politiche di coesione

Fondi europei: nel post-Brexit (pochi) tagli, semplificazione e riequilibrio Est-Ovest

di Giuseppe Chiellino

De Michelis, politica di coesione: il riassetto rispetterà gli equilibri

3' di lettura

«È stato molto importante constatare la convergenza di tre europarlamentari italiani di diverse forze politiche in difesa della politica di coesione dell'Unione europea». Vittoria Alliata di Villafranca, direttore della Dg Politiche regionali della Commissione europea, ha sintetizzato così il confronto tra tre europarlamentari italiani, i due vicepresidenti David Sassoli (Pd) e Fabio Massimo Castaldo (M5S), e Salvatore Cicu (Forza Italia) membro della commissione Sviluppo regionale, chiamati ieri a Roma dalle rappresentanze in Italia dello stesso Parlamento e della Commissione a discutere del futuro del bilancio europeo post-2020 e in particolare della politica di coesione e dei fondi strutturali. Con loro al tavolo anche Nicola De Michelis, capo di gabinetto della commissaria alle Politiche regionali, Corinna Cretu.

Convergenze parallele. Dalle parole dei tre esponenti di forze politiche oggi su fronti contrapposti nelle trattative domestiche per la formazione del nuovo governo, è emersa una inattesa assonanza - almeno sull'obiettivo della politica di coesione - che tornerà utile nei prossimi mesi quando, nel confronto tra Consiglio e Parlamento sulla proposta della Commissione in arrivo il 2 maggio, l'Italia dovrà cercare di fare sistema per difendere i fondi strutturali e questa importante politica redistributiva europea da chi in Europa vorrebbe ridimensionarla. «E per l’Italia è difficile trovare alleanze su questo argomento – ha spiegato De Michelis – dal momento che è un contributore netto al bilancio dell'Unione ma nello stesso tempo è uno dei principali beneficiari di questa politica». Lo dimostra il nulla di fatto sullo scorporo del cofinanziamento nazionale dei progetti realizzati con i fondi strutturali dai calcoli del Patto di Stabilità, che l'Italia chiede da tempo ma che non è mai stato concesso.
Tagli contenuti e semplificazione nella continuità. Mentre a Bruxelles è un susseguirsi di incontri per chiudere il documento che sarà presentato il 2 maggio, De Michelis non ha voluto anticipare cifre ma ha dato una indicazione tranquillizzante rispetto ai timori dei mesi scorsi quando le simulazioni sul budget 2021-2027 erano arrivate a ipotizzare tagli fino al 30% delle risorse per la politica di coesione, la più importante per dimensione insieme alla politica agricola. «I tagli saranno inferiori al 10%» ha detto l’alto funzionario europeo.
Innovazione, ricerca, inclusione sociale e cambiamento climatico «saranno il cuore della nuova politica di coesione» ha detto ancora De Michelis, il quale ha parlato anche della semplificazione che si intende introdurre nella gestione dei fondi per il prossimo ciclo di programmazione. «L’obiettivo è di arrivare ad una sorta di contratto di fiducia tra Unione europea e Stati membri. Oggi è la Commissione che risponde al Parlamento della gestione dei fondi e questo appesantisce i controlli. L'idea è che se i sistemi nazionali funzionano bene, si possono ridurre i controlli e i filtri comunitari». Una sorta di «semplificazione nella continuità», come l’ha definita Vittoria Alliata di Villafranca, per evitare che il continuo cambiamento delle regole finisca per complicare le cose producendo l'effetto contrario. Tra le novità preannunciate da De Michelis c’è la «riduzione dei tassi di cofinanziamento medi europei», con l’obiettivo non secondario di aumentare il livello di coinvolgimento e di impegno dei governi nazionali e regionali nella spesa e sugli obiettivi dei fondi strutturali.
Il rispetto dello stato di diritto e il bilancio Ue. Sul legame tra il rispetto dello stato di diritto, cioè dei princìpi fondamentali dell’Unione europea, e i fondi Ue, «l’orientamento che sta maturando è di affidarsi ad uno strumento separato dalla politica di coesione», trasversale rispetto a tutte le politiche Ue. «L’idea è che devono preesistere alcune condizioni irrinunciabili affinché il bilancio europeo sia speso bene: il funzionamento del sistema giuridico, la garanzia dell'appello, il funzionamento della giustizia e dei tribunali». Messaggio, questo, per alcuni Paesi dell’Est.
I nuovi criteri per distribuire i fondi. La Commissione da tempo sta ragionando anche sui criteri di distribuzione dei fondi tra i Paesi membri, superando il criterio esclusivo del reddito procapite. Tra i nuovi criteri ci sarà quello dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti: «I territori che hanno avuto più problemi di integrazione avranno più fondi – ha detto De Michelis – in una logica non punitiva, perché accogliere i migranti non sarà una condizione per avere i fondi, ma di incentivo, perché chi accoglie ha di più». Questo riequilibrio dovrebbe portare maggiori risorse a Paesi come la Francia, la Spagna e l'Italia dove molte aree, con la globalizzazione e crisi degli anni scorsi sono finite nella «trappola del reddito medio»: troppo avanzate per competere con i paesi emergenti e troppo indietro per competere con i primi della classe. Infine, il capitolo della capacità amministrativa, molto importante per diverse regioni italiane, ma non solo: «L’obiettivo è passare a meccanismi che accompagnino in modo proattivo questo processo. A fine maggio saranno presentati i nuovi regolamenti per il 2021-2027. Poi la palla passerà agli Stati membri».

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