le decisioni della Commissione UE

Fondi europei, maglie ancora più larghe per far fronte all’emergenza

Cancellati i vincoli di confinanziamento nazionale e di concentrazione tematica; massima flessibilità di trasferimento di risorse tra programmi e tra fondi

di Giuseppe Chiellino

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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (Epa)

Cancellati i vincoli di confinanziamento nazionale e di concentrazione tematica; massima flessibilità di trasferimento di risorse tra programmi e tra fondi


4' di lettura

La Commissione europea ha allargato ulteriormente le maglie regolamentari nell’utilizzo dei fondi strutturali per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica provocata dal coronavirus. Oggi, giovedì, l’esecutivo Ue ha approvato alcune importanti modifiche: 1) non è più obbligatorio il cofinanziamento nazionale degli investimenti realizzati con i fondi strutturali; 2) sono stati eliminati i vincoli di “concentrazione tematica” delle spese, liberando risorse poste su obiettivi come l’economia circolare o l’economia verde che in molti Paesi si faceva fatica a spendere; 3) è stata introdotta la massima flessibilità tra i fondi, quindi sarà possibile trasferire, per esempio, risorse dal Fondo per lo sviluppo regionale al Fondo sociale, o viceversa, a seconda delle esigenze; 4) allo stesso modo sarà possibile trasferire risorse da un programma all’altro, sia tra regioni che tra programmi nazionali.

Le richieste degli Stati per correggere i programmi operativi e rendere possibile il finanziamento Ue al 100% per gli anni 2020-2021, possono essere presentate tra il primo luglio 2020 e il 30 giugno 2021. Il tasso di cofinanziamento del 100% si applica solo se la modifica del programma è approvata con decisione della Commissione prima della fine dell’esercizio contabile interessato.
Attualmente, gli Stati membri possono trasferire fino al 3% dei fondi assegnati tra regioni. Nella proposta di modifica (che dovrà essere approvata dal Parlamento probabilmente subito dopo Pasqua) non si prevede più un limite, poiché l’impatto del coronavirus non segue la normale definizione della politica di coesione delle regioni meno sviluppate. Questa piena flessibilità si applica solo agli stanziamenti di bilancio 2020, ultimo anno del periodo di programmazione 2014-2020, e solo per spese legate all’emergenza coronavirus.
La Commissione chiede comunque che i trasferimenti tra regioni non penalizzino quelle meno sviluppate e dunque prima vengano esaminate altre possibilità di finanziamento. In altre parole, spiega la Commissione, i trasferimenti non dovrebbero ostacolare gli investimenti essenziali nella regione di origine o impedire il completamento delle operazioni selezionate in precedenza. Questa possibilità, tuttavia, sembrerebbe del tutto esclusa in Italia, anche alla luce della lettera che il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, ha inviato alle regioni. Più probabile, invece, il trasferimento di risorse tra alcuni programmi nazionali, in particolare a favore del Pon Imprese e competitività per finanziare misure a favore delle imprese. Inoltre, il trasferimento può essere richiesto dagli Stati membri solo per le operazioni relative al coronavirus nel contesto della crisi attuale. L’obiettivo della politica di coesione - ricorda la Commissione - è sostenere la riduzione dell’arretratezza delle regioni meno favorite: «Tale principio è sancito dal trattato e dovrebbe essere seguito anche nelle circostanze attuali».
Il trasferimento dei fondi è volontario. A seguito di tale decisione, la quota minima per il Fondo sociale europeo fissata al 23,1% e la quota minima del Fondo di coesione per gli Stati membri che hanno aderito alla Ue il 1o maggio 2004 o successivamente a tale data fissata a un terzo della loro dotazione finanziaria finale totale non devono essere rispettate. I trasferimenti non incidono sulle risorse assegnate all’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile.
Per quanto riguarda la flessibilità sui limiti finanziari a chiusura dei programmi, la Commissione propone di consentire agli Stati membri di spendere fino al 10% in più del bilancio assegnato a una determinata priorità, a condizione che sia compensato da una riduzione equivalente di un'altra priorità dello stesso programma. Questa flessibilità si applicherà al programma totale, vale a dire anche alle spese sostenute prima del 1o febbraio, ma sarà applicata solo alla chiusura dei programmi (accettazione degli ultimi conti annuali). Ciò consentirà la possibilità di un cofinanziamento più elevato di diverse misure, senza la necessità di modifiche del programma.

Per garantire il massimo valore aggiunto possibile degli investimenti Ue, le norme, di regola non viene consentito il finanziamento di operazioni che sono state fisicamente completate o attuate integralmente prima che fosse presentata la domanda di finanziamento da parte del beneficiario nell'ambito del programma. Tuttavia, nell’attuale situazione, «ciò dovrebbe essere eccezionalmente autorizzato per garantire che le operazioni già attuate in risposta alla crisi possano ricevere il sostegno Ue». Tali operazioni possono essere selezionate anche prima che venga effettuata la necessaria modifica del programma. Ciò significa che le operazioni, ad esempio in caso di acquisto di attrezzature mediche e l’acquisto già effettuato prima dell’entrata in vigore della proposta di modifica, possono beneficiare retroattivamente del sostegno Ue. Ciò «allevierà la pressione sui bilanci nazionali e regionali per rispondere alla crisi della salute pubblica».


Per quanto riguarda la Politica agricola comune (Pac), la Commissione ha proposto che il termine per le domande di pagamento sia prorogato di un mese, dal 15 maggio al 15 giugno 2020, offrendo più tempo agli agricoltori per compilare la loro domanda sia per i pagamenti diretti che per i pagamenti per lo sviluppo rurale. In secondo luogo, per aumentare il flusso di cassa degli agricoltori, la Commissione aumenterà gli anticipi dei pagamenti diretti e dei pagamenti per lo sviluppo rurale. Il tasso degli anticipi passerà dal 50% al 70% per i pagamenti diretti e dal 75% all'85% per i pagamenti per lo sviluppo rurale. Gli agricoltori inizieranno a ricevere questi anticipi dal 16 ottobre 2020. Infine, la Commissione proporrà una riduzione dei controlli fisici sul posto e offrirà maggiore margine di manovra per i requisiti sulla tempistica. Ciò ridurrà l’onere amministrativo ed eviterà inutili ritardi. Attualmente gli Stati membri devono effettuare controlli per garantire il rispetto delle condizioni di ammissibilità. Tuttavia, nelle attuali circostanze eccezionali, è fondamentale per ridurre al minimo il contatto fisico tra agricoltori e ispettori che effettuano i controlli.

La posizione delle regioni europee

Il Comitato delle regioni europee «sostiene gli sforzi della Commissione che consentono una rapida riprogrammazione degli investimenti previsti prima della crisi». Tuttavia, nel timore che si vada sempre più verso una gestione centralizzata delle risorse, invita la Commissione «a garantire che le regioni rimangano attori chiave nella pianificazione e nell’attuazione delle misure. La coesione e lo sviluppo rurale offrono un metodo di lavoro unico che riunisce attori dell’Ue, nazionali e regionali-locali. Solo sfruttando appieno l’esperienza diretta dei leader regionali e locali, gli investimenti dell’Unione europea possono essere utilizzati per rispondere alle esigenze dei nostri cittadini e delle nostre imprese».

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