l’inchiesta

Fondi europei: in Sicilia bloccati 630 milioni per strade, scuole, servizi e innovazione

In cinque anni le risorse destinate da Bruxelles per lo sviluppo non hanno trovato sbocco

di Nino Amadore


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5' di lettura

Li chiamano fondi territorializzati. Sono risorse destinate allo sviluppo dei territori: servono per strade, servizi, scuole, incubatori di imprese, linving lab, efficientamento energetico. Sono, ovviamente, risorse dell’Unione europea e in Sicilia ammontano a oltre 630 milioni. Ma di queste risorse a 5 anni dall’avvio della Programmazione è stato speso poco o nulla. Tanto che ora c’è chi chiede che vengano dirottate altrove ed è subito scoppiato lo scontro in un momento caldo per la programmazione regionale come quello di fine anno con tutti gli uffici impegnati a certificare il più possibile per non perdere risorse. Ci sono sindaci di Comuni rimasti fuori dalle graduatorie delle misure per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici che chiedono nuove risorse (quasi 200 milioni) e c’è il direttore generale del dipartimento Energia Tuccio D’Urso che non fa mistero di puntare sulle risorse non spese.

Il paradosso
L’ennesimo paradosso della programmazione dei Fondi europei che, nonostante tutte le attenuanti di cui diremo, certifica in fondo l’incapacità dei territori di cogliere le opportunità in tempi abbastanza rapidi e al passo con i bisogni del sistema i cui protagonisti sono certo i cittadini, ma anche piccole e medie imprese. Ci sono territori in grande difficoltà come quelli inseriti nelle Aree interne che in Sicilia sono cinque (Terre Sicane, Nebrodi, Madonie, Calatino e Simeto-Etna) e hanno una dotazione finanziaria di 155 milioni. 

E ci sono territori un po’ più ricchi, per quanto più ricca possa essere una zona rispetto a un’altra in un’isola condizionata dalla recessione, come quelli inseriti nelle cosiddette Agende urbane il cui ambito è costituito da 18 comuni polo con popolazione superiore a 50mila abitanti (comprese le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina i cui interventi sono coordinati con il programma operativo nazionale Città metropolitane): la dotazione finanziaria prevista in questo caso è di 413 milioni. Senza considerare i Gal, i Gruppi di azione locale che abbracciano intere aree omogenee: sono 23 e hanno risorse pari a 62,8 milioni che dovrebbero spendere atrraverso lo strumento del Ccld (Community-lead local development) che fa riferimento a uno sviluppo locale di tipo partecipativo.

Le aree interne
In tutti i casi si tratta di fondi destinati a finanziare progetti frutto di una programmazione dal basso ovvero costruita dagli amministratori locali sulla base delle esigenze dei singoli territori. Un modello voluto dall’Unione europea e dallo Stato che, in particolare, ha scommesso sulle Aree interne con la Sna, la Strategia nazionale per le aree interne appunto. Che l’attuale ministro per il Sud Giuseppe Provenzano punta a potenziare e allargare: «Ci sono alcune misure nella manovra che rispondono a un interesse specifico della Sicilia - ha detto qualche settimana fa il ministro nel corso di una sua visita a Palermo -: una di queste misure è il raddoppio della strategia nazionale per le aree interne che consentirà anche alle aree interne che sono rimaste fuori da una prima individuazione che era stata fatta di rientrare nella strategia che deve passare da una fase di sperimentazione a diventare una vera e propria politica. In Sicilia siamo indietro. Ma accanto a occuparci di servizi bisogna riscoprire una vocazione produttiva di quei luoghi: in alcuni casi è stato fatto, bisogna farlo anche con le altre aree».

