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«Fondi europei a rischio per chi non rispetta il Patto di stabilità»

di Giuseppe Chiellino

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Nicola De Michelis (Imagoeconomica)


2' di lettura

«I Paesi che non rispettano il Patto di stabilità rischiano potenzialmente di perdere i fondi europei delle politiche di coesione». Lo ha detto Nicola De Michelis, Capo di Gabinetto del Commissario europeo per la Politica regionale ed urbana, Corina Cretu, intervenendo a Reggio Calabria al confronto su “Politiche di coesione e Pac post 2020” organizzato nell'ambito della sessione plenaria dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome che si è svolta oggi a Reggio Calabria.

Il riferimento di De Michelis, che nei prossimi giorni lascerà la guida del gabinetto della commissaria Cretu per rientrare alla direzione generale delle Politiche regionali e urbane, è alle nuove regole previste nella proposta ora all’esame del Parlamento sui fondi strutturali per il periodo di programmazione 2021-2027. Una delle novità più rilevanti sarà infatti il legame tra fondi strutturali e governance economica europea. Una «somma appropriata» del Fondo sociale+ dovrà essere spesa per attuare le riforme indicate nelle raccomandazioni specifiche per Paese, nell’ambito del “semestre ”, che saranno una sorta di faro per tutta la programmazione. Procedure di deficit o squilibri eccessivi possono portare alla sospensione dei pagamenti. Proprio in questi giorni, è stato predisposto un documento che fotografa la situazione di ogni paese e che confluirà nei Country reports 2019 del cosiddetto “Semestre europeo”, utilizzati come base del negoziato sull’accordo di partenariato tra Commissione e Stati membri sui programmi 2021-27.

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Nel suo intervento a Reggio Calabria, De Michelis ha ricordato la perdita di Pil in termini procapite che molte regioni europee hanno registrato negli ultimi dieci anni e ha posto l’accento sulla gestione dei fondi europei da parte delle regioni e dei governi nazionali: «È la prima volta - ha detto De Michelis - che la Commissione ha messo sul tavolo una proposta che potrebbe facilitare la politica di coesione. Ma tocca ai singoli Governi facilitare questo processo, con riforme che consentano di ridurre i tempi di impegno e spesa di queste risorse. Basti pensare - ha ricordato - che in Italia, per gli interventi sopra i 100 mila euro servono 11 anni per mettere insieme tutte le autorizzazioni necessarie».

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