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Fmi: reddito di cittadinanza disincentiva il lavoro. Nodo costi per quota 100

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Fmi: reddito di cittadinanza disincentiva il lavoro. Nodo costi per quota 100

3' di lettura

NEW YORK - Meno tasse sul lavoro. Riforme strutturali per rilanciare la produttività. Nuove liberalizzazioni. Attenzione alla sostenibilità debito pubblico che resta il secondo più alto in Europa. Con un giudizio positivo sul piano del governo di incrementare gli investimenti pubblici, e anche delle misure di sostegno al reddito «che favoriscono l'inclusione sociale e l'occupazione» in linea di massima, ma non su come è stato formulato nel decreto sul reddito di cittadinanza.

Giudizio critico anche su “quota 100” e gli incentivi per la pensione anticipata. Il Fondo monetario internazionale nell'Article IV, il rapporto annuale sull'Italia valuta il percorso fatto finora dal nuovo governo gialloverde e indica la strada per «liberare il potenziale dell'economia italiana». In un contesto congiunturale, europeo e globale, problematico, che parla di un rallentamento, se non di un rischio recessione, ed evidenzia le criticità italiane irrisolte e le vulnerabilità.

«Reddito di cittadinanza disincentiva il lavoro»
Il Fondo boccia il decreto sul reddito di cittadinanza per come è stato formulato perché l'incentivo è «molto alto, fissato al 100% della linea di povertà relativa in confronto al 40-70% indicato nelle buone pratiche internazionali. I benefici sono relativamente più generosi al Sud, dove il costo della vita è più basso con l'implicazione di maggiori disincentivi al lavoro così come di rischi di dipendenza dalla misura di welfare». Di critiche al provvedimento «bandiera» del Governo, lo staff del Fondo, sull'Italia ne fa anche altre. «Soprattutto, sebbene i benefici siano finalizzati ai poveri, quelli aggiunti si riducono troppo rapidamente al crescere dei componenti del nucleo familiare, penalizzando le famiglie più numerose mentre i pensionati sono trattati in modo preferenziale. Controlli adeguati saranno essenziali per un efficace controllo dei destinatari del reddito».

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Quota 100: aumento dei costi sulle generazioni giovani
Riguardo al pacchetto per il pensionamento anticipato le regole, rilevano gli esperti del Fondo, in Italia sono state «allentate notevolmente. Questo potrebbe aumentare il numero dei pensionati, ridurre la partecipazione al mercato del lavoro e la crescita potenziale, aumentare i già elevati costi pensionistici e imporre un ulteriore peso sulle generazioni più giovani».

L'economista Rishi Goyal a capo del team Fmi che ha seguito il report sull'Italia – in precedenza aveva lavorato a capo della missione Fmi in Grecia nel 2013-2015 nel momento più acuto della crisi dei debiti sovrani – parla anche di uno sforzo necessario da parte del governo italiano per migliorare il “business climate” e creare un ambiente più favorevole per le imprese.

Bene la riduzione degli Npl
Bene la riduzione dei nonperfoming loans del sistema bancario scesi dal 16,5% del 2015 sotto al 10%. Un “sensibile miglioramento” sebbene gli Npl rimangano più elevati del 3,6% rispetto alla media europea. Bene, ancora, gli sforzi del governo per stabilizzare il sistema bancario (salvataggio Carige, ndr) in modo che “possa pienamente svolgere il suo ruolo di sostegno dell'economia”.

Il Fondo monetario rileva che nel 2017 il Prodotto interno lordo italiano con una crescita dell'1,6% (governo Gentiloni) abbia registrato il migliore andamento del decennio. Lo scorso anno invece il Pil è sceso all'1%. E le stime dell'organizzazione internazionale che controlla lo stato di salute dell'economia mondiale e dei singoli paesi, per il 2019 proiettano la crescita della ricchezza prodotta dall'Italia, nonostante l'ambiziosa manovra espansiva messa in piedi dall'esecutivo attuale, alla conferma dello 0,6%. Per restare sotto l'1% negli anni successivi (0,9% nel 2020, e 0,7% nel 2021).

Pesano - fa notare ancora Goyal – «il rallentamento della crescita nell'area euro, la fine del programma di acquisto di titoli di stato della Banca centrale europea, le difficoltà negli scambi internazionali (guerra dei dazi, ndr)», così come «la maggiore incertezza nella politica interna che lo scorso anno si è riflessa nell'aumento dei costi per il debito pubblico».

L'Fmi rileva che il tenore di vita delle persone di mezza età e delle giovani generazioni è peggiorato. Il reddito pro capite è allo stesso livello di venti anni fa. Oltre il 20% dei proprietari di case è a rischio povertà. E l'emigrazione degli italiani, i giovani che partono in cerca di lavoro, è tornata ai livelli massimi da mezzo secolo.
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