenza, che promette di essere l'altra protagonista dell'ipotetica “fase 2” di cui si comincia a discutere in maggioranza, il Fondo monetario è chiaro. La fine certa di Quota 100 è una buona notizia per i conti pubblici. Ma non è sufficiente perché per completare la messa in sicurezza avviata dalla legge Fornero bisognerà attendere decenni. Nel frattempo si possono mettere in campo meccanismi alternativi di flessibilità in uscita, come quelli di cui il governo ha cominciato a discutere con i sindacati. A patto che l'uscita anticipata produca una pensione più leggera per tener conto dei mancati versamenti contributivi.

Per approfondire

Crescita e debito, quei consigli del Fmi ai politici italiani

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