Dopo le Considerazioni Finali

Fondi di crediti deteriorati, preoccupazioni, criticità e indicazioni per superarle

di Francesco Capriglione e Marco Sepe

(age fotostock / AGF)

3' di lettura

Le ultime Considerazioni finali del Governatore Visco analizzano la problematica dei crediti deteriorati con toni preoccupanti, fornendo peraltro opportune indicazioni per superare le criticità che da essi derivano al settore creditizio. Si individua l’intento di indicare misure idonee ad evitare il ridimensionamento dell’operatività bancaria causato dai medesimi, promuovendo un’azione libera da condizionamenti e protesa al conseguimento di remunerativi livelli di redditività.

Nel delineare un quadro di probabile progressiva «emersione delle insolvenze generate dagli effetti della crisi sanitaria», fino ad oggi rallentata dalle moratorie e dalle garanzie statali sui prestiti, si precisa, infatti, che detti crediti «stanno aumentando...(e)... potrebbero continuare a crescere nei prossimi mesi», stante l’incremento «della consistenza delle rettifiche... sui finanziamenti in bonis... che riflette il peggioramento del credito». Da qui il suggerimento di liberare i bilanci delle banche dall’onere di un poderoso fardello costituito da tali crediti, all’uopo auspicando, tra l’altro, lo sviluppo di «fondi di credito... che consentono agli investitori di ridurre i rischi derivanti dalla detenzione di attività poco liquide».

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Si è in presenza di una misura cui la normativa di vigilanza ha già fatto riferimento per superare le intrinseche difficoltà di una necessaria ripresa. Ed invero, già nel Documento Banca d’Italia/Consob/Ivass n. 8 - 2020 si rinvengono utili indicazioni in ordine al «Trattamento in bilancio delle operazioni di vendita pro-soluto di crediti unlikely to pay (“UTP”) in cambio di quote di fondi di investimento». Da esso traspare il chiaro intento di promuovere lo sviluppo di operazioni di cessione di crediti non performing (previo apporto ad un fondo comune di investimento e ricezione in contropartita di quote di quest’ultimo); sì come è dato desumere dall’obbligo imposto alle banche di conformarsi ai principi contabili internazionali IAS/IFRS, ineludibile presupposto per l’eliminazione contabile (cd. derecognition) dei crediti trasferiti, nonché per l’iscrizione in bilancio delle quote sottoscritte.

A ben considerare, tale necessario processo presenta il limite della potenziale dispersione del patrimonio informativo accumulato dalla banca cedente, che meglio di chiunque altro nuovo “proprietario del credito” conosce - in linea col generale principio gestorio richiamato dal Governatore - quali «imprese in difficoltà abbiano concrete possibilità di tornare ad onorare regolarmente i propri debiti». Ciò, soprattutto laddove si tratti di banche con forte radicamento territoriale.

In tale ottica, è auspicabile lo sviluppo di strumenti e modalità operative che consentano al gestore dei crediti di utilizzare detto patrimonio informativo. Ne risulterebbe rafforzata l’efficacia “economica” della misura, quale strumento per la fuoriuscita dalla crisi, unitamente alla valorizzazione dei profili di “socialità” degli interventi in subiecta materia, come di recente è stato sottolineato sulle pagine di questo giornale (Sciarrone e Smerilli).

Si spera che l’orientamento dell’Organo di vigilanza di promuovere un generalizzato ricorso ai fondi di credito, non trovi limitazioni ed ostacoli per le piccole banche, tradizionalmente legate al territorio (come è il caso delle Bcc aggregate nei due gruppi cooperativi oggi esistenti), impedendo loro di godere dei benefici di una libera adesione partecipativa ai fondi suddetti. Ciò, consentirebbe agli appartenenti alla categoria - che da tempo lamentano la dannosa eterogestione ad essi imposta dalle capogruppo - di recuperare parte della propria autonomia decisionale; sarebbe, infatti, per essi possibile optare per una forma operativa che, ove attivata a seguito di una comparazione con analoghi strumenti offerti dal mercato, potrebbe presentare vantaggi maggiori rispetto a quelli che connotano le proposte delle capogruppo. Sotto altro profilo, va fatto presente che la salvaguardia dei valori del localismo bancario (connesso alla presenza nel territorio di entità medio/piccole) potrebbe consigliare modalità d’intervento per ridurre i crediti deteriorati differenti rispetto a quelle indicate dalle menzionate capogruppo.

Per vero, l’obbligo di praticare un draconiano e tempestivo abbattimento del NPL ratio - che, facendo emergere la possibilità di default della banca, tende alla promozione di una fusione con consorelle virtuose (e, dunque alla cancellazione delle entità soggettive in difficoltà) - potrebbe essere opportunamente sostituito dalla concessione di tempi adeguati per consentire all’ente creditizio la ricerca di idonee soluzioni di mercato (cessioni pro soluto, apporti in fondi di credito e cartolarizzazioni) cui sembra vada il favor dell’Organo di vigilanza.

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