amministrazione trasparente

Foia, accesso agli atti della Pa: Interni e Istruzione inadempienti

Nei primi 2 anni di applicazione di quello che è un diritto dei cittadini, sono state 1.051 le richieste di accesso ai dati dei ministeri, di cui il 64,5% andate a buon fine. Il problema dei dati a geografia variabile: la qualità e l’aggiornamento non procedono di pari passo nelle varie amministrazioni pubbliche

di Nicoletta Cottone


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3' di lettura

Accesso agli atti della Pubblica amministrazione a rilento. Nei primi 2 anni di applicazione di quello che è un diritto dei cittadini, sono state 1.051 le richieste di accesso ai dati dei ministeri, di cui il 64,5% andate a buon fine. E molto lavoro è ancora da fare, a partire dal fatto che la raccolta dei dati, la qualità e l’aggiornamento non procedono di pari passo nelle varie amministrazioni pubbliche. Difficile, dunque, monitorare la materia. Lo attesta un report dell’Osservatorio Foia di OpenPolis.

Amministrazione trasparente
In base al cosiddetto Foia (Freedom of information act), le amministrazioni devono essere trasparenti e consentire l’accesso civico generalizzato, che consente a chiunque di richiedere alla Pa dati, documenti e informazioni. La novità dell’accesso generalizzato è stata inserita nell’ordinamento dal decreto trasparenza del maggio 2016 (Dlgs 97/2016), che ha modificato la normativa contenuta nel Dlgs 33/2013. Prima esistevano solo altri due strumenti: l’accesso documentale e l’accesso civico semplice. Oggi ogni amministrazione ha l’obbligo di istituire e pubblicare sul proprio sito Internet un registro dove indicare gli estremi delle richieste di accesso ricevute, senza indicare i dati personali.

Il diritto di accesso generalizzato è riconosciuto per favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e per promuovere la partecipazione al dibattito pubblico

Maglia rosa al ministero della Giustizia
La pagina reputata più completa è stata quella del ministero della Giustizia, che pubblica - spiega il report che analizza i dati 2017 e 2018 - «le linee guida operative, la rassegna periodica della giurisprudenza e delle motivazioni dei casi di rigetto delle istanze di accesso».

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Maglia nera per Interni e Istruzione
Il report assegna la maglia nera a due ministeri, quello dell’Interno - per il quale è ancora in corso di progettazione un sistema informatico ad hoc - e quello dell’Istruzione. I dati dei ministeri della Pubblica amministrazione, per gli Affari regionali, per il Sud e la famiglia sono pubblicati sul sito di palazzo Chigi.

Il risiko dei dati
Il problema è che i dati vengono forniti a geografia variabile. Alcuni hanno deciso di mettere in rete solo il registro di accesso generalizzato (ministeri della Difesa, Economia, Sviluppo economico, Politiche agricole, Affari esteri). Altri ne hanno introdotti tre separati, come Presidenza del consiglio e ministero della Salute. C’è poi chi ha realizzato un unico registro per le diverse tipologie di accesso, scelta effettuata dai ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture, del Lavoro e della Giustizia).Variabile anche la tempistica degli aggiornamenti, la tipologia di dati rilasciati e il contenuto delle informazioni rese disponibili. Ci sono amministrazioni che effettuano un aggiornamento continuo dei dati, come la Difesa, lo Sviluppo economico, i Beni culturali e la Giustizia). Altri hanno scelto l’aggiornamento trimestrale, come la Presidenza del consiglio, le Politiche agricole, le Infrastrutture, la Difesa e la Salute. Per alcune amministrazioni l’ultimo aggiornamento risale a dicembre 2018: Affari esteri, Economia, Ambiente, Lavoro. Non sempre, poi, i dati sono tutti tempestivamente aggiornati. Per esempio il report segnala il caso del registro per l’accesso del ministero della Salute e della richiesta della Coldiretti del 27 aprile 2017: il registro riporta solo la decisione del Tar, ma non la successiva pronuncia del Consiglio di stato che ha riformato la sentenza del Tar.

I ministeri più gettonati
Sono state 1.051 le richieste che sono state o accolte, o parzialmente accolte o rigettate. Sono state escluse 219 richieste, di cui 135 perché inviate all’amministrazione sbagliata (e quindi inoltrate a quella competente) e altre 84 il cui esito non era chiaramente ricostruibile analizzando i database messi a disposizione. L’amministrazione che ha ricevuto più richieste (al netto di quelle smistate ad altro ministero competente) è la Presidenza del consiglio (274 richieste), seguita dalla Difesa (193), dai Beni culturali (150) e dallo Sviluppo economico (124). In media si sono registrate oltre 500 richieste di accesso civico generalizzato all'anno.

LE RICHIESTE FOIA

Numero di richieste ricevute nel 2017 e nel 2018 (Fonte: Openpolis)

Negate il 26,7% delle richieste
Delle richieste presentate il 64,5% sono state accolte, l’8,7% parzialmente accolte, mentre le rimanenti 26,7% negate. La percentuale più alta di richieste accolte è quella del ministero dell’Agricoltura (1 solo caso di diniego nel biennio su 38 richieste). All’opposto si trovano i ministeri del Lavoro (43% di accessi negati), della Difesa (39%) e dell’Economia (39%) . La media dei tempi di risposta è nel complesso contenuta nei 30 giorni previsti dalla legge. Fanno eccezione il ministero dell’Ambiente nel 2017 (44 giorni), il ministero della Salute nel 2017 (38 giorni), il ministero dell’Economia nel 2017 (37 giorni) ed il ministero della Difesa nel 2018 (37 giorni). Ad eccezione proprio del ministero della Difesa, in tutti gli altri casi il 2018 ha segnato un miglioramento nei tempi di risposta rispetto al 2017.

Registro degli accessi Foia – I ministeri

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