dopo la bocciatura in vigilanza

Foa: «Continuerò a coordinare il cda Rai». Suo figlio nello staff di Salvini

di Nicola Barone

Rai: vigilanza boccia Foa, lite Salvini-Berlusconi

3' di lettura

«Sono ancora in attesa di indicazioni dell'azionista e nel frattempo continuerò, nel pieno rispetto di leggi e regolamenti, a coordinare i lavori del cda come consigliere anziano». Marcello Foa, dopo lo stop di ieri arrivato dalla commissione di Vigilanza che ha non ha approvato la sua nomina a presidente Rai, chiarisce di aver informato oggi i suoi colleghi del consiglio di amministrazione. Dunque è stallo sulla casella di vertice a Viale Mazzini, una situazione che al di là della forma mostra un nodo politico ben più grosso, interno al centrodestra, con l’opposizione schierata già sulle barricate («se l'occupazione abusiva di Marcello Foa in Rai continuerà, siamo pronti a chiedere al Capo dello Stato di riceverci.

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Le prerogative del Parlamento nella effettività della carica di presidente sono chiare, e il governo M5S e Lega le sta stravolgendo», dice il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci).

Tra Lega e Forza Italia sulla presidenza della Rai si è aperta una frattura con la bocciatura in Vigilanza del candidato designato dal governo giallo-verde. E ciò grazie al “non voto” dei parlamentari azzurri, schierati con le altre opposizioni contro la ratifica dell'ex firma del Giornale. E così il centrodestra è sembrato andare in pezzi, malgrado le parole in qualche modo concilianti di Silvio Berlusconi tese a escludere rotture definitive con l’alleato. Ma dal canto suo Matteo Salvini ha mostrato di non voler arretrare di un passo, fermo sulla versione secondo cui, “incidente” parlamentare a parte, il cda della Rai è in carica e può svolgere «mansioni e funzioni». Nè ha manifestato imbarazzo («Assolutamente no») per la presenza del figlio di Foa, Leonardo, nel suo staff, nel ruolo di addetto alla comunicazione sui social, come rivelato dall’Espresso.

Rai: vigilanza boccia Foa, lite Salvini-Berlusconi

Resta il fatto che l’azienda radiotelevisiva pubblica si trova senza un presidente vero e proprio. Ed è l’argomento su cui fa leva la consigliera Rita Borioni, quota Pd, che invoca «al più presto» una nuova votazione sottolineando il suo timore circa «la possibile nullità degli atti del cda». Un tema che ha posto anche sul piano operativo. «All'inizio della prossima riunione, prima di qualsiasi decisione, chiederò una dichiarazione formale sui poteri del consigliere anziano e sulle funzioni del consiglio in questa situazione». Secondo Borioni «effettivamente nella normativa c'è un baco, perché non è specificato cosa succede se il presidente viene bocciato dalla commissione. Ma logica vuole che si proceda a una nuova votazione: se bastasse il consigliere anziano, la legge non direbbe che bisogna eleggere il presidente». Fnsi e Usigrai si dicono intanto pronti a impugnare atti illegittimi del cda. «Marcello Foa come consigliere anziano può esclusivamente convocare, e con urgenza, il consiglio di amministrazione per dare finalmente alla Rai un presidente di garanzia. Un qualunque altro atto che andasse oltre sarebbe una frode della legge e una usurpazione delle attribuzioni della commissione di Vigilanza. L'autoproclamazione come “coordinatore” del cda, figura non prevista da alcuna norma, più che una furbata lessicale è uno sfregio al Parlamento».

Aidda: su presenza donne clamorosi passi indietro
Contro i criteri di scelta del Cda Rai si schiera intanto l'Associazione di imprenditrici e donne dirigenti di azienda (Aidda). In una nota, la presidente Maria Claudia Torlasco rileva «con amarezza» i «notevoli e clamorosi passi indietro» sul rispetto della parità di genere nelle prime nomine pubbliche ufficializzate dal Governo. Nel Cda Rai, ad esempio, «su sette componenti sono solo due le donne nominate» e nessuna di loro è stata indicata dall'Esecutivo «per ricoprire uno dei posti apicali di presidente o di Ad». Stesso discorso per il nuovo Cda Ferrovie dello Stato (3 donne su 7 componenti) e il nuovo Cda di Cassa Depositi e Prestiti (3 su 12) e l'Autorità per l'energia (1 su 5). «È evidente - conclude Torlasco - che un tale comportamento anche se non viola formalmente la legge Golfo-Mosca sulla presenza femminile nei cda delle aziende pubbliche, di certo ne contraddice il senso».

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