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Fondi europei per le imprese, l’ebook del Sole 24 Ore

di Giuseppe Latour


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2' di lettura

Piccole e medie imprese, agricoltura, energia, ambiente, ricerca, Industria 4.0 e cooperazione e sviluppo. L'universo delle agevolazioni europee è decisamente articolato e multiforme, come dimostra il lungo elenco di settori sui quali si concentrano bandi e risorse dell'Ue. Programmi a gestione diretta (come Horizon 2020, concentrato su ricerca e innovazione, o come Life, dedicato al contrasto dei cambiamenti climatici) e indiretta (Programmi operativi nazionali e regionali) creano uno scenario frammentato nel quale, per avere accesso ai fondi, è decisivo orientarsi meglio dei propri concorrenti.

Fondi europei per le imprese - versione digitale

La vittoria si costruisce, insomma, su dettagli piccoli. Come il reperimento delle informazioni sui bandi, l'avvio di collaborazioni con altri soggetti interessati agli stessi settori, l'attivazione di partenariati con ruoli definiti e funzionali ai diversi progetti. La guida degli esperti del Sole 24 Ore, preparata in collaborazione con l'associazione degli europrogettisti italiani (Assoepi), serve proprio a orientarsi in questo mondo.

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A rappresentare plasticamente la difficoltà di alcune imprese, c'è il fatto che, in qualche settore, il nostro tasso di successo è stato a volte più basso rispetto ad altri Paesi Ue. Pur essendoci un livello di partecipazione molto elevato. Ad esempio, nei primi tre anni del programma quadro per la ricerca europea (Horizon 2020), il tasso di successo italiano è stato del 10,1%, contro il 14,6% medio dei primi otto Paesi. La situazione, per la verità, è poi cambiata, visti i buoni numeri che attualmente l'Italia vanta sui fondi diretti. Ancora una volta, però, risulta chiaro come la conoscenza degli strumenti possa dare una spinta decisiva per aggiudicarsi i fondi.

La conoscenza della strumentazione europea, poi, è destinata a diventare un valore aggiunto ancora più efficace nel prossimo futuro. Il ciclo di programmazione della politica di Coesione post 2020 sarà, infatti, il primo dopo la Brexit e dovrà scontare, ovviamente, il difetto della contribuzione finanziaria del Regno Unito. Questo significa che tutti i Paesi membri saranno chiamati a utilizzare le risorse europee in maniera più efficace. E dovranno anche conoscere meglio la relativa strumentazione. Perché l'obiettivo, come spiegato nella guida, è di potenziare in modo forte l'integrazione tra i programmi a disposizione.

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