appropriazione indebita

Fondi Lega, due anni e 3 mesi a Umberto Bossi. Condannati anche il figlio Renzo e l’ex tesoriere Belsito

di Andrea Gagliardi


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(ANSA)

3' di lettura

Due anni e tre mesi a Umberto Bossi e un anno e mezzo al figlio Renzo sono stati inflitti oggi dal Tribunale di Milano per aver usato fondi del partito a fini personali. Il giudice monocratico Marialuisa Balzarotti ha condannato per appropriazione indebita anche l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito a 2 anni e 6 mesi. Lo scandalo sull’uso improprio dei fondi del partito scoppiò nel 2012. In un altro processo anche Riccardo Bossi, primogenito del fondatore della Lega Nord Umberto, è stato condannato a un anno e otto mesi per il reato di appropriazione indebita aggravata per le spese personali con i fondi del Carroccio.

Salvini: Bossi? Mi spiace, ma lui fa parte di altra era politica
Da tempo lontano da Bossi sulla linea politica del Carroccio, il leader leghista Matteo Salvini non ha risparmiato una stilettata velenosa al fondatore della Lega. «La condanna a Bossi? Dispiace dal punto di vista umano - ha chiosato -. Fa parte però di un’altra era politica. La Lega ha rinnovato uomini e progetti». Roberto Maroni, successore di Bossi alla segreteria della Lega Nord, ha affidato a twitter il suo commento: «Mi spiace per Umberto, persona straordinaria. Mi spiace per lui, non per quelli che hanno sfruttato lui e la sua malattia in modo vergognoso».

Due anni e 3 mesi a Umberto Bossi
Il Tribunale, che ha accolto in pieno le richieste del pm Paolo Filippini, ha inoltre condannato Umberto Bossi, il figlio (per il quale la pena è sospesa) e Belsito a una multa rispettivamente di 800 euro, 500 euro e 900 euro. Per alcuni episodi il reato è stato rideterminato da appropriazione indebita a tentata appropriazione indebita, per altri episodi è stata dichiarata la prescrizione, per altri ancora l'assoluzione. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

Le spese nel mirino
Secondo l’accusa tra il 2009 e il 2011, l’ex tesoriere si sarebbe appropriato di circa mezzo milione di euro, mentre l’ex leader del Carroccio avrebbe speso con i fondi del partito oltre 208mila euro. A Renzo sono stati addebitati, invece, più di 145mila euro: migliaia di euro in multe, i cui «verbali originali» sono stati trovati nella disponibilità di Belsito «in una logica di pagamento da parte della Lega», tremila euro di assicurazione auto, 48mila euro per comprare una macchina,
(un'Audi A6) e 77mila euro per la «laurea albanese».

Renzo Bossi: me l'aspettavo, nulla da rimproverarmi
«Me l’aspettavo. Non ho nulla da rimproverarmi. È solo il primo grado, andiamo avanti». È questo il primo commento di Renzo Bossi, figlio di Umberto Bossi, dopo la condanna. «Sono stato assolto da una parte delle accuse - ha aggiunto - e dopo cinque anni non ci sono ancora le prove che io abbia preso i soldi».
Il figlio del Senatùr ha ribadito: «la Lega non ha mai pagato le mie multe né la laurea in Albania dove non sono mai stato». Francesco Belsito, anche lui presente in aula, ha parlato di sentenza «ingiusta».

Accolte le richieste del pm
Il giudice ha accolto le richieste del pm Paolo Filippini, secondo il quale per Bossi «sostenere i costi della sua famiglia» con il patrimonio della Lega sarebbe stato «un modo di agire consolidato e già concordato dal Segretario federale» con il tesoriere da lui scelto «come persona di fiducia» e cioé prima con Maurizio Balocchi e poi con Francesco Belsito. Il pm, nella sua ricostruzione, se da un lato ha ritenuto di escludere alcune spese, come i finanziamenti per il Sindacato Nazionale Padano, la scuola Bosina o i costi per le cure e la badante del Senatur (per questi capi di imputazione ha chiesto l’assoluzione), dall’altro, citando prove e intercettazioni non ha avuto dubbi nel ritenere i tre responsabili di «reiterate distrazioni di denaro dalle casse del partito».

La difesa del senatur
Il giudice Maria Luisa Balzarotti si è ritirata oggi in camera di consiglio dopo l’arringa di uno dei difensori del sentaur, il professor Marcello Gallo, che ha chiesto al Tribunale di sollevare davanti alla Consulta «la questione di legittimità costituzionale della disciplina dell’appropriazione indebita» perché, in sostanza la norma, violerebbe il principio di ragionevolezza. In precedenza l’altro legale Matteo Brigandi aveva tentato di contestare una ad una le spese
contestate a Umberto Bossi, sottolineando che «i fatti appropriativi sono stati contestati con una certa leggerezza, con una accusa che si è accanita e che ha cercato in maniera chirurgica di trovare un reato»

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