I privati e il Pnrr

Fondi e competenze per affiancare il settore pubblico

di Anna Gervasoni

(AUUSanAKUL - stock.adobe.com)

3' di lettura

Capitali pubblici e privati per un nuovo sviluppo sostenibile. Una transizione complessa che parte dalle infrastrutture del Paese, non a caso al centro dei piani di ripartenza. Infrastrutture resilienti, progettate per durare, ma anche per indurre un cambio di abitudini negli utenti, cittadini e imprese, secondo standard che sono stati dettati dall’agenda 2030 dell'Onu. Come fare tutto questo bene e in pochi anni? L’orizzonte temporale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è breve, la sfida epocale. Si può fare, ma cambiando. In questi mesi è in fase di completamento in Lombardia la superstrada Rho-Monza che doveva essere ultimata per Expo 2015. Non sono bastati 7 anni di preparazione prima del grande evento di Milano, né i 7 anni successivi. Adesso è differente. Il cronometro del Pnrr è già partito e il 2026 arriverà presto e c’è il rischio di dover restituire all’Europa risorse importanti non spese.

Realizzare nuove infrastrutture digitali, per la mobilità, per l’abitare, per la transizione energetica e adeguare le esistenti era già un’esigenza. Basti pensare al cambiamento imposto dal crescente utilizzo dell’e-commerce, dalle esigenze di connessione di cittadini e imprese e dall’abbattimento dei consumi energetici. Fenomeni accelerati dalla crisi pandemica. La decisione di mettere ingenti capitali pubblici per favorire la transizione è il vero acceleratore di sistema. Usciti dall’emergenza, dobbiamo assumere una visione di lungo periodo che tenga presente i grandi cambiamenti sociali e demografici in atto.

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Si deve ripensare al sistema infrastrutturale cercando non solo di guardare all’oggi, ma anche alle ricadute di lungo periodo della trasformazione in atto. Questo è il focus del Pnrr. Come abbiamo letto sulle pagine del «Sole 24 Ore», le procedure speciali del Piano faticano a decollare, mancano ancora risorse e strutture tecniche che siano in grado di raggiungere gli obiettivi. L’amministrazione deve fare la sua parte, ma molto possono e devono fare i privati. Per consentire la transizione nel mondo nuovo ci vogliono capitali pubblici e privati, tecnologia e capacità progettuale. La finanza privata, che può essere associata a quella pubblica secondo schemi collaudati a livello internazionale, giocherà ruoli fondamentali, imponendo un metodo di investimento che implica il rispetto dei tempi, la ricerca di un adeguato ritorno economico e la suddivisione e gestione dei rischi.

I fondi di private capital portano tale disciplina. La dotazione di capitali è enorme. Il loro approccio è globale, senza confini, raccolgono e investono dove ci sono opportunità. I fondi di private capital si stanno già muovendo in questo senso. Se guardiamo i dati pubblicati da Aifi, nei primi sei mesi dell’anno sono stati investiti quasi 2 miliardi di euro in 25 operazioni che hanno riguardato le infrastrutture; l’anno scorso nello stesso periodo erano meno di 180 milioni, distribuiti su 7 investimenti. Un segnale importante, soprattutto se pensiamo che nel mondo ci sono 230 miliardi di dollari raccolti in cerca di allocazione. Ma per attrarre nel nostro Paese questa preziosa liquidità bisogna agire con metodo, secondo modalità tecniche di Ppp (public private partnership). Rispetto delle tempistiche e regole ben definite vogliono dire semplificare le procedure, risolvere a monte i problemi di responsabilità che derivano dalla difficoltà di lettura e interpretazione delle procedure, controlli preventivi. Sovvenzionare e finanziare le opere in logica di complementarità con i privati. Questo deve fare il pubblico. Il privato deve progettare bene, pianificare correttamente, rispettare i tempi. Imprese, operatori finanziari e settore pubblico possono lavorare bene insieme se abbiamo una progettazione accurata e una esecuzione fluida. La pubblica amministrazione è di fronte alla sfida dell’adeguamento delle competenze in questo nuovo scenario. Stiamo parlando di progetti che hanno natura complessa e innovativa. Ci vuole formazione mirata e supporto tecnico e indipendente al fine di standardizzare i processi. In questo, le istituzioni, Università e associazioni di categoria possono fare molto, mettendo a disposizione, in trasparenza, format contrattuali e best practice e offrendo contenuti.

(Presidente del Centro ExSUF, Centre of Excellence on sustainable finance for infrastructure and smart cities Unece e Liuc- Università Cattaneo)

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