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Fondi europei, nella Ue ancora 63 miliardi da spendere per clima e ambiente

di Francesco Foglia*


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(Afp)

4' di lettura

Governare il cambiamento climatico ed orientare il modello industriale verso soluzioni a basso impatto ambientale sono azioni particolarmente incentivate dalla politica di coesione europea.
La programmazione 2014-2020 dedica, infatti, tre degli undici obiettivi tematici della politica regionale europea alle “azioni per il clima” e comprendono il sostegno della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, misure per la governance dei rischi e del cambiamento climatico nonché la promozione dell’utilizzo efficiente delle risorse e della tutela ambientale.

162 miliardi per il clima

A queste priorità di investimento sono destinati, a livello europeo, 162 miliardi di euro (circa un quarto del totale delle risorse dei Fondi strutturali e di investimento europei), 114 dei quali stanziati tramite il budget dell’Ue e 48 miliardi provenienti dal cofinanziamento degli Stati membri.
A questi ultimi e alle regioni è stato richiesto di investire nell’economia a basse emissioni di Co2 una quota di risorse provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), almeno pari al 20% nelle regioni più sviluppate, al 15% in quelle in transizione e al 12% in quelle in ritardo di sviluppo, posto che queste ultime sono destinatarie di maggiori risorse finanziarie, con l’aspettativa di generare meccanismi di catching-up o, quantomeno, di ridurre i divari economici e sociali esistenti tra le regioni e al loro interno.

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L’Italia è il principale beneficiario
A livello dei 28, l’Italia è il principale beneficiario delle risorse destinate alle azioni per il clima, con quasi 19 miliardi di euro a disposizione (di cui 11 mld dal budget Ue) che rappresentano più dell’11% del totale. Gli altri paesi con dotazione almeno pari a 10 miliardi di euro sono, in ordine decrescente, Francia (14,5 miliardi), Spagna (14,36), Polonia (14,33), Germania (12,58) e Romania (10,66).

FONDI STRUTTURALI EUROPEI PER LE AZIONI SUL CLIMA
FONDI STRUTTURALI EUROPEI PER LE AZIONI SUL CLIMA
FONDI STRUTTURALI EUROPEI PER LE AZIONI SUL CLIMA

Gli ultimi dati sulla spesa certificata dalla Commissione europea al 31 dicembre 2018, evidenziano che per i tre obiettivi tematici considerati la spesa si attesta al 31,9% rispetto alla dotazione. Ciò significa che sono stati spesi poco meno di 52 miliardi su più di 162 e, quindi, restano da spendere oltre 110 miliardi, teoricamente entro il 2020 ma tecnicamente è prevista la possibilità di certificare la spesa entro il 2023.
Volendo approfondire, è possibile scorporare un’ulteriore quota di risorse il cui impiego è stato già deciso (ad esempio risorse a valere su bandi non ancora scaduti o per procedure di attuazione in corso) ma non si è ancora verificata la manifestazione finanziaria oppure non è stata trasmessa domanda di pagamento alla Commissione europea. Tale ammontare, a livello aggregato, è pari circa a 47,5 miliardi di euro.

Come spendere i 63 miliardi di euro non ancora impegnati
In definitiva, Stati e regioni dell’Unione europea non hanno ancora deciso come allocare quasi 63 miliardi di euro per le azioni sul clima.
Appare lecito, dunque, chiedersi quali azioni potrebbero essere finanziate da questa importante quantità di risorse ancora inutilizzate. Per fare qualche esempio, è possibile investire in infrastrutture necessarie per la gestione delle risorse idriche e quella dei rifiuti, sostenendo la transizione industriale verso l’economia circolare o comunque verso modelli più efficienti nell’impiego delle risorse. O, ancora, è possibile utilizzare i fondi della politica di coesione per implementare o migliorare sistemi di gestione delle catastrofi naturali a livello locale, nonché avviare attività di prevenzione e sensibilizzazione.

Ultimi nella spesa

L’Italia, oltre ad essere il paese che riceve più risorse, è anche quello che in valore assoluto deve ancora spendere di più degli altri. Dei 19 miliardi disponibili, Stato e regioni ne hanno speso solo poco più di 5,2 (28% del totale). Ciò implica che in Italia sarà necessario attivare circa 14 miliardi di fondi europei per le azioni sul clima.
Supponendo che le risorse impegnate (7.8 mld) saranno effettivamente spese e certificate, resta da trovare collocazione a quasi 6 miliardi di euro, sia dai programmi nazionali sia da quelli regionali. Le cifre più importanti ancora da impegnare sono quelle dei programmi a gestione nazionale (900 mln) e dei residui dei fondi strutturali e di investimento europei di Puglia (850 mln) Campania (554 mln), Lombardia (391 mln) e Sicilia (377 mln).
E pensare che l’Italia conta il maggior numero di procedure di infrazioni europee (17 su un totale di 72) per violazione di norme ambientali, alle quali si aggiunge il recente deferimento alla Corte di giustizia dell’Ue per non aver ottemperato- ça va sans dire - agli obblighi in materia di inquinamento atmosferico e di trattamento adeguato delle acque reflue urbane in quasi tutte le sue regioni. Una situazione paradossale, che potrebbe essere sanata impiegando le risorse ancora disponibili dei fondi strutturali europei a beneficio diretto della salute dei cittadini e della tutela ambientale.
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*PhD scholar in Global Studies all'Università “Dante Alighieri” di Reggio Calabria si occupa di affari europei, innovazione e di valutazione delle politiche pubbliche. È delegato all'Open Government Forum presso il Dipartimento della funzione Pubblica.

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