ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’appuntamento

Focus su rappresentanza democratica in crisi e guerra al Circolo Dossetti

Colloquio di Angelo Panebianco il 17 dicembre a Milano con il filosofo Salvatore Natoli

di Annarita D'Ambrosio

2' di lettura

Focus su uno degli appuntamenti più attesi del corso di formazione alla politica del Circolo Dossetti di Milano, quest’anno dedicato alle «Emergenze del nuovo millennio». Circoli che cambiano pelle per adeguarsi ai tempi quelli nati nel 1998 da un nucleo di operatori sociali, culturali e politici provenienti da esperienze associative dell'area del cattolicesimo democratico e sociale milanese che ha incominciato a coltivare – sotto la guida di Giovanni Bianchi, già presidente nazionale delle Acli e parlamentare – la pratica sistematica dell'incontro e del confronto intorno alle questioni dell'attualità politica, economica e sociale.

L’origine della crisi della rappresentanza democratica

Appuntamenti ripresi in presenza, ma a cui si può partecipale anche da remoto quelli 2022-2022 inaugurati il 29 ottobre da un incontro su donne e ambiente. Il prossimo 17 dicembre alle 10 presso la Sala Acli Lombardia di via Luini 5 si affronta un tema caro allo stesso fondatore dei circoli: la crisi della rappresentanza democratica, protagonisti il politologo e saggista Angelo Panebianco ed il filosofo Salvatore Natoli sugli spunti del libro edito da Il Mulino, «All'alba di un mondo nuovo» del 2019 scritto da Panebianco stesso e dal sociologo Sergio Belardinelli.

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Un processo che il Covid non ha intaccato

Un testo sotto alcuni aspetti profetico che però pochi mesi dopo la sua uscita, nell’aprile 2019, ha visto concretizzarsi l'inaspettata diffusione della pandemia. Nasce un mondo nuovo con il Covid abbiamo chiesto a Salvatore Natoli e come la crisi della rappresentanza democratica è mutata con esso? «Una crisi precedente alla pandemia – conferma il filosofo – crisi della stessa democrazia occidentale, divenuta una anomalia» in un quadro di quelle che Natoli definisce «democrature. Dalla crisi finanziaria del 2008 in poi fenomeni di labilità politica si sono diffusi ed i media che sono vettori determinanti della formazione del consenso hanno influito molto nel processo». Ed il Covid? Ha inciso relativamente portando allo scoperto un segmento della popolazione che ha costituito una buona fetta di resistenza alle costrizioni che dalla situazione sanitaria sono discese.

La guerra come rottura dell’equilibrio di Yalta

Cosa il libro che si commenterà il 17 attualizzando le tematiche del testo ha profetizzato - chiediamo a Natoli - e cosa di inaspettato è sopraggiunto? «Si anticipava nel libro, ripercorrendo la storia mondiale, che il liberalismo occidentale aveva lasciato il campo all'unilateralismo americano a cui l'Europa si era appoggiata per paura dell'Urss. La caduta di quest'ultima però è stato solo l'avvio – ci ha spiegato Natoli – di un processo di rottura dell'equilibrio di Yalta che la guerra russo – ucraina, imprevedibile tre anni fa, ha definitivamente oggi portato a compimento. Nel nuovo asse mondiale americano-cinese bisognerà perciò capire dove si potrà collocare adesso la Russia, che – ha concluso Natoli riportando un suo ragionamento ante conflitto in corso – avrebbe dovuto collocarsi naturalmente al fianco dell'Europa».

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