LA PROPOSTA

Fondazioni politiche tedesche, un modello da oltre 400 milioni (pubblici) l’anno

di Riccardo Ferrazza


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Nicola Zingaretti

3' di lettura

A Piazza Capranica, nel centro di Roma in un bel palazzo del ’700 con vista sulla chiesa di Santa Maria in Aquiro, c’è la sede italiana della Friedrich Ebert Stiftung. È la fondazione politica legata alla Spd, il partito social-democratico tedesco, alla quale il neo segretario del Pd Nicola Zingaretti ha detto di volersi ispirare come modello per la creazione di un nuovo “pensatoio” del suo partito cui affidare la formazione della propria classe dirigente e l’elaborazione culturale e programmatica.

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L’ufficio romano, a pochi metri dalla Camera dei deputati, è solo una delle 106 sedi estere del think tank che porta il nome del primo presidente tedesco eletto democraticamente (fu alla guida della Repubblica di Weimar dal 1919 al 1925). In Germania la fondazione ha due sedi centrali (nella capitale e nell’ex capitale, Berlino e Bonn) e altre 14 sparse nei vari Länder. La fondazione organizza congressi, seminari e incontri di formazione politica, cura pubblicazioni (350 in un anno). Un’attività intensa resa possibile da un consistente finanziamento pubblico che rappresenta la quasi totalità delle entrate: ben 173,95 milioni per il 2018 a fronte di contributi privati per 1,65 milioni. Un modello di sostegno alla politica che in Italia è stato cancellato a partire dal 2013: la sopravvivenza di partiti e fondazioni è oggi affidata al contributo dei privati. Il neo tesoriere del Pd Luigi Zanda ha detto recentemente che al tempo dell’approvazione della legge votò «sentendo il peso dell’antipolitica. Ora direi che potevamo fare diversamente».

La “Friedrich Ebert” è formalmente un’istituzione culturale privata non-profit. È la prima fondazione tedesca per dimensioni (ha 672 dipendenti) ma fa parte di un sistema più ampio che comprende altri sette “pensatoi” legati ciascuno ai partiti presenti al Bundestag (il Parlamento federale tedesco) e che ogni anno riceve contributi statali, divisi tra finanziamenti “globali” e “a progetto”. La prima voce garantisce fondi per il funzionamento della strutture pari a 115,95 milioni nel 2019 (la parte più grande, il 30,2% andrà proprio alla fondazione della Spd); la seconda, destinata alle attività all’estero, 311 milioni. Il totale sfiora i 427 milioni.

L’altra grande fondazione politica paragonabile alla “Friedrich Ebert” è il think tank della Cdu, il partito della cancelleria Angela Merkel: la “Konrad Adenuaer Stiftung”. Anche i cristiano-democratici hanno una bella sede italiana (una delle 107 nel mondo): si trova sulla cima di una collina sul lago di Como, nella villa dove il primo cancelliere tedesco Adenuaer ha trascorso le sue vacanze tra il 1959 e il 1966. Oggi “villa la collina” è un hotel e un centro congressi. Dei 180,1 milioni di euro di entrate su cui la fondazione ha potuto contare per il 2018, il 96% era di provenienza pubblica.

La storia delle fondazioni politiche tedesche risale agli ’50, tempi in cui il paese, uscito dal nazismo e devastato dalla seconda guerra mondiale, andava ricostruito anche attraverso la diffusione dei valori democratici nella società civile. Le fondazioni sono oggi istituzioni indipendenti tenute a svolgere la loro attività di formazione in modo autonomo rispetto ai partiti ai cui principi si ispirano. Donazioni dalle fondazioni ai partiti di riferimento sono considerate inopportune perché le agevolazioni fiscali di cui godono le prime verrebbero trasferite impropriamente alle seconde. Le fondazioni pubblicano ogni anno un bilancio d’esercizio e, benché non esista un obbligo di pubblicità, questi documenti sono messi a disposizioni sui siti. Un modello di trasparenza che dovrebbe ispirare gli ormai numerosi think tank politici italiani: secondo un censimento di Openpolis delle oltre cento fondazioni appena 21 pubblicano il bilancio sul proprio sito internet.

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