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Fondi Esg, dove si forniscono i gestori per i dati

Nel Rapporto 2020 di Russell Investments, al primo posto tra i data provider vi è Msci, seguito da Sustainalytics. La necessità in Europa di una banca dati unica

di Vitaliano D'Angerio

Perché è utile la sostenibilità

3' di lettura

Sono tanti i fornitori di informazioni sostenibili. Quello dei dati Esg è diventato un mercato importante benché ancora non vi sia una definizione accettata da tutti nel mondo su questo tipo di investimenti. L’Europa sarà la prima a mettere dei paletti interpretativi con la tassonomia verde in vigore da fine anno; ma per avere una classificazione sull’intero panorama Esg, i tempi si prospettano molto lunghi. Nel frattempo i gestori di grandi patrimoni devono rispondere alle richieste dei clienti che vogliono indirizzare i propri soldi su investimenti responsabili. L’annuale indagine Esg di Russell Investments tra i gestori internazionali fornisce una classifica, anche per settore, su chi sono i fornitori di tali dati a cui i fondi si rivolgono. A quanto pare è Msci il data provider più ambito per quasi tutte le asset class (vedi tabella in basso), seguito da Sustainalytics che fa capo al gruppo Morningstar.

CHI FORNISCE I DATI ESG AI GESTORI
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Un paio di riflessioni

Ci sono a questo punto un paio di spunti di riflessione. Il primo lo offrono gli stessi analisti di Russell Investments: «L’indagine mostra che molti asset manager si rivolgono a più fornitori di dati Esg, suggerendo che deve ancora esserci un fornitore disposto a offrire un’unica soluzione per tutte le classi di attività».

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Allo stesso tempo, però - e siamo al secondo elemento - su queste pagine i gestori hanno dichiarato la volontà di incrociare i dati di più fornitori: spesso infatti su una stessa azienda c’è disparità di giudizio e di dati. Da qui la verifica incrociata, grazie all’utilizzo di più data provider; un processo costoso che non tutte le case di gestione, soprattutto le più piccole, possono permettersi. Per questo motivo, in estate, le associazioni europee di gestori, assicurazioni, banche e fondi pensione hanno chiesto a Bruxelles la creazione di un database unico aperto a tutti con i dati Esg delle aziende. Possibilmente anche gratuito.

La “G” comanda

Anche nell’indagine 2020, condotta fra 400 asset manager internazionali (il 60% sono statunitensi), salta fuori che a guidare le decisioni sostenibili è la G di governance: è così per l’82% degli intervistati benché la tendenza sia in calo rispetto al passato (86% nel 2019 e 91% nel 2018). Aumenta al 13% la E di environment (ambiente) che era soltanto al 5% due anni prima. Fanalino di coda la “S” di social che impatta appena al 5% sulle decisioni dei gestori. La crisi Covid-19 sta dimostrando però che gli equilibri possono cambiare in modo rapido.

Sono poi le case di gestione europee (esclusa la Gran Bretagna) quelle che hanno team dedicati al settore Esg o che spendono oltre il 90% del loro tempo in questioni legate alla sostenibilità: in Europa, le risposte a tale domanda sono passate dal 62% del 2018 al 90% del 2020. Al secondo posto vi è il Giappone con un 67% benché in questo caso il trend non sia proprio chiaro, visto che nel 2018 si era a quota 70%. Molto dietro Usa e Uk.

Engagement prima di tutto

C’è infine un ultimo elemento da sottolineare nell’indagine. I fornitori di dati Esg non sono la fonte primaria di informazioni per i gestori. Al primo posto vi è infatti l’engagement con le aziende da parte dei fondi: il 77% indica il confronto con le società il vero momento in cui si raccolgono le migliori informazioni; i data provider sono al secondo posto (63%).

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