ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’impatto

Fondazione Moressa e Università Ca’ Foscari studiano l’integrazione

Sviluppo economico

di Barbara Ganz

3' di lettura

Università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Leone Moressa riflettono sugli impatti economici dell’immigrazione, con l’obiettivo anche di studiare iniziative mirate di collaborazione in grado di contribuire ai processi di integrazione come parte sempre più importante dello sviluppo economico e culturale del nostro territorio. Al centro ci sono i dati del XII Rapporto sull’Economia dell'Immigrazione, integrato con gli ultimi dati aggiornati al 2023; una base per comprendere «non solo l’importanza che l’immigrazione ha assunto nell'economia del Paese, ma anche come una politica migratoria seria e lungimirante sia oggi un’azione necessaria per consolidare la ripresa e fornire prospettive di crescita in un contesto demografico e geopolitico molto più difficile del passato», Enrico Di Pasquale, ricercatore della Fondazione Leone Moressa.

Migrazioni ed economia

L'imprenditoria immigrata rappresenta «uno dei fenomeni economici più interessanti legati alla presenza straniera in Italia - sottolinea il ricercatore. Anche negli anni di crisi economica (2008, 2011, 2020), l’imprenditoria immigrata ha sempre registrato trend di espansione. Il fenomeno rappresenta, da un lato, la prosecuzione di un percorso di integrazione, generalmente dopo alcuni anni di esperienza nel lavoro dipendente. Al tempo stesso, però, la scelta imprenditoriale rappresenta una soluzione dovuta alle scarse opportunità di crescita nel lavoro dipendente». Non solo: «In molti casi esiste un “effetto sostituzione” nei confronti di imprese italiane, spesso con una perdita di produttività e capitale sociale. Monitorare il fenomeno è quindi utile per capire le caratteristiche di questa componente e stimolare le sinergie e le collaborazioni con le imprese locali». Di fatto «la crescita dell’imprenditoria immigrata non è più una sorpresa. Il trend prosegue anche negli anni di crisi: il fenomeno può essere un’opportunità anche per le imprese italiane, ma sono ancora poche le sinergie», conclude.

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Il fenomeno

A partire dai dati, Fondazione Leone Moressa fotografa la situazione al 31 dicembre 2022, con 761.255 imprenditori nati all’estero (10,1% del totale) e 575.673 imprese a conduzione prevalentemente straniera (11,2%) in Italia. La graduatoria dei principali Paesi di nascita offre una panoramica sulle dinamiche in corso. I primi due Paesi per numero di imprenditori sono Cina (77.541) e Romania (75.801), che insieme rappresentano un quinto degli imprenditori immigrati in Italia.

Nell’ultimo anno le comunità con gli aumenti più significativi sono state Albania (+7,4%), Egitto (+3,9%) e Pakistan (+3,5%). Stabile invece il Bangladesh, che negli ultimi dodici anni aveva registrato un raddoppio dei propri imprenditori (+136,8%). Confrontando gli imprenditori per ciascun Paese con la popolazione in età lavorativa nata nello stesso Paese , è possibile calcolare il “tasso di imprenditorialità” per ciascuna comunità. Tra i nati in Italia, gli imprenditori sono il 20,9% rispetto alla popolazione in età lavorativa (15-64 anni). Tra i nati all’estero, questo valore è decisamente più basso (13,8%). Tuttavia, tra i nati all’estero la situazione è molto variegata: il record spetta alla Macedonia, con un tasso del 51,3%. Superano il 30% anche Russia e Cina, mentre sono fortemente al di sotto della media Albania (12,9%), Romania (8,8%) e India (7%).

Il settore con più imprenditori nati all’estero è il Commercio, con 235 mila imprenditori (31,0% del totale). Seguono Servizi e Costruzioni, rispettivamente col 24,2% e il 22,4% del totale. La prima regione per numero di imprenditori stranieri è la Lombardia, con poco più di 160 mila unità (oltre un quinto del totale nazionale). In questo caso, la componente immigrata rappresenta il 12,0% dell'imprenditoria complessiva. La seconda regione è il Lazio, con quasi 85 mila imprenditori. Seguono poi tre regioni con oltre 60 mila imprenditori stranieri: Emilia-Romagna, Toscana e Veneto. E nelle prime 10 province per imprenditori immigrati in numeri assoluti figurano Verona e Treviso. Se si guarda all’incidenza sul totale, invece, si trovano Trieste (seconda) e Gorizia (ottava).

Il ruolo dell’ateneo

Quale ruolo possono svolgere Università e imprese nel governo di un fenomeno complesso come quello migratorio? È necessaria la formazione di competenze professionali e manageriali in grado di incidere sui processi di integrazione. In questo senso Ca’ Foscari svolge del resto già oggi un ruolo attivo nelle politiche di integrazione: cresce il numero di studenti internazionali che l'ateneo accoglie ogni anno nei propri corsi (608 studenti internazionali immatricolati nell’a.a. 2022/23, con un incremento dell’80% rispetto agli ultimi sei anni), ai quali l’ateneo dedica servizi specifici per l’accoglienza e, grazie a un accordo con la Questura di Venezia, anche per il rilascio dei permessi di soggiorno per motivi di studio. Ca’ Foscari ha inoltre attivato da tempo un Master per formare figure professionali per il governo dei processi migratori e sta avviando un progetto di migrazione circolare, formando studenti africani e facendoli fare pratica nelle imprese in Italia, con l’obiettivo di reinserirli successivamente nei Paesi d’origine.

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