Il nodo della programmazione
Tutto bene in linea teorica. Perché poi quando si scende sul concreto le cose si fanno parecchio complicate perché spesso i comuni interessati non sono in condizione di pensare a una programmazione di lungo periodo e non sono mancati i casi di amministratori locali che hanno paralizzato l’avanzamento dell’iter per questo o quell’interesse particolare. Con un’aggravante, sottolineata dall’Asael in una relazione consegnata alla Commissione Ue dell’Assemblea regionale siciliana guidata da Giuseppe Compagnone: «La scarsa capacità dei soggetti beneficiari a sviluppare una buona progettualità. In particolare progettare interventi coerenti con una programmazione integrata delle politiche che apporti benefici non solo ai diretti beneficiari degli interventi. A questo si aggiunga la scarsa, per non dire inesistente, capacità dei comuni di avere progetti esecutivi o cantierabili tali da raggiungere il punteggio minimo per accedere ai finanziamenti». In fondo l’Asael certifica l’incapacità di enti locali in grande difficoltà anche sul piano finanziario: «Ben 200 piccoli comuni rischiano il crac finanziario» denuncia il sindaco di Palermo Leoluca Orlando che è anche presidente dell’Anci Sicilia che rilancia: «Serve una assistenza tecnica dedicata ai comuni, che li aiuti a fare e a portare avanti i progetti». Assistenza tecnica che, però, nelle ultime settimane è finita sotto accusa: «Mentre ci sono regionali che per poco più di mille euro al mese svolgono mansioni superiori, la Regione paga consulenti fino a 440 euro al giorno senza neanche riuscire a spendere i fondi Ue - si legge in un comunicato sindacale firmato da Sadirs, Cobas-Codir, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl -. L’amministrazione aggiudica una gara per una cifra pari a 21 milioni di euro per 5 anni, e nonostante tutto non è riuscita a spendere i fondi Ue. Avrebbe potuto e dovuto, invece, puntare sulle professionalità dei dipendenti regionali con una strategia di valorizzazione e riclassificazione e con corsi mirati all’utilizzo di fondi europei».

Di diverso avviso, ovviamente, l’Autorità di gestione dei fondi 2014-2020 al cui vertice si trova Dario Tornabene. Perché se è pur vero che le cosiddette misure territorializzate sono in forte ritardo è anche vero, sostengono dalla regione, che il 2020 sarà l’anno della svolta: «Non bisogna dimenticare - spiega Tornabene - che si tratta di una sperimentazione e che come tale molti passaggi sono stati verificati per la prima volta. È in una fase speriemtale per esempio la Snai, la Strategia nazionale per le aree interne, che sta facendo passi avanti. Va sottolineato il fatto che queste azioni sono volute dall’Unione europea e sono inserite a pieno titolo nel programma approvato dalla commissione».

La contesa delle risorse
Un modo diplomatico e garbato per chiudere una polemica con chi vorrebe dirottare le risorse su altre misure. Numeri alla mano dal dipartimento della Programmazione della Regione siciliana rispondono che, per esempio sulle aree urbane, ci sono avvisi predisposti per 327 milioni e fondi prenotati dai comuni per 100 milioni. Numeri che, però, necessitano di una spiegazione tecnica: gli avvisi sono fatti dai dipartimenti regionali, ma poi sono i comuni che devono fare le gare vere e proprie e quindi i bandi e per farlo prenotano i fondi. Ecco il perché della differenza: conta ovviamente la prenotazione dei fondi che è passaggio preliminare per avviare i progetti. Dopo anni di riunioni e confronto alcuni comuni cominciano a vedere la luce in fondo al tunnel ovvero la possibilità di finanziare le azioni e gli interventi che hanno programmato e tra questi anche interventi di efficientamento energetico degli edifici pubblici: «Sono soldi loro, attribuiti dal programma operativo ai comuni che rientrano in determinate aree. Non è possibile in alcun modo dirottare altrove queste risorse: non si può stravolgere così il programma. Quella indicata sembra una via troppo semplicistica» spiegano dal dipartimento Programmazione. «Noi - dice Compagnone - abbiamo preso atto che spesso, per i Fondi europei, le procedure sono troppo lunghe e complesse. Oltre alle difficoltà oggettive delle amministrazioni locali. Ecco perché io suggerisco di semplificare da un lato le procedure e di contrattare con l’Unione europea per far sì che sia finanziata anche la progettazione. Ma soprattutto faccio un appello: serve un grande accordo tra le istituzioni perché altrimenti non ne veniamo fuori».

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