emergenza coronavirus

Coronavirus, a rischio fondi antiusura contro l’accaparramento di aziende a prezzi di saldo

L’allarme lanciato dalla Onlus Ambulatorio antiusura. Il fondo a garanzia dei prestiti erogati a soggetti a rischio usura potrebbe estinguersi se non vengono subito prese delle misure . Gli interventi necessari non richiedono esborsi da parte del Governo

di Federica Micardi

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(robypangy - stock.adobe.com)

L’allarme lanciato dalla Onlus Ambulatorio antiusura. Il fondo a garanzia dei prestiti erogati a soggetti a rischio usura potrebbe estinguersi se non vengono subito prese delle misure . Gli interventi necessari non richiedono esborsi da parte del Governo


2' di lettura

Fondi antiusura a rischio a causa dell'emergenza sanitaria da coronavirus. A lanciare l’allarme è il presidente della Onlus Ambulatorio antiusura Luigi Ciatti. Per evitare questo rischio è stato proposto un emendamento che potrebbe essere discusso in questi giorni. I Fondi di prevenzione dell’usura sono risorse in capo al ministero delle Finanze, gestite dalle fondazioni e associazioni a ciò espressamente abilitate.

Ma perché il Fondo antiusura di 300milioni gestito dal Mef, istituito con la legge 108/96, articolo 15, è a rischio? Perché quel fondo serve a garanzia di prestiti erogati ad imprese e famiglie in difficoltà. Per loro sarebbe impossibile – una volta rientrata l'emergenza – restituire le rate “saltate” entro cinque mesi o anche entro dodici mesi perché non sono in grado di sostenere un aumento della spesa. «All’orizzonte – spiega Luigi Ciatti, presidente Ambulatorio Antiusura – vediamo un numero crescente di famiglie e piccole e medie imprese che nei prossimi mesi non riusciranno a restituire le rate di questi prestiti con la conseguenza che le banche che li hanno concessi, esaurita la copertura prevista dall’attuale decreto Cura Italia, inizieranno a chiuderli, eserciteranno il loro diritto di rifarsi sulla garanzia costituita dal Fondo recuperando l’intero importo e, nel giro di sei o sette mesi, assisteremo all’azzeramento dell’intero Fondo a cui conseguirà l’impossibilità di recuperarlo e di aiutare così altre persone in difficoltà».

L’emendamento presentato prevede che le rate di febbraio e marzo vengano saldate dal Fondo e che le rate per nove mesi, a partire da aprile, siano sospese. Dopo lo scadere dell’ultima rata prevista dal piano di ammortamento originario, le rate sospese e quelle anticipate dal fondo riprenderanno con cadenza mensile e con lo stesso importo del finanziamento. Il Fondo potrà farsi carico degli interessi maturandi previsti per lo slittamento del prestito senza così gravare sull’Istituto di credito erogante.
In alternativa l’emendamento prevede che il Fondo si faccia carico di tutte le rate, saldando subito quelle di febbraio e marzo, e a scadenza quelle dei successivi nove mesi per poi recuperare quanto anticipato alla fine del piano di ammortamento. Gli interessi maturati resterebbero a carico del fondo per non gravare sulle famiglie.

Qualora non si dovesse fare nulla si avrebbe un danno erariale enorme, spiega Ciatti: «Ai 300 milioni del Fondo che verrebbe azzerato nell’arco di pochi mesi, bisogna anche aggiungere le perdite causate dai fallimenti delle realtà che grazie a questo fondo riescono a stare sul mercato, e anche l'impossibilità di poter fruire in futuro di questo aiuto; un aiuto di cui, una volta terminata l'emergenza sanitaria, avranno bisogno in molti».

Il rischio usura infatti, a causa dell’emergenza, sta sensibilmente aumentando e, come racconta Luigi Ciatti, già arrivano segnali preoccupanti, «si registrano già richieste di acquisto di aziende sottocosto da parte della criminalità organizzata».

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