lavoro e cultura

Fondazioni liriche in sciopero: suonano in piazza a Firenze per il loro futuro

di Silvia Pieraccini

2' di lettura

Hanno protestato eseguendo brani d’opera i lavoratori delle 14 Fondazioni liriche italiane, che oggi hanno scioperato e si sono dati appuntamento a Firenze per la manifestazione nazionale organizzata da Cgil, Cisl, Uil e Cisal. Un corteo di 500 persone, in testa i dipendenti del Maggio musicale fiorentino, ha attraversato la città per poi fermarsi in presidio di fronte alla Prefettura.
Al centro della protesta è l’articolo 24 della legge 160/2016 che, secondo i sindacati, porterà molte delle Fondazioni liriche che hanno aderito alla legge Bray a ridurre drasticamente l’offerta culturale mettendo a rischio le professionalità che lavorano negli enti. «Se non cambia la legge, le Fondazioni non arriveranno al 2018», affermano i sindacati.

Lo scenario che viene dipinto ipotizza la morte a breve della grande tradizione lirica italiana «a causa della superficialità e disattenzione di chi dovrebbe avere il compito di tutelarla». La selezione contabile, sottolineano i sindacati, è stato «l’unico obiettivo delle iniziative politiche degli ultimi anni, dal decreto Asciutti fino alla legge 160/2016, un trend che sembra confermato nel disegno di legge sullo spettacolo dal vivo attualmente al vaglio del Parlamento».
Tutti gli emendamenti presentati diretti a modificare l’art. 24 della legge 160/2016 – sottolineano le sigle sindacali - non sono stati accolti, con la conseguenza che «molte delle Fondazioni che hanno aderito alla Legge Bray non arriveranno al 2018: si ridurrà drasticamente l’offerta culturale sul territorio, mettendo fra l’altro in predicato il futuro di tanti ragazze e ragazze che oggi studiano per diventare dei professionisti del settore».

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E ancora: «La politica ragionieristica di questi anni, gestita a colpi di decreto, ha operato esclusivamente su licenziamenti, esternalizzazioni e precarizzazione dei rapporti di lavoro, determinando non solo la chiusura di interi settori produttivi, corpi di ballo, laboratori di scenografia, ma anche un’arbitraria rivisitazione di quanto richiesto dalle partiture dei compositori».
I sindacati chiedono che si apra una discussione di prospettiva per la lirica italiana, annunciando che la mobilitazione continuerà fino a quando non sarà attivato un dialogo «adeguato alla gravità della situazione». In gioco, dicono, non c’è solo la sorte di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, ma un indotto economico in termini di prestigio e di capitale intellettuale di valore inestimabile.

